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Ex Ilva, i lavoratori occupano l’aeroporto di Genova: “Senza risposte dormiremo qui”. Bloccato l’accesso al check-in

La nuova protesta dopo che i commissari hanno chiesto di raddoppiare il numero di lavoratori in cassa integrazione straordinaria. Una delegazione dei sindacati convocata in prefettura
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La protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano arriva fino all’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova. “Dichiariamo ufficialmente che l’aeroporto è occupato”, hanno annunciato entrando nella zona imbarchi, sedendosi a terra e battendo i caschi sul pavimento. È la nuova mobilitazione contro l’aumento della cassa integrazione straordinaria deciso dai commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. La tensione cresce dopo la comunicazione inviata venerdì via pec, con cui i commissari hanno chiesto di raddoppiare il numero di dipendenti in cigs a fronte della mancanza di approvvigionamenti di coils. I lavoratori, che chiedono risposte immediate al ministero, hanno annunciato una protesta a oltranza. A incontrarli è andato il governatore della Liguria Marco Bucci e poco dopo una delegazione di rappresentanti di Fiom, Fim e Usb è stata convocata in prefettura per incontrare i commissari e la prefetta di Genova Cinzia Torraco. Il faccia a faccia però non è stato risolutivo: “Ai commissari abbiamo chiesto di scrivere quattro righe semplicissime, di impegno politico, in cui si scrive che fino al 27 ottobre”, giorno in cui è previsto un incontro a palazzo Chigi, “bocce ferme per quanto riguarda Genova. Tutti capiscono che è un impegno politico. Ci stanno pensando, quindi noi rimaniamo qua, ve lo dico in italiano, ci dormiamo qua“, ha annunciato il delegato Fiom Armando Palombo al termine dell’incontro.

All’inizio ai passeggeri è stato consentito di raggiungere i gate di imbarco. Poi nel corso della mattinata anche quel “corridoio” è stato chiuso e ci sono stati momenti di tensione tra manifestanti e persone in attesa di accedere ai banchi di check in. Alcuni passeggeri hanno tentato di forzare il blocco e sono volati insulti. Gli operatori dell’aeroporto hanno abbassato la saracinesca che porta all’area dedicata alle partenze. “A causa della manifestazione in corso, l’accesso ai controlli di sicurezza è temporaneamente sospeso”, ha annunciato sui social l’aeroporto. Poco dopo le 12 i lavoratori hanno lasciato passare alcuni passeggeri. “Per ragioni di sicurezza – ha detto uno degli operai al megafono -, visto l’affollamento delle zone partenze e arrivi, facciamo passare i passeggeri anziani e giovanissimi”.

Al centro della protesta c’è una nuova stretta occupazionale che coinvolge tutti i principali stabilimenti del gruppo. Le procedure avviate dai commissari prevedono di portare la cassa integrazione straordinaria fino a un massimo di 8.622 dipendenti, quasi il doppio dei 4.450 attualmente interessati, con una proroga fino al 28 febbraio 2027, salvo ulteriori estensioni. A Genova la misura riguarda fino a 870 lavoratori su un totale di 917 dipendenti. A Taranto sono coinvolti fino a 6.964 addetti su 7.875, mentre a Novi Ligure la platea arriva a 515 lavoratori su 542 e a Milano a 117 su 125. In tutto, su un organico di 9.626 persone, resteranno in servizio 1.004 addetti, destinati a garantire la custodia degli impianti, gli adempimenti ambientali e amministrativi e la continuità minima delle attività.

Bucci: “Genova vuole continuare a lavorare”

“Genova vuole continuare a lavorare e ha un programma, accettato da Acciaierie d’Italia, per trattare materiale conto terzi in caso di chiusura a Taranto – ha detto il governatore Bucci -. L’accordo di mercoledì è in funzione e noi lavoriamo per questo: chiederemo ai commissari di chiarire la situazione”. Riferendosi alla lettera recapitata venerdì, Bucci ha spiegato: “Siamo rimasti tutti sorpresi, ma è una mossa parallela per coprire le necessità economiche. C’è però anche un’altra lettera, sempre di venerdì, inviata da Acciaierie d’Italia a Regione e Città Metropolitana per chiedere l’autorizzazione a trattare coils conto terzi: il piano per non fermare lo stabilimento esiste ed è pronto a partire fino al subentro del nuovo acquirente”. “Ho già parlato con i commissari sabato – ha concluso Bucci -. Bisogna evitare messaggi controproducenti. Sono fiducioso, ma soprattutto è doveroso trovare una soluzione: faremo tutto il possibile perché la vertenza venga gestita con intelligenza”.

La decisione dopo il decreto della Corte d’Appello

Alla base della decisione dei commissari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli c’è il decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio, che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro 90 giorni. Nella comunicazione al ministero del Lavoro e ai sindacati, i commissari spiegano che l’adempimento dell’ordine giudiziale è incompatibile, allo stato, con l’organizzazione produttiva della società. Il blocco degli impianti per la produzione di bramme e coils ha imposto una riorganizzazione delle lavorazioni con conseguenze sugli altri stabilimenti. L’azienda ha revocato gli ordini di materie prime e mantenuto gli impianti in stato di riscaldo, in vista della cessione degli asset.

La decisione riaccende lo scontro sindacale in una fase delicata per il futuro del gruppo. Michele De Palma, della Fiom Cgil, ha definito la misura “inaccettabile”, sottolineando la distanza rispetto a quanto emerso nei precedenti confronti. A Genova, intanto, i lavoratori portano la loro protesta dentro lo scalo aeroportuale e chiedono un intervento del governo. La richiesta è una sola: ottenere risposte sul futuro occupazionale, mentre l’aumento della cassa integrazione apre un nuovo fronte di incertezza per centinaia di famiglie.

In aeroporto è arrivato anche lo striscione dei lavoratori di Ericsson, per i quali l’azienda aveva annunciato 131 licenziamenti, in solidarietà con i metalmeccanici ex Ilva.

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