“A Zelensky non importa nulla della pace e bombarda le raffinerie russe”. Nuovo affondo di Trump: “Avrebbe potuto concludere un accordo migliore due anni fa”
Trump ha bisogno di risultati concreti in campo economico e politico da sbandierare in vista del voto di midterm. E ha deciso che questi dovranno arrivare dall’Ucraina. Così, dopo l’accordo sul gasolio raggiunto con Putin e la decisione di sospendere le sanzioni alla Russia, va all’attacco di chi sta ostacolando i suoi piani in nome della propria sopravvivenza: Volodymyr Zelensky. Con un post su Truth, il presidente americano è tornato a scagliarsi contro l’omologo ucraino accusandolo di sabotare la pace con i suoi continui attacchi alle raffinerie russe, un problema anche per gli Usa che necessitano del carburante in arrivo dalla Federazione per sperare di abbassare i prezzi dell’energia.
“La mia decisione sulla Russia è molto semplice. Sono impegnato a negoziare la pace nella guerra tra Russia e Ucraina e non voglio fare nulla che possa, stupidamente, allontanare la Russia dal tavolo dei negoziati – ha scritto il tycoon sul suo profilo – Si stanno facendo grandi progressi e questo comprende anche gli attuali negoziati sugli ostaggi. Firmare quel documento in questo momento avrebbe proprio quell’effetto e posso firmarlo più avanti o in qualsiasi momento io voglia”. E poi passa all’offensiva su Zelensky: “Sta prendendo di mira le raffinerie di gasolio in Russia pur sapendo che questi attacchi stanno danneggiando gravemente i mercati mondiali del gasolio, compresi quelli degli Stati Uniti. Agricoltori, allevatori e imprese di ogni genere stanno soffrendo enormemente a causa di questa situazione, ma la Russia, nonostante tutto, continua a fornire al mondo milioni di barili di gasolio a basso prezzo. A Zelensky non importa nulla e, francamente, considerando tutti i soldi che l’Europa, come è noto, gli sta dando e quelli che quel disonesto di Joe Biden gli ha dato in passato, non vuole porre fine a questa guerra e probabilmente non lo ha mai voluto. Avrebbe potuto concludere un accordo migliore due anni fa, rispetto a quello che può ottenere oggi. Il suo Paese è in rovina, una vasta parte del suo territorio è andata perduta, non ha più accesso ai suoi oceani e ai suoi mari e gran parte della popolazione maschile è dispersa, ferita e/o morta. Voglio che questa guerra finisca!”.
La linea era già chiara, bastava osservare la strategia inaugurata dal presidente Usa dal giorno dell’ultima telefonata con Vladimir Putin e dell’accordo siglato sul gasolio: questa guerra potrà risolversi solo con un passo indietro dell’Ucraina e gli Stati Uniti, essendo il principale alleato in campo economico e militare, hanno il potere per forzare questo risultato. Così, in vista del voto del 3 novembre, l’obiettivo dell’amministrazione è quello di far abbassare i prezzi, dando una boccata d’ossigeno a popolazione e imprese, e far sì che al calo del costo dell’energia segua un processo che riporti a una normalizzazione dei rapporti con Mosca. Ostacolo a questo piano sono, come detto, l’Ucraina e l’Unione europea, quest’ultima impegnata in un enorme sforzo economico per sostenere il vicino dell’est Europa e che potrebbe decidere di soddisfare, in parte o totalmente, l’ultima richiesta di Zelensky: 70 miliardi di euro aggiuntivi nel 2027 per sostenere la guerra contro la Russia.
Dall’altra parte del fronte si registrano importanti sviluppi diplomatici. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha annunciato “discussioni in corso su vertice del presidente Usa con Xi e Putin“, dopo le indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui Putin ha proposto un summit a tre. Rubio ha confermato la discussione sulla possibilità di un incontro. Secondo il segretario di Stato, in ogni caso, nessun piano sul possibile meeting è stato ancora definito: “Credo si stia parlando di un incontro. Non so se sia stato ancora deciso qualcosa”.