Israele, scrutinio completato: 53 seggi a Netanyahu, 48 a Eisenkot. Veleni sul post-voto: “Soldi dal Qatar a liste arabe”. Doha: “Ridicolo”
Meno di due giorni dopo la chiusura dei seggi, in Israele è il momento delle trattative e dei veleni. In un contesto ricco di incognite e di insidie. Ieri, a scrutinio avanzato, il premier Benjamin Netanyahu e le forze di estrema destra avevano lanciato accuse di brogli elettorali contro i partiti arabi, vera rivelazione di queste legislative. Oggi il presidente della Commissione elettorale centrale, il giudice della Corte Suprema Noam Sohlberg, ha detto di essere stato informato dallo Shin Bet (che risponde direttamente al primo ministro) “di gravi sospetti riguardanti un’influenza indebita sulle elezioni, esercitata attraverso finanziamenti provenienti da entità straniere che agiscono contro gli interessi di Israele“. E ha quindi chiesto al capo del servizio segreto di sicurezza interna, David Zini di indagare. “Non posso confermare la fondatezza di tali sospetti” ha affermato Sohlberg. Tuttavia, ha aggiunto, “ritengo che, trattandosi di entità straniere, vi sia l’obbligo di condurre un’indagine approfondita”.
Il quotidiano Yedioth Ahronoth racconta che lo Shin Bet ha avviato un’indagine con il sospetto di un coinvolgimento del Qatar. Secondo le ipotesi, il Qatar avrebbe trasferito “somme di denaro molto ingenti” per influenzare i risultati delle elezioni che si sono svolte martedì. Accuse “ridicole e pericolose” è la difesa che arriva da Doha. “Il Qatar non dovrebbe essere usato come capro espiatorio per i fallimenti di alcuni politici israeliani”, ha avvertito il portavoce del ministero degli Esteri dell’emirato, Majed Al Ansari.
In queste ore lo scrutinio è stato completato al 100%. Il quadro uscito dal voto per rinnovare la Knesset è uno stallo in cui nessuna coalizione detiene i 61 seggi per governare, con il blocco di Netanyahu in vantaggio (53 seggi) su quello dell’opposizione guidato da Gadi Eisenkot (fermo a 48). Il Likud si è rafforzato e si conferma primo partito con 27 seggi. Ma il dato più rilevante è il boom delle liste arabe, che questa volta hanno abbandonato il tradizionale boicottaggio e mobilitato gli elettori nella speranza di archiviare l’era Netanyahu. Una strategia che li ha portati a raddoppiare i seggi, conquistandone 19. Il loro appoggio consentirebbe quindi al blocco anti-Bibi di formare un esecutivo.
Questa opzione, sebbene difficile da percorrere a causa delle resistenze di alcuni esponenti della coalizione come Avigdor Lieberman, lascerebbe fuori dai giochi l’attuale premier. Ed è per questo che l’estrema destra, con il Likud in testa, già ieri ha scatenato tutta la potenza di fuoco della sua macchina politica. Netanyahu ha parlato di un “governo pericoloso” qualora fossero state coinvolte le forze arabe. Mentre il suo partito ha accusato di “brogli” ed elezioni rubate da chi “sostiene il terrorismo”.
Il Likud ha trasmesso alla Commissione elettorale centrale del materiale che, secondo il partito, comprenderebbe “registrazioni dirette di persone appartenenti alla comunità araba che avrebbero ammesso di aver corrotto elettori mediante buoni carburante e denaro contante”. Oggi la vicenda è stata ribattezzata dal premier Ra’amgate (dal nome del partito Ra’am). “Si tratta di un attacco alla democrazia volto a portare alla presa di controllo della Knesset da parte di potenze straniere, all’islamizzazione di Israele e al rovesciamento del governo di destra, al fine di provocare la ritirata e la sconfitta dell’Idf su tutti i fronti, in primis l’Iran” ha commentato, rilanciando l’ipotesi dell’interferenza elettorale del piccolo emirato.
Ai media israeliani Ynet e Kan alcuni funzionari hanno ridimensionato le accuse: “Si tratta di una vicenda molto più circoscritta di quanto si voglia far credere. Non è un episodio inedito. Semplicemente, in questo caso è stata superata una soglia probatoria tale da rendere necessaria un’indagine”, ha dichiarato al portale di notizie Ynet una fonte, descritta come “non politica”.
”In Israele, la parte sconfitta costruisce una calunnia razzista e incita le forze di sicurezza a usare la forza per ribaltare il verdetto popolare” ha replicato su X Sami Abou Shahadeh, leader di Balad, uno dei partiti arabi che formano la Lista Unita. ”Non dobbiamo permettere all’estrema destra di rubare le elezioni o di trascinare il Paese verso una nuova tornata elettorale basandosi su accuse inventate e deliranti”, ha aggiunto in merito alle contestazioni del Likud sulla presunta corruzione elettorale.
Il leader del Blocco del cambiamento, Eisenkot, ha detto di essere “in contatto con le autorità competenti” e di ricevere “aggiornamenti in merito ai sospetti di interferenze straniere nelle elezioni”. Allo stesso tempo ha messo in guardia dalla strumentalizzazione politica. “Non si deve permettere a esponenti politici di sfruttare questa situazione per influenzare la data dell’insediamento della 26ma Knesset, il Parlamento israeliano”. Sulla stessa linea il presidente israeliano Isaac Herzog che ha chiesto di “non infangare un’intera comunità che ha cercato di esercitare il proprio diritto di voto e di prendere parte attiva alla democrazia”.
Nel frattempo, sono stati arrestati 4 sospettati nell’ambito di un’inchiesta sul presunto pagamento di denaro in cambio di voti a favore del partito Ra’am, dopo i tre arresti avvenuti il 27 ottobre. Episodio che non ha comunque influito sulla regolarità, assicura la Commissione elettorale. “L’integrità del voto nei seggi elettorali è stata rigorosamente tutelata” ha detto il direttore generale ad interim, Dean Livne. E, ha aggiunto, “per quanto ne sappiamo, non vi sono elementi a sostegno delle accuse di violazioni sistematiche”.