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“C’era sangue a terra, fumo e tutti urlavano. Dopo lo scoppio delle bombe ci fu un boato assurdo”: Merino racconta l’attentato a Dortmund del 2017

Il centrocampista dell'Arsenal ha raccontato quando nel 2017 tre ordigni scoppiarono accanto al pullman del Borussia Dortmund: "In fondo, sono fortunato a essere ancora vivo"
“C’era sangue a terra, fumo e tutti urlavano. Dopo lo scoppio delle bombe ci fu un boato assurdo”: Merino racconta l’attentato a Dortmund del 2017
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Mikel Merino, centrocampista dell’Arsenal, è tornato a raccontare uno degli episodi più drammatici della sua vita, quando nel 2017 vestiva la maglia del Borussia Dortmund. Un attentato contro il pullman della squadra, diretto allo stadio per una partita di Champions League, avrebbe potuto avere conseguenze ben più tragiche. A distanza di anni, il calciatore è tornato su quell’episodio. “Credo di avere un angelo custode. In fondo, sono fortunato a essere ancora vivo”, ha raccontato Merino in un’intervista pubblicata su The Players’ Tribune, ripercorrendo quei momenti di paura.

Era il 2017 e il Borussia Dortmund stava raggiungendo il Westfalenstadion per disputare l’andata dei quarti di finale di Champions League. Durante il tragitto, tre ordigni esplosivi artigianali esplodono accanto al pullman della squadra, mandando in frantumi i finestrini e facendo perdere stabilità al mezzo, che rischiò di ribaltarsi. Nell’attacco rimase ferito il difensore Marc Bartra, che riportò una profonda lesione al polso e dovette essere trasportato in ospedale.

Merino, che all’epoca aveva appena vent’anni, ricorda ancora con lucidità la violenza dell’esplosione e il caos che seguì. “Giocavo nel Borussia Dortmund quando tre bombe artigianali esplosero proprio accanto al nostro autobus, mentre stavamo andando a una partita di Champions League. Forse oggi molti ragazzi più giovani non immaginano nemmeno quanto sia stato grave quello che è successo, ma quell’esperienza ha lasciato un segno profondo in tutti noi”.

Il centrocampista ha descritto quei momenti come una sequenza di immagini difficili da dimenticare. “Ci fu un boato assordante, poi ricordo che il pullman quasi si ribaltò. Mi voltai e vidi del sangue sul pavimento. C’erano fumo e urla ovunque“. Quella stessa notte, Merino si ritrovò in ospedale in attesa di notizie sulle condizioni di Bartra, preoccupato per il compagno di squadra. Fu proprio dopo l’attentato che il calciatore venne a conoscenza di un dettaglio che lo colpì profondamente. Un grosso frammento di scheggia si era conficcato nel poggiatesta del sedile accanto a quello occupato da Bartra, proprio il posto in cui Merino era solito sedersi durante gli spostamenti della squadra.

Quel giorno, però, aveva deciso di cambiare posto. “Il mio solito sedile era libero, ma avevo le gambe un po’ indolenzite e i sedili davanti si potevano reclinare. Per questo mi sistemai in un altro posto. Forse è stata proprio quella scelta a salvarmi la vita. Per questo sono convinto che le cose accadano per una ragione“, ha concluso il centrocampista dell’Arsenal.

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