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La vittoria della gioventù serba ricorda l’esistenza di un bene fondamentale: la trasparenza della Pa

Una “agenda per la trasparenza” quanto vale in Italia? In Serbia ha fatto la differenza
La vittoria della gioventù serba ricorda l’esistenza di un bene fondamentale: la trasparenza della Pa
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La clamorosa vittoria della gioventù serba ricorda alla politica l’esistenza di un bene comune invisibile ma fondamentale: la trasparenza della Pubblica Amministrazione.

E’ noto che il movimento studentesco abbia preso le mosse da un fatto tragico: il crollo della pensilina esterna alla stazione di Novi Sad nel 2024, dove morirono sedici persone. Un fatto che agli occhi e ai cuori della migliore gioventù serba ha rappresentato la manifestazione più tangibile della corruzione sistemica che affligge la Serbia.

La rivolta, che ha avuto il pregio eccezionale di trasformarsi in progetto politico-elettorale alternativo, ha messo al centro una verità spesso marginalizzata nel discorso politico: la democrazia, per realizzare la promessa costituzionale di essere emancipante, deve essere liberata dalla corruzione in tutte le sue declinazioni. Perché la corruzione della Pubblica Amministrazione uccide.

La corruzione non è soltanto mal costume, non è soltanto abuso di potere normalizzato in una società sempre più brutale e feroce che induce a scommettere sulla protezione del “clan” al quale si giura fedeltà, la corruzione infine produce morte, perché al fondo di tutto ciò che non si fa e che invece si sarebbe potuto fare o che si fa male mentre si sarebbe potuto fare meglio ci sono vite spezzate. Quasi sempre peraltro le vite che soccombono sono quelle dei più marginali.

Quale che sia la “faccia” della corruzione, che non sempre prevede la “mazzetta”, perché nella sua forma più subdola e inafferrabile diventa clientelismo, familismo, nepotismo, “giro-giusto”, baronismo, auto promozione spregiudicata di sistemi di relazioni che insieme crescono e insieme cascano, la corruzione uccide.

La possibilità stessa che una democrazia possa attivare politiche adeguate per l’accesso alla casa, alla sanità, al lavoro, alla scuola, alla giustizia, alla sicurezza dipende da una Pubblica Amministrazione trasparente e imparziale.

Chiunque di noi saprebbe fare molteplici esempi di quanta vita è stata sacrificata in Italia a causa della corruzione, quante morti sull’altare “dell’una mano lava l’altra e due mani lavano il viso”. Il contrasto alla corruzione passa certo attraverso precise norme penali, che questo governo ha sabotato a cominciare dall’abolizione del reato di abuso d’ufficio, passa dal rispetto di una Autorità indipendente come l’Anac, che questo governo ha bersagliato di critiche delegittimanti, ma passa soprattutto attraverso una attenzione costante e consapevole che si rifletta nel discorso pubblico dei leader politici che cercano il consenso elettorale.

Non si tratta di burocratizzare ulteriormente i meccanismi di formale prevenzione della corruzione: il rischio infatti è quello di moltiplicare carte col “copia-incolla”, del tutto inutili a modificare la situazione.

Bisognerebbe invece che le forze alternative alle destre meloniane prendessero alcuni impegni concreti come la difesa efficace di chi segnala illeciti nella Pubblica Amministrazione (i cosiddetti whistleblower che invece, e nonostante le norme approvate, vengono spesso isolati e penalizzati), il contrasto alle Slapp (le azioni legati pretestuose contro gli attivisti sociali e i giornalisti), il contrasto alla precarizzazione dei giornalisti (che spesso lavorano in condizioni di grave vulnerabilità), il contrasto alla opaca gestione dei rapporti tra portatori di interessi (lobbisti) e personale politico. Una “agenda per la trasparenza” quanto vale in Italia?

In Serbia ha fatto la differenza, contribuendo a sconfiggere anche l’orrore del nazionalismo più spietato a cui Vucic ha cercato fino all’ultimo di aggrapparsi, beatificando con i funerali di Stato il “macellaio di Srebrenica”.

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