Dove sono i numeri dell’Istruzione? Sul sito spariti i report, al loro posto comunicati trionfali
Il ministro Valditara conosce bene il valore dei dati: forse per questo ha deciso di tenerseli per sé. Da tempo, e senza alcuna spiegazione, il sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito ha smesso di pubblicare i report che per decenni hanno permesso a chiunque – ricercatori, giornalisti, famiglie – di verificare in proprio lo stato del nostro sistema educativo. Al loro posto, comunicati stampa imbottiti di numeri scelti, commentati dalla voce spesso trionfale del ministro.
A maggio è toccato all’indagine Eurostat sulle forze di lavoro e ai miglioramenti miracolosi in materia di early leavers, indicatore indiretto della dispersione scolastica. 4.3 punti in meno in Calabria, 3.3 in Campania, progressi in Puglia, Sardegna, Sicilia. Regioni abitualmente fanalini di coda dell’Europa che ottengono per la prima volta risultati migliori rispetto a quelli di grandi Paesi europei come la Germania. “Dal 2023 al 2025 abbiamo restituito prospettive e opportunità a mezzo milione di giovani”. A inizio ottobre è stata la volta di Ocse-Pisa 2025: competenze degli studenti “significativamente superiori alla media”, segno di “una situazione di solidità per il nostro sistema di istruzione”. Prodigi che gli esperti non si spiegano e che lasciano increduli dirigenti e insegnanti del Sud alle prese con i problemi di sempre. In mezzo, una raffica di comunicati e note ministeriali, fino a una lunga rettifica perfino al Procuratore della Corte dei Conti.
Tutto bene, se non fosse che verificare il racconto del ministro è diventato quasi impossibile, come mostra un rapido giro sul sito del MIM. Il “Focus sui dati di avvio dell’anno scolastico”, pubblicato puntualmente per oltre un decennio dall’Ufficio di statistica, si è fermato al 20 settembre 2024. Quanti studenti, quante classi, quanti insegnanti, come sono distribuiti sul territorio: del settembre 2025 nessuna traccia, e nemmeno di quello appena trascorso. Due anni scolastici partiti al buio.
Il report sugli alunni con disabilità sul sito del MIM è fermo al 2022/23: per numeri recenti bisogna rivolgersi all’Istat. Gli Open Data, presentati come garanzia di “trasparenza amministrativa e partecipazione”, non si aggiornano dal 1° settembre 2025. E quando qualcosa esce, il timing è perlomeno sospetto: il report sulla dispersione, già vecchio di quattro anni, è stato diffuso il 28 dicembre, tra il panettone e il cenone, come pure l’interessante indagine longitudinale costruita sull’anagrafe degli studenti – dati ben più solidi di quelli Eurostat – anch’essa congelata al 2021/22. L’ultimo report sugli alunni con cittadinanza non italiana, relativo al 2022/23, è uscito l’8 agosto 2024, a redazioni chiuse per ferie.
Ed è questa la perdita più grave. Nata nel 1996, l’indagine sugli alunni con background migratorio ha cessato le pubblicazioni senza una parola dopo quasi trent’anni di onorato servizio, malgrado sia stata un punto di riferimento essenziale per la comprensione del fenomeno e la progettazione di politiche educative più adeguate per farvi fronte, spesso in anticipo sulla politica: fu lei, nel 2007/08, a registrare per prima la distinzione statistica tra alunni stranieri nati in Italia e ragazzi di recente immigrazione (NAI, neo arrivati in Italia), due realtà con bisogni diversissimi. Quasi vent’anni dopo il Parlamento non riesce ancora a dare la cittadinanza a chi nasce qui, e chi si è occupato del tetto del 30% di alunni stranieri per classe voluto dal governo Meloni si è dovuto accontentare di dati vecchi di tre anni.
Il paradosso è che i dati esistono: vengono raccolti, elaborati, custoditi dall’ufficio statistico del ministero. Semplicemente, non vengono diffusi, in barba al decreto legislativo 33/2013 che definisce la trasparenza come “accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni”, allo scopo di “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”. Mesi fa la responsabile scuola del Pd, Irene Manzi, ha chiesto conto al ministro con un’interrogazione scritta del Focus mancante e dei numeri reali su iscritti, organici e distribuzione degli studenti. Non ha ricevuto risposta.
Viene allora il sospetto che i dati si pubblichino solo quando fanno comodo. Ma che cosa c’è di pericoloso in una tabella? Forse proprio questo: i numeri danno un nome ai problemi, consentono confronti. In tempi di disinformazione, il dato documentato è l’argine più solido contro le percezioni e contro la propaganda.
Don Milani lo sapeva. In “Lettera a una professoressa” i ragazzi di Barbiana raccontavano i loro “viaggi al Ministero e all’Istat per i dati mancanti, giornate intere alla calcolatrice”, per poi provare a tradurre quei numeri “in lingua di ogni giorno”. Oggi, a quei ragazzi, il viaggio al Ministero non basterebbe più.