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Il garantismo a corrente alternata di Tajani: “La scelta del gip di rilasciare Siher è grave. Mette a rischio la sicurezza del Paese”

Per il vicepremier, il ricercatore è "uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana", nonostante la magistratura non lo rilevi. Mentre per i tre agenti condannati per il sequestro di Giulio Regeni era "solo la sentenza di primo grado"
Il garantismo a corrente alternata di Tajani: “La scelta del gip di rilasciare Siher è grave. Mette a rischio la sicurezza del Paese”
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Per i tre agenti dei servizi segreti egiziani, condannati per il sequestro di Giulio Regeni, si trattava solo di “una sentenza di primo grado“. E bisognerà dunque “vedere quello che succederà in secondo e in terzo grado”. Ma se si tratta di Youssef Siher, il ricercatore fermato il 24 ottobre con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, la decisione della gip di disporne la scarcerazione “estremamente grave”. Il garantismo del vicepremier Antonio Tajani, storico cavallo di battaglia di Forza Italia, vacilla di fronte all’ordinanza della giudice Tiziana Landoni, che ha rigettato la richiesta di convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare in carcere proposta dalla procura.

“Considero estremamente grave la decisione del gip di rilasciare Siher, considerato uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana. Rimetterlo in libertà significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese. Una scelta che offende e demotiva il lavoro delle forze dell’ordine impegnate nella lotta al terrorismo e alla criminalità”, scrive su X il ministro degli Esteri. Che poi dà anche un consiglio alla magistratura: “Alcune decisioni vanno prese con maggiore cautela e senso di responsabilità”, scrive il segretario di Forza Italia.

La tesi di Tajani, secondo cui Youssef Siher sarebbe “uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana”, però, non trova riscontro né nell’ordinanza della gip, né nei documenti redatti dalla procura. Dalle indagini è emerso da subito – si legge nel provvedimento della giudice Tiziana Landoni – che il 30enne risultava essere l’amministratore del gruppo Telegram e del profilo Instagram denominato Movimento 17 ottobre, “creati a seguito degli accadimenti del 17 e 18 ottobre 2026″. Inoltre, Sahir è finito in carcere per aver istigato alla rivolta violenta, ma nel suo canale, emerge dalle analisi, non condivide mai questo tipo di messaggi. E anche il 99% degli altri utenti scrive post di tutt’altro tenore.

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