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Femminicidio Dalla Chiara, i dubbi su Rossi fin dal primo malore. “Tirava calci alla porta quando si riprese”

L'infermiera, i familiari e i medici dell'ospedale: in diversi avevano avanzato sospetti sulla possibilità che le crisi ipoglicemiche fosse state indotte. Lunedì l'interrogatorio di garanzia dell'uomo
Femminicidio Dalla Chiara, i dubbi su Rossi fin dal primo malore. “Tirava calci alla porta quando si riprese”
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Rumori, come se fossero calci e pugni, come la reazione “di uno non contento che la moglie si fosse ripresa”. E ancora: pochi minuti dopo la crisi fatale, l’ex moglie del padre della vittima “l’ha visto mentre raccoglieva medicinali e flaconi, infilandoli dentro un sacco nero poi finito nella spazzatura”. Sono due dettagli emersi dopo l’arresto di Nadir Rossi, accusato di aver ucciso Jessica Dalla Chiara, morta il 24 giugno 2024, somministrandole insulina via flebo per scopi non terapeutici, provocandole così una crisi ipoglicemica che l’ha uccisa. Rossi è stato incarcerato giovedì, a oltre due anni dai fatti, al termine dell’inchiesta della Squadra mobile di Verona, su ordine della giudice per le indagini preliminari Carola Musio.

E ora emergono diversi dettagli e qualche sospetto, emerso già in quei giorni, in particolar modo da parte di familiari e sanitari intervenuti per cercare di salvare la vita alla 32enne di Bussolengo. “Non ha mai pianto il marito di mia figlia, né subito dopo la sua morte né il giorno del funerale. Un atteggiamento che ci ha fatto subito insospettire”, dice Maurizio Dalla Chiara, padre di Jessica, al Corriere Veneto. “Aspettavo il suo arresto da due anni — ha aggiunto Dalla Chiara, intervistato a La vita in diretta e a Dentro la notizia — e speravo di stare meglio, ma non è cambiato nulla. Continuo a soffrire per la perdita di mia figlia così come provo sempre tanta rabbia nei confronti del mio ex genero”.

Rossi, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbe ucciso Dalla Chiara per intascare la polizza sulla vita da 100mila euro, stipulata dalla vittima il 17 febbraio 2022, due anni prima di morire. Tra le circostanze che avrebbero subito insospettito chi ha cercato di curare la donna, ricoverata una prima volta in ospedale per un mese e dimessa quarantotto prima del decesso, provocando da una nuova crisi ipoglicemica, c’è anche la reazione dell’uomo il 22 maggio, giorno del primo malore accusato da Dalla Chiara. Il marito aveva chiamato il 118, dicendo che l’allora moglie aveva avuto una “crisi convulsiva”, seguita poi da un arresto cardiaco. L’infermiera intervenuta nell’abitazione aveva notato che Rossi aveva avuto una reazione scomposta quando Dalla Chiara si era ripresa: “Ho sentito forti rumori provenire dalla porta chiusa della cameretta, forse calci e pugni – ha riferito agli inquirenti – Quei colpi li aveva dati di certo il marito. Mi è sembrata la reazione di uno non contento che la moglie si fosse ripresa”.

Per questo, aveva inviato una lettera anonima alle autorità. Dubbi erano stati rappresentati anche dai sanitari del reparto di endocrinologia dell’ospedale di Borgo Trento ed erano subito insorti anche nell’ambito parentale della donna: “La mia ex moglie – ha rivelato il padre della vittima – l’ha visto mentre raccoglieva medicinali e flaconi, infilandoli dentro un sacco nero poi finito nella spazzatura”, subito dopo il momento del decesso. Lunedì, l’ex infermiere dell’ospedale di Borgo Trento – è stato licenziato dopo un tentativo di suicidio nel 2025, legato a un furto di farmaci nella struttura sanitaria – sarà interrogato nel carcere di Verona: deve rispondere di omicidio pluriaggravato, tentato omicidio aggravato (per avere in precedenza praticato altre iniezioni alla moglie), occultamento di cadavere (per avere fatto subito cremare il corpo) e peculato, per avere incassato la polizza.

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