Cyber-allarme mondiale: “Un buco nel codice PHP mette a rischio il 70% di Internet”
Ci sono due “buchi” nel nel PHP, il linguaggio con il quale sono programmati i siti web. Due vulnerabilità che potrebbero essere sfruttate da eventuali hacker per entrare nei server, rubare dati sensibili o distruggere i portali e che riguarderebbe il 70% dei siti di tutto il mondo. Sono stati scovati grazie all’intelligenza artificiale avanzata, nell’ambito di un programma di ricerca chiamato Patch the Planet in cui le società di sicurezza informatica Calif e Wiz hanno collaborato con la PHP Foundation e OpenAI. Il colosso guidato da Sam Altman l’ha definito “uno dei problemi di sicurezza più significativi degli ultimi tempi”.
La falla, rimasta nascosta per più di 10 anni, permette attacchi di tipo Remote Code Execution (esecuzione di codice da remoto), il che significa che i pirati informatici possono prendere il controllo totale del server, installare malware e accedere direttamente ai database o ai file di sistema. Non è ancora chiaro quali versioni del linguaggio di programmazione siano interessate, ma il CERT-EU (il servizio di cybersicurezza che protegge le infrastrutture informatiche di istituzioni, organi e agenzie dell’Ue) ha affermato che potrebbero essere coinvolte tutte le versioni a partire da PHP 5, lanciato nel 2004. Il problema è che “il linguaggio PHP è ovunque – ha spiegato alla Bbc l’azienda di sicurezza informatica Huntress -. Alimenta i siti WordPress, Drupal, Joomla e Magento, piattaforme di hosting condiviso, pannelli di controllo e un’enorme quantità di software che non pubblicizza nemmeno il fatto di utilizzare PHP al suo interno”.
La PHP Foundation aveva intenzione di pubblicare la scoperta entro la fine del mese, insieme a una soluzione completa per il problema definita “patch” dagli sviluppatori di software, ma i dettagli della falla sono trapelati sui social media martedì e le istituzioni stanno correndo ai ripari. L’agenzia di sicurezza americana (NSA), il centro nazionale per la cybersicurezza britannico (NCSC) e le autorità di Ue, Giappone e Australia hanno lanciato allerte formali consigliando tassativamente di spegnere i sistemi se non si riesce ad aggiornarli immediatamente. Per precauzione istituzioni come il governo finlandese, il Parlamento olandese e il consiglio di Edimburgo hanno temporaneamente messo offline i propri servizi web perché non hanno fatto in tempo ad applicare la patch.
In Germania, l’Agenzia federale per la sicurezza della tecnologia dell’informazione ha classificato il rischio delle falle come “3 / Arancione“, ovvero estremamente elevato. L’allerta lanciata da Berlino ha fatto sì che alcune istituzioni, inclusi gli ospedali, abbiano temporaneamente disattivato i propri servizi online per non offrire alcun punto debole agli hacker. Anche in Francia, i siti internet di tutte le prefetture sono stati resi momentaneamente inaccessibili in seguito alla scoperta delle vulnerabilità e alla necessità di sottoporli a “manutenzione preventiva”.
Ma le prime ondate di attacchi che sfruttano la falla sono già state rilevate. “Stiamo osservando attacchi iniziali emergenti e stiamo aggiornando le mitigazioni man mano che appaiono nuovi vettori”, ha avvertito su X Dane Knecht, responsabile tecnologico della società di infrastrutture internet Cloudflare.