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Finanza in lutto per il nuovo aumento della Tobin tax sulle transazioni: “Surreale”. Ma col precedente raddoppio +94% di gettito

La legge di Bilancio prevede che l'aliquota sulle operazioni concluse sui mercati regolamentati passi dallo 0,2 allo 0,4% e quella sulle transazioni fuori mercato dallo 0,4 allo 0,6%
Finanza in lutto per il nuovo aumento della Tobin tax sulle transazioni: “Surreale”. Ma col precedente raddoppio +94% di gettito
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Il nuovo raddoppio della Tobin tax deciso dal governo nella legge di bilancio scatena il pianto del mondo finanziario. L’aumento dell’imposta sulle transazioni finanziarie, che colpisce gli acquisti di azioni, porta l’aliquota sulle operazioni concluse sui mercati regolamentati dallo 0,2 allo 0,4% e quella sulle transazioni fuori mercato dallo 0,4 allo 0,6%. L’aggravio arriva dopo che con la manovra 2026 il governo aveva già raddoppiato le aliquote, portandole rispettivamente dallo 0,1 allo 0,2% e dallo 0,2 allo 0,4%. Viene inoltre aumentata l’imposta sulle operazioni ad alta frequenza, dallo 0,04 allo 0,06%. Ma il governo ha dalla sua il fatto che quell’intervento non ha affatto provocato la paventata fuga verso altri mercati: a fronte di 337 milioni di maggiori entrate annue stimate nella relazione tecnica, nei primi otto mesi di quest’anno dalla tassa sono arrivati 917 milioni, 445 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Segno che la base imponibile ha visto al più una flessione lievissima.

Gli operatori continuano comunque a lamentare che il nuovo aumento rischia di rendere ancora meno attrattiva Piazza Affari, in contrasto con l’obiettivo dichiarato dell’esecutivo di voler rilanciare il mercato dei capitali italiano attraverso la riforma del Testo unico della finanza. Venerdì Stefano Firpo, direttore generale di Assonime, durante l’evento “Più Borsa, più crescita: l’Italia delle 1000 quotate”, ha dichiarato che “mette l’Italia fuori da qualunque competizione, fuori proprio dal gioco. È veramente surreale“. Firpo ha chiamato in causa anche il trattamento fiscale delle azioni proprie, gli strumenti attraverso cui le società possono riacquistare i propri titoli e utilizzarli anche per piani di partecipazione di lavoratori e risparmiatori. Disposizioni che, secondo il direttore generale di Assonime, “non stanno né in cielo né in terra” e finiscono per rendere questo strumento fiscalmente svantaggiato rispetto a quanto avviene in qualsiasi altro Paese.

Le critiche erano già arrivate ieri, all’indomani dell’annuncio dell’aumento delle aliquote. Vincenzo Polidoro, presidente di AssoNEXT, l’associazione delle piccole e medie imprese italiane quotate, aveva chiesto “che nel confronto parlamentare si trovi un equilibrio che preservi l’attrattività del mercato per le pmi quotate e per chi sceglie di investire nell’economia reale”.

Contro il nuovo aumento si è schierata anche AMF Italia, l’associazione degli intermediari dei mercati finanziari che nota come il passaggio all0 0,4% porterebbe l’Italia in cima ai Paesi europei con la fiscalità più sfavorevole per chi investe in azioni e chiede almeno di alzare da 500 milioni a 1 miliardo la soglia di esenzione, allineandola alla definizione di pmi contenuta nel Tuf.

La Tobin tax, introdotta in Italia nel 2013, è un’imposta sulle transazioni finanziarie che prende il nome dall’economista James Tobin, che negli anni Settanta aveva teorizzato un prelievo sui movimenti di capitale. Nel nostro Paese colpisce principalmente gli acquisti di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società con sede legale in Italia, indipendentemente dal luogo in cui avviene la transazione. Non si applica alle azioni di società con capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro, agli Etf e ai titoli di società italiane con sede legale all’estero.

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