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Studio Ipsos, il 71% dei giovani vuole l’educazione sessuale a scuola. E uno su tre si informa con la pornografia

L'indagine per Medici del Mondo, presentata al palazzo della Regione Lombardia, ha fotografato una generazione preoccupata per le malattie sessualmente trasmissibili ma poco informata
Studio Ipsos, il 71% dei giovani vuole l’educazione sessuale a scuola. E uno su tre si informa con la pornografia
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I giovani italiani hanno domande sul sesso, sul consenso, sulla contraccezione e sulle malattie sessualmente trasmissibili, ma spesso non trovano un interlocutore a cui porle. Secondo l’indagine Ipsos per Medici del Mondo, il 71% dei giovani intervistati chiede che sia la scuola a occuparsi dell’educazione sessuale e affettiva. Nell’indagine sono stati coinvolti mille giovani, tra i 16 e i 25 anni, un campione rappresentativo per genere, fascia d’età e area geografica di residenza. “Si tratta di una generazione in cui sei intervistati su dieci sono sessualmente attivi”, ha detto Barbara Toci, Senior Researcher – Public Affairs di Ipsos Doxa, che durante la conferenza stampa al palazzo della Regione Lombardia ha esposto i dati dello studio. “Tre giovani su quattro si dichiarano preoccupati per le infezioni sessualmente trasmissibili, ma non sono abbastanza informati su quali sono le malattie, come si trasmettono e come proteggersi”, ha detto Toci.

Per Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo, “parlare di educazione sessuale e affettiva equivale a fare prevenzione per la salute individuale e pubblica”. Nel dibattito pubblico e politico italiano, l’educazione sessuale spesso viene trattata come “merce di scambio per voti”, ma diventa di primaria importanza quando si guarda ai dati: “In Italia le infezioni non sono diminuite o scomparse, anzi. Dal 2010 al 2024 la gonorrea si è quadruplicata, con un aumento del 12% rispetto al 2023”, ha affermato Visconti. Internet e l’intelligenza artificiale sono le principali fonti di informazione per i giovani: solo il 18% del campione si è rivolto al personale medico e il 14% a un consultorio. “Uno su tre dichiara di aver avuto come unica fonte la pornografia, pur essendo consapevoli del fatto che sia la rappresentazione di una realtà distorta”.

Per l’Oms, l’educazione sessuale e affettiva dovrebbe essere una materia obbligatoria sin dall’età di 5 anni, per diminuire l’esposizione a infezioni, violenza di genere e gravidanze indesiderate. Nell’Unione Europea sono 19 i paesi che seguono queste linee guida, mentre l’Italia, con il ddl Valditara, ha vietato l’educazione sessuo-affettiva fino alle scuole medie. “Purtroppo non possiamo più entrare nelle scuole, ma sono i giovani e spesso anche i genitori a chiederci una mano perché non sono in grado di gestire relazioni, emozioni, rispetto” ha detto Marta Galli, educatrice e consulente di Italy Needs Sex Education. Nella sua esperienza, Galli ha incontrato più volte bambini delle elementari che erano già a conoscenza di contenuti pornografici o che si sono rivolti a lei per chiedere se la forma dei loro genitali fosse normale. Alle scuole superiori, invece, molte ragazze usano la pillola del giorno dopo come metodo di contraccezione, ignorando le possibili conseguenze. “Se adesso i bambini ci fanno delle domande su queste tematiche noi dobbiamo rispondere ‘chiedi ai tuoi genitori’, perché dal punto di vista legale non possiamo occuparcene noi, anche se siamo dei professionisti”.

Le 600mila firme che sono state raccolte per il referendum “Sì educazione affettiva nelle scuole” sono un segnale della volontà popolare. “Tantissimi ragazzi hanno espresso la volontà di firmare, ma non potevano perché minorenni, altrimenti saremmo arrivati a 2 milioni”, ha affermato Andrea Grassi del Comitato promotore del Referendum, che ha ribadito l’importanza di tenere alta l’attenzione per evitare che con l’anticipo delle elezioni il referendum slitti o cada nel dimenticatoio. Sulla necessità di avere risposte da parte delle politica sono intervenuti anche Luca Paladini e Paola Bocci, consiglieri di opposizione in Regione Lombardia che da anni cercano di tenere alta l’attenzione sul tema delle malattie sessuali e sui diritti. “Lavorare su queste tematiche in Regione non è semplice; una decina di esponenti della maggioranza sono pro vita e un consigliere di Forza Italia si presenta a tutte le sedute con la spilletta per abolire la legge 194“, ha affermato Paladini. A titolo esemplificativo, il consigliere ricorda come al centro per le Malattie Trasmesse Sessualmente di Milano, ci siano stati diversi casi di ragazzi di 18 anni che erano alla terza sifilide: “Oltre alla malattia, si crea anche un problema di resistenza ai farmaci”.

Lo studio ha anche rivelato che un ragazzo su dieci non usa i preservativi per motivi economici e solo il 36% degli intervistati si protegge sempre durante i rapporti sessuali. “Non possiamo chiedere ai giovani di essere responsabili senza offrire loro gli strumenti per esserlo”, ha affermato Visconti. “Come possiamo considerare i giovani abbastanza adulti per poter rispondere delle proprie azioni, ma non abbastanza per ricevere un’educazione alla sessualità, al consenso e alle relazioni?”, si è chiesta la direttrice di Medici del Mondo, marcando ulteriormente l’importanza che l’educazione, fatta da professionisti, ha per i giovani.

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