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Ex Ilva, finito il presidio dei lavoratori all’aeroporto di Genova: “La cassa integrazione a Cornigliano non sarà ampliata”

La nuova protesta era scattata dopo che i commissari hanno chiesto di raddoppiare il numero di lavoratori in cassa integrazione straordinaria. Una delegazione dei sindacati convocata in prefettura. Poi il ministero del Lavoro ha annunciato che fino al 27 ottobre nulla cambierà
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I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano hanno tolto nel tardo pomeriggio il presidio all’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, dopo l’annuncio di un nuovo confronto a Palazzo Chigi il prossimo 27 ottobre. Fino ad allora non ci saranno variazioni nella cassa integrazione straordinaria: per lo stabilimento ligure resteranno 280 i dipendenti interessati dalla misura, come previsto dal decreto del 5 giugno, e non 870 come richiesto dai commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. È il risultato ottenuto dopo una giornata di mobilitazione culminata nell’occupazione dello scalo genovese, con i lavoratori che hanno chiesto al governo di intervenire per scongiurare un’estensione della Cig a quasi tutto il personale.

La comunicazione del ministero del Lavoro è stata illustrata ai siderurgici da Armando Palombo, della Rsu Fiom Cgil di Cornigliano, al termine della protesta. “Il ministero del Lavoro, dopo l’intervento della prefetta Torraco, che si è attivata per quanto in suo potere, ha chiarito che le parti saranno convocate per la nuova procedura di Cigs successivamente al 27 ottobre, data in cui è previsto l’incontro a Palazzo Chigi per discutere della situazione aziendale e dei riflessi sui livelli occupazionali”, ha spiegato il sindacalista all’assemblea dei lavoratori. “Fino ad allora la gestione commissariale di Acciaierie d’Italia deve attenersi ai numeri e alle condizioni del decreto dello scorso 5 giugno. Tutti hanno capito, dalle forze dell’ordine alla politica, che noi 870 cassintegrati su 915 non ce li beviamo. Significherebbe fermare tutti gli impianti, e a Genova gli impianti non possono essere fermati tecnicamente”. Il risultato, ha concluso, è un punto a favore dei lavoratori, ma “la vertenza sarà ancora molto lunga”.

La protesta in aeroporto e il confronto in prefettura

La mobilitazione è cominciata dopo la comunicazione inviata venerdì via pec dai commissari, con la quale era stato chiesto di aumentare il numero dei dipendenti in cassa integrazione a causa della mancanza di approvvigionamenti di coils. I lavoratori avevano annunciato una protesta a oltranza, arrivando a occupare l’area partenze dell’aeroporto. “Dichiariamo ufficialmente che l’aeroporto è occupato”, hanno annunciato entrando nella zona imbarchi. A incontrare i manifestanti è arrivato il governatore della Liguria, Marco Bucci. Poco dopo una delegazione di rappresentanti di Fiom, Fim e Usb è stata convocata in prefettura per un confronto con i commissari e la prefetta di Genova, Cinzia Torraco.

Nel corso della mattinata la protesta ha avuto ripercussioni sull’accesso alle partenze. In un primo momento ai passeggeri è stato consentito di raggiungere i gate d’imbarco, ma successivamente anche quel corridoio è stato chiuso, con momenti di tensione tra manifestanti e viaggiatori in attesa di accedere ai banchi del check-in. Poco dopo mezzogiorno i lavoratori hanno consentito il passaggio ad alcuni passeggeri “anziani e giovanissimi”,

La Cig aumenta in tutti gli stabilimenti

Al centro della vertenza c’è una nuova stretta occupazionale che interessa l’intero gruppo siderurgico. Le procedure avviate dai commissari prevedono di portare la cassa integrazione straordinaria fino a un massimo di 8.622 dipendenti, quasi il doppio dei 4.450 attualmente interessati, con una proroga fino al 28 febbraio 2027, salvo ulteriori estensioni. A Genova la misura arriverebbe a coinvolgere fino a 870 lavoratori su un totale di 917 dipendenti. A Taranto la platea indicata è di 6.964 addetti su 7.875, mentre a Novi Ligure arriverebbe a 515 lavoratori su 542 e a Milano a 117 su 125. Nel complesso, su un organico di 9.626 persone, resterebbero in servizio 1.004 addetti, destinati a garantire la custodia degli impianti, gli adempimenti ambientali e amministrativi e la continuità minima delle attività. La comunicazione dei commissari ha riacceso lo scontro con i sindacati, che contestano le ricadute occupazionali della riorganizzazione e chiedono garanzie sulla continuità produttiva dei singoli stabilimenti. La richiesta di estendere la Cig a 870 persone a Cornigliano è particolarmente contestata perché rischierebbe, secondo i rappresentanti dei lavoratori, di compromettere la possibilità di mantenere operativi gli impianti genovesi.

Il nodo di Taranto e la decisione dei commissari

Alla base della riorganizzazione produttiva c’è il decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio, che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro 90 giorni. Nella comunicazione inviata al ministero del Lavoro e ai sindacati, i commissari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli hanno sostenuto che l’adempimento dell’ordine giudiziale è incompatibile, allo stato, con l’organizzazione produttiva della società. Il blocco degli impianti per la produzione di bramme e coils ha imposto una riorganizzazione delle lavorazioni con conseguenze anche sugli altri stabilimenti. L’azienda ha revocato gli ordini di materie prime e mantenuto gli impianti in stato di riscaldo, in vista della cessione degli asset. La riduzione delle attività a Taranto rischia così di ripercuotersi sull’intera organizzazione industriale del gruppo, alimentando l’incertezza sul futuro occupazionale dei dipendenti.

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