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“Frattura al collo per strangolamento”, l’ipotesi sulla morte della giudice Francesca Ercolini

La donna, 51 anni, fu trovata senza vita nella sua abitazione di Pesaro il 26 dicembre 2022. Inizialmente si parlò di suicidio, ma la seconda autopsia ha individuato una lesione che potrebbe essere compatibile con uno strangolamento. Indagati il marito e un amico poliziotto. Il 5 novembre sono attese le relazioni del Ris e del medico legale.
“Frattura al collo per strangolamento”, l’ipotesi sulla morte della giudice Francesca Ercolini
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Una morte che, a quasi quattro anni di distanza, non ha ancora una spiegazione definitiva. E una serie di elementi che mettono in discussione la prima ricostruzione, quella di un suicidio. Il caso di Francesca Ercolini, giudice di 51 anni trovata morta nella sua abitazione di Pesaro il 26 dicembre 2022, torna al centro dell’inchiesta con un nuovo dettaglio emerso – come riporta il Corriere della Sera – dagli esami medico-legali: una frattura al collo che, secondo quanto emerso dalla seconda autopsia, non sarebbe riconducibile all’impiccagione, mentre potrebbe essere compatibile con uno strangolamento.

È uno degli elementi sui quali si concentra l’attenzione degli investigatori, che oggi procedono per omicidio. Per la morte della donna sono iscritti nel registro degli indagati il marito, avvocato di 56 anni, assistito dal legale Gaetano Insolera, e un suo amico poliziotto. Si tratta di un’ipotesi investigativa, ancora da verificare attraverso gli accertamenti tecnici e il lavoro della magistratura.

La mattina in cui fu scoperto il corpo, la scena era stata ricondotta a un gesto volontario. A trovare Francesca erano stati il marito e l’amico poliziotto. La donna, secondo la versione iniziale, si sarebbe impiccata utilizzando un foulard legato alla ringhiera di una scala interna. Anche il figlio, che all’epoca aveva 17 anni, aveva riferito quella ricostruzione. All’arrivo dei soccorritori, tuttavia, il corpo si trovava già a terra.

Le prime verifiche non avevano portato a mettere in discussione l’ipotesi del suicidio. Ma Carmela Fusco, la madre della giudice, non si è mai convinta di quella conclusione. Assistita dall’avvocato Giuseppe Lattanzio, ha insistito perché venissero approfondite le circostanze della morte della figlia, fino alla riapertura del fascicolo. Da lì sono ripartiti gli accertamenti che hanno portato a esaminare nuovamente il corpo e a ricostruire la dinamica dell’accaduto.

La seconda autopsia ha già evidenziato un elemento che solleva interrogativi sul presunto impiego del foulard. Il segno lasciato sul collo sarebbe infatti caratterizzato da una conformazione poco compatibile con un tessuto morbido e più vicina a quella che potrebbe essere prodotta da un elemento sottile e resistente, come una corda, un filo o un laccio. Un particolare che richiama anche la telefonata al 118 effettuata dal figlio, durante la quale il ragazzo avrebbe utilizzato il termine “cordino”.

Tra gli oggetti finiti sotto la lente degli investigatori ci sono due lampade sequestrate nei mesi scorsi dal Ris. Una di queste potrebbe essere stata privata del filo elettrico, ipotizzato come possibile strumento utilizzato per provocare la morte della donna. Anche in questo caso, si tratta di una pista che dovrà essere confrontata con i risultati degli esami e con gli altri dati raccolti. La frattura al collo non è l’unico elemento da chiarire. Sul corpo erano stati rilevati anche alcuni lividi, che potrebbero essere compatibili con tentativi di difesa. La loro origine e il loro eventuale rapporto con la dinamica della morte rientrano negli aspetti da valutare nell’ambito delle perizie.

Per ricostruire quanto accaduto nella casa di Pesaro, il Ris ha effettuato anche prove con un manichino. Gli accertamenti hanno riguardato, tra le altre cose, il comportamento del foulard durante una simulazione di sospensione. L’obiettivo è verificare se gli effetti osservati siano coerenti con la versione secondo cui la donna si sarebbe impiccata. Tra i punti ancora controversi c’è anche la possibilità che Francesca sia riuscita a salire sulla ringhiera e a mantenere l’equilibrio mentre si sistemava il tessuto intorno al collo.

Il lavoro dei consulenti è arrivato a una fase decisiva. Il giudice per le indagini prelimimari Marco Billi del Tribunale dell’Aquila ha fissato al 5 novembre il termine per il deposito delle relazioni del Ris e del medico legale, mentre il 20 novembre è prevista l’udienza. Le conclusioni tecniche dovranno contribuire a stabilire se i reperti e le lesioni riscontrate siano compatibili con un suicidio oppure se sostengano una diversa ricostruzione.

Per la famiglia di Francesca, e soprattutto per la madre che non ha mai accettato la spiegazione iniziale, si avvicina un passaggio importante. Dopo anni di dubbi, gli accertamenti potranno fornire nuovi elementi per comprendere le ultime ore della giudice. Resta da stabilire che cosa sia successo davvero in quella casa e se la morte della donna sia stata provocata da qualcun altro. Saranno le perizie e le successive valutazioni giudiziarie a dare una risposta, senza che le ipotesi investigative possano essere considerate, allo stato, eventuali responsabilità.

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