Cinque attivisti italiani fermati in Cisgiordania durante la raccolta delle olive: la Farnesina chiede il rilascio immediato
Erano insieme ad alcuni cittadini palestinesi e li affiancavano mentre erano impegnati nella raccolta delle olive, uno dei più rilevanti fattori di sostentamento per chi abita in Cisgiordania. Ma 14 attivisti provenienti da Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Germania, Irlanda e Svezia, sono stati fermati dalle autorità israeliane nei pressi del villaggio di Al Lubban al-Gharbiyye e trasferiti in una stazione di polizia. Gli italiani fermati tra loro sono cinque: la Farnesina, da Roma, ne ha chiesto il rilascio immediato, mentre sul posto si sono attivati l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme per ottenere chiarimenti sulle circostanze del fermo e garantire loro assistenza consolare. Secondo quanto scrive Palsolidarity, “sono stati interrogati con l’accusa di aver violato un ordine di un comandante militare entrando in una zona militare chiusa”.
La stagione della raccolta delle olive è un momento ad altissimo rischio di incidenti con i coloni, e sono tanti gli attivisti che arrivano nei Territori da tutto il mondo per portare sostegno e aiuto, ma anche a fare da scudo, agli agricoltori locali. La scorsa settimana due italiani – Alberto e Manuel Tartarotti, un padre e un figlio arrivati da Bolzano per consegnare fondi umanitari e sostenere la raccolta nei campi – erano stati trattenuti per oltre un giorno dalla polizia israeliana con l’accusa di terrorismo, e poi formalmente espulsi. Il giorno successivo, un’altra stretta contro i volontari impegnati a difesa dei raccoglitori di olive aveva portato al fermo di un gruppo di attivisti del quale facevano parte anche cinque cittadine italiane: anche loro, trattenute per ore in una stazione di polizia e interrogate, sono state espulse il giorno successivo.
Sempre la scorsa settimana in una maxiretata dell’Idf erano finiti una novantina di volontari, tra cui anche il candidato ebreo democratico al Congresso degli Stati Uniti Brad Lander. “Stavo solo raccogliendo olive in Cisgiordania – aveva scritto sui social in quell’occasione -. L’occupazione è un crimine secondo il diritto internazionale. Raccogliere olive non è un reato secondo nessuna legge che io conosca”. Lander, insieme a decine di altri, è stato successivamente rilasciato sotto severe restrizioni di movimento.