Il mondo FQ

A2a ricompra le proprie azioni a 3,3 milioni: perché si tratta di un’operazione inaccettabile

I Comuni di Brescia e Milano dovrebbero esercitare fino in fondo il proprio ruolo di azionisti pubblici e di riportare A2A alla sua missione prioritaria
A2a ricompra le proprie azioni a 3,3 milioni: perché si tratta di un’operazione inaccettabile
Icona dei commenti Commenti

Mentre famiglie e imprese pagano bollette salate, A2A spende 3,3 milioni di euro per ricomprare le proprie azioni. Una scelta inaccettabile per una società controllata dai Comuni di Brescia e Milano, che dovrebbe mettere al primo posto l’interesse pubblico, la transizione ecologica e tariffe più eque, non la valorizzazione del titolo in Borsa

Tra il 12 e il 16 ottobre 2026, A2A ha acquistato complessivamente 1.401.500 azioni proprie, per un controvalore di circa 3,3 milioni di euro. Un’operazione di buyback sbagliata e politicamente inaccettabile, perché destina risorse alla valorizzazione finanziaria della società anziché rafforzare gli investimenti industriali, ambientali e occupazionali.

Il buyback di A2A non è un caso isolato: anche grandi gruppi energetici pubblici come Eni, o privati TotalEnergies, ExxonMobil e Chevron destinano ingenti risorse al riacquisto di azioni proprie, mentre i cittadini subiscono il caro energia. I Comuni di Brescia e Milano dovrebbero rompere questa logica finanziaria: le risorse dei servizi pubblici devono servire a ridurre le bollette e finanziare la transizione ecologica, non a remunerare gli azionisti.

Impiegare milioni di euro per riacquistare le proprie azioni è una scelta che rivela quali priorità si stanno affermando nella gestione di un’azienda che dovrebbe essere al servizio dei cittadini, non degli azionisti.

Quelle risorse avrebbero potuto contribuire ad accelerare la transizione energetica, sviluppare le fonti rinnovabili, sostenere l’innovazione tecnologica e finanziare interventi per ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese, oltre a rendere le tariffe del teleriscaldamento più eque, superando il riferimento al costo del gas quando il calore è recuperato dai rifiuti bruciati dove A2A gestisce questo servizio come a Brescia, Bergamo, Cremona e Milano.

La contraddizione è ancora più evidente perché A2A è controllata pariteticamente dai Comuni di Brescia e Milano, che insieme detengono la maggioranza del capitale, mentre circa il 45% delle azioni è in mano a investitori privati, tra cui fondi statunitensi, britannici, italiani e tedeschi. È legittimo che gli investitori perseguano i propri rendimenti, ma non è accettabile che la ricerca della remunerazione finanziaria si traduca in extraprofitti a scapito dell’interesse pubblico.

I Comuni di Brescia e Milano dovrebbero esercitare fino in fondo il proprio ruolo di azionisti pubblici e di riportare A2A alla sua missione prioritaria: investire nella decarbonizzazione, migliorare i servizi (luce, gas, acqua e rifiuti), creare occupazione qualificata e contribuire a contrastare la povertà energetica.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione