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Influenza, un virus vivo iniettato sotto la pelle protegge i polmoni: la scoperta che apre nuove prospettive per i vaccini

Uno studio pubblicato su Virologica Sinica mostra che, nei topi, una singola somministrazione sottocutanea del virus H1N1 ha garantito una protezione duratura, con una sopravvivenza del 100% a 277 giorni dall’immunizzazione
Influenza, un virus vivo iniettato sotto la pelle protegge i polmoni: la scoperta che apre nuove prospettive per i vaccini
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Iniettare un virus vivo dell’influenza sotto la pelle, senza provocare alcun danno ai polmoni. È questa la straordinaria novità emersa da uno studio guidato dal Guangzhou National Laboratory e pubblicato sulla rivista Virologica Sinica. I ricercatori hanno dimostrato che una singola somministrazione sottocutanea di un virus non attenuato garantisce una protezione potente e duratura, risolvendo uno dei più grandi dilemmi della vaccinologia moderna: il compromesso storico tra la sicurezza dei vaccini inattivati e la forza immunitaria di quelli a virus vivo.

Da decenni, la profilassi antinfluenzale deve bilanciare due esigenze contrapposte. I classici vaccini con virus “uccisi” o ricombinanti sono estremamente sicuri, ma richiedono spesso più dosi o coadiuvanti per stimolare una risposta efficace. Al contrario, i vaccini a virus vivo attenuato garantiscono uno scudo formidabile, ma portano con sé un margine di rischio, specialmente per i soggetti fragili, legato al possibile sviluppo di patologie respiratorie.

I ricercatori sono riusciti a spezzare questo binomio somministrando un ceppo di H1N1 ad alta dose sotto la pelle di modelli murini. “Una singola dose ha scatenato una forte produzione di anticorpi neutralizzanti e ha protetto completamente le cavie da una dose letale del virus, con una sopravvivenza del 100% a 277 giorni dall’immunizzazione”, spiega Rong Zhou, autore principale dello studio. “Questo approccio ha superato sia la somministrazione intramuscolare sia i vaccini inattivati o ricombinanti”, aggiunge.

Il vero elemento di svolta risiede nella localizzazione dell’infezione. Il virus somministrato sottopelle rimane strettamente confinato nella sede dell’iniezione e nei linfonodi adiacenti, senza lasciare alcuna traccia infettiva rilevabile nei polmoni o in altri organi. “Isolando la replicazione virale nel sito di iniezione, abbiamo separato l’immunogenicità dalla patogenicità”, sottolinea Zhou. “Questo significa che possiamo sfruttare tutta la potenza di un vaccino a virus vivo senza correre alcun rischio di malattie respiratorie”, aggiunge.

A spiegare l’efficacia straordinaria di questo meccanismo è l’analisi genetica avanzata a singola cellula. “La somministrazione sottocutanea innesca un “firewall” locale di interferone di tipo I che successivamente si trasforma in una solida reazione del centro germinativo, guidando un’estesa differenziazione delle plasmacellule e la formazione di cellule B di memoria”, chiarisce Zhou. Al contrario, la classica via intramuscolare ha mostrato risposte cellulari decisamente più lente e deboli.

Questa strategia potrebbe riscrivere le regole con cui si progettano i vaccini per far fronte alle future minacce pandemiche. “I vaccini antinfluenzali attuali devono sempre bilanciare sicurezza ed efficacia”, riassume Zhou. “La nostra nuova strategia offre una strada per ottenere un’immunità di livello pari a quella del virus vivo, ma con un profilo di sicurezza nettamente migliore”, aggiunge.

La prospettiva di una protezione così solida apre scenari entusiasmanti per la salute pubblica, ma la strada verso la clinica richiede ancora cautela e rigore. Trattandosi di risultati ottenuti in laboratorio sui topi, il team di ricerca precisa che saranno necessari ulteriori test tossicologici su animali di taglia superiore, valutando la risposta anche contro ceppi ad altissima patogenicità come l’H5N1, il virus dell’aviaria.

Valentina Arcovio

Lo studio

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