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Oltre 5,4 milioni di italiani in povertà assoluta. Il 14,3% degli operai è indigente. A rischio minori e famiglie numerose

L’incidenza sulle famiglie è dell'8%. Tra chi è in affitto vola al 20,9% e tra quelle con cinque o più componenti supera il 19%. Non hanno i mezzi per una vita dignitosa oltre 1 milione 136mila minori, il 12,5% del totale. Al Sud la quota supera il 15%
Oltre 5,4 milioni di italiani in povertà assoluta. Il 14,3% degli operai è indigente. A rischio minori e famiglie numerose
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In Italia oltre 5,4 milioni di persone non riescono a permettersi i beni e i servizi essenziali per vivere in condizioni dignitose. È la fotografia della povertà assoluta nel 2025 scattata dall’Istat, che registra un lieve miglioramento rispetto all’anno precedente: le famiglie coinvolte, 2,1 milioni, scendono dall’8,4% all’8% del totale e la quota di individui in questa condizione passa dal 9,8% al 9,3%. Ma l’indigenza resta largamente un dato strutturale. Ed è molto legata alla cittadinanza: l’incidenza è del 5,9% tra le famiglie composte esclusivamente da italiani, sale al 26,7% tra quelle con almeno un componente straniero e raggiunge il 29,4% tra i nuclei formati soltanto da stranieri.

L’incidenza è più alta nel Mezzogiorno, dove la povertà riguarda il 9,6% delle famiglie residenti, seguito dal Nord-ovest (7,7%) e dal Nord-est (7,4%). Il Centro mostra, anche nel 2025, i valori più
bassi (338mila famiglie, 6,3%). Ma, essendo la popolazione residente al Nord molto più numerosa, tra le famiglie assolutamente povere il 45,3% vive al Nord, il 38,6% al Sud, il 16,1% al centro. In numeri assoluti, al Nord le famiglie povere sono in totale 954mila, nel Mezzogiorno 813mila e al Centro 338mila.

Da notare che le soglie di povertà assoluta, calcolate dall’Istat in base alla spesa necessaria per acquistare un paniere di beni e servizi essenziali, variano sensibilmente a seconda del territorio. Per un adulto tra i 30 e i 59 anni che vive solo in un comune centro di area metropolitana, la soglia mensile è di 1.256,37 euro in Lombardia e di 933,04 euro in Piemonte. In Sicilia scende a 773,25 euro. Per chi vive in un piccolo comune della Puglia, il valore di riferimento è ancora più basso: 728,87 euro al mese.

Tra gli operai povertà assoluta doppia rispetto alla media

Il 14,3% degli operai pur lavorando risulta in povertà assoluta: il dato del 2025 è in calo rispetto al 15,6% registrato nel 2024 ma è molto superiore alla media. Nel complesso degli occupati la povertà scende dal 7,9% al 7,7% e tra i dipendenti cala dall’8,7% all’8,5%, mentre per dirigenti, quadri e impiegati sale dal 2,9% al 3,6%. Per gli indipendenti la povertà assoluta resta stabile al 5,2% mentre per le persone in cerca di occupazione cala dal 21,3% al 20,7%. Per i ritirati dal lavoro l’incidenza della povertà assoluta diminuisce dal 5,8% al 5,2%.

Nel Mezzogiorno 813mila famiglie povere

L’incidenza della povertà assoluta si riduce in modo significativo nel Mezzogiorno, dove passa dal 10,5% al 9,6%, ma cala in tutte le ripartizioni con il Centro che registra la percentuale più bassa (dal 6,5% scende al 6,3%). Nel Mezzogiorno le famiglie povere sono 813mila, seguite dal Nord-ovest (568mila famiglie, 7,7%) e dal Nord-est (386mila famiglie, 7,4%); il Centro mostra, anche nel 2025, i valori più bassi (338mila famiglie, 6,3%). Tra le famiglie assolutamente povere, il 38,6% risiede nel Mezzogiorno (39,8% nel 2024), il 45,3% al Nord (44,5% nel 2024) e il restante 16,1% al Centro (15,7% nel 2024).

Un milione 136mila minori in povertà assoluta

La povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età, passando dal 12,5% fra i minori (per un totale di 1 milione 136mila), al 12,1% fra i giovani di 18-34 anni (quasi 1 milione 198mila), all’8,9% per i 35-64enni e al 6,1% fra gli over 65 (oltre 891mila). La sua intensità, che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia mediamente al di sotto della linea di povertà (cioè “quanto poveri sono i poveri”), si conferma stabile a livello nazionale (18,5%), nel Nord (18,2%, con valori pari al 18,5% nel Nord-ovest e 17,8% nel Nord-est) e nel Centro (18,2%), mentre nel Mezzogiorno si segnala un lieve incremento: le stime salgono al 19,0%, dal 18,5% del 2024.

A rischio le famiglie numerose

L’incidenza si conferma più alta tra le famiglie con un elevato numero di componenti: raggiunge il 19,2% tra quelle che ne hanno cinque o più e il 10,5% tra quelle con quattro, mentre scende all’8,4%, un valore comunque superiore alla media, tra le famiglie di tre componenti. Superiori alla media i valori dell’incidenza per le famiglie monogenitore tra le quali più di una su 10 (11,5%) è in povertà assoluta.

Chi è in affitto è cinque volte più a rischio

La situazione abitativa è un fattore determinante. L’incidenza della povertà assoluta tra i nuclei familiari che vivono in affitto si attesta al 20,9% (coinvolgendo quasi un milione di famiglie), a fronte del 4,5% osservato tra chi risiede in una casa di proprietà. Il divario penalizza in modo particolare i nuclei più fragili: tra le famiglie con minori che pagano un canone di locazione, la povertà assoluta raggiunge il 28,7% (rispetto al 6% dei proprietari), mentre tra le famiglie in affitto con componenti stranieri l’incidenza sale al 32,8%. E per queste ultime la locazione è la modalità abitativa prevalente: riguarda il 76% dei nuclei poveri con stranieri (contro il 33,5% delle famiglie povere composte da soli italiani). Le famiglie assolutamente povere in affitto sostengono un canone medio mensile di 379,22 euro, mentre tra i nuclei poveri proprietari dell’immobile il 16,2% si trova a dover pagare un mutuo, erodendo ulteriormente la quota di risorse economiche destinabile ai consumi primari.

Il titolo di studio “difende” dalla povertà”

L’incidenza della povertà diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: se quest’ultima ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore è pari al 4,4% mentre vola all’11,9% se la persona di riferimento ha al massimo la licenza di scuola media e aumenta ulteriormente, salendo al 12,3%, per le famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare.

L’incidenza della povertà relativa – ovvero la disuguaglianza economica che indica l’impossibilità di raggiungere lo standard di vita medio e accettabile all’interno di una società – tra le famiglie si attesta al 10,8%, dal 10,9% del 2024, e tra gli individui al 14,8% (dal 14,9%). Sono oltre 2,8 milioni le famiglie che si trovano in questa condizione, per un totale di quasi 8,7 milioni di individui.

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