I presidi italiani guadagnano tre volte gli insegnanti: il rapporto Eurydice fotografa il record europeo
I presidi italiani guadagnano quasi tre volte tanto gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado. A dirlo è il rapporto sugli “Stipendi dei capi d’istituto in Europa” pubblicato da Eurydice, che ha preso in esame i dirigenti impiegati a tempo pieno e in possesso di una piena qualifica, in 37 Paesi. L’Italia è al primo posto per differenza retributiva tra presidi e insegnanti. Dietro di noi, in seconda e terza posizione, Irlanda e Paesi Bassi. Nel grafico presentato, gli stipendi sono espressi in standard di potere d’acquisto (Pps): la retribuzione media annua lorda effettiva dei dirigenti scolastici raggiunge circa centomila unità di potere d’acquisto standard, contro circa 35 mila dei docenti.
Il rapporto è quindi vicino a 2,9 a uno, con una differenza di circa 65 mila Pps, la più elevata tra i sistemi educativi del vecchio continente. Non è un caso, infatti, se Il Fatto Quotidiano ha lanciato la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” organizzando una petizione per chiedere che gli stipendi dei professori siano adeguati alle medie europee: “La professione docente – cita la raccolta firme – richiede preparazione universitaria, aggiornamento professionale continuo, responsabilità educative e formative, lavoro di progettazione, valutazione, relazione con studenti e famiglie: un impegno che non si esaurisce certo nelle ore trascorse in aula. Nonostante tali responsabilità, gli insegnanti italiani continuano a percepire retribuzioni molto più basse rispetto a quelle dei colleghi di numerosi Paesi europei”.
Considerazioni suffragate dai numeri di Eurydice, che mette in evidenza come in alcuni Stati la forbice si stringa: in Austria le retribuzioni medie sono pari a circa 85 mila Pps per i capi di istituto e 60 mila per i docenti, mentre in Francia il confronto è tra circa 63 mila e 43 mila Pps. Differenti anche i modi con cui vengono stabiliti gli stipendi, che spaziano da sistemi in cui vengono decisi dalle autorità di livello superiore o da contratti collettivi ad altri in cui la retribuzione viene negoziata dal capo di istituto con l’amministrazione locale o con il consiglio scolastico. In Norvegia e in Estonia, ad esempio, i capi di istituto negoziano i loro contratti individualmente con le autorità municipali o con il consiglio scolastico.
A fare la differenza tra i presidi e gli insegnanti (Italia compresa) sono anche le indennità aggiuntive, non previste per i maestri e i professori. Oltre allo stipendio ordinario, figurano i risultati professionali, il servizio in territori svantaggiati o remoti, il possesso di qualifiche ulteriori e lo svolgimento di lavoro straordinario. Le indennità aggiuntive possono riconoscere diversi aspetti delle responsabilità e delle condizioni di lavoro dei capi di istituto, sebbene la loro applicazione vari tra i diversi livelli di istruzione.