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In Calabria tornano in piazza agricoltori e trasportatori: “Invisibili alle istituzioni. Abbiamo appoggiato il governo, ci ha abbandonato”

L'organizzatore delle manifestazioni: "Pomodori a 7 euro nei supermercati, a noi 50 centesimi". E respinge le accuse di infiltrazioni della criminalità organizzata: "Sono agricoltori, al di là dei problemi con la giustizia"
In Calabria tornano in piazza agricoltori e trasportatori: “Invisibili alle istituzioni. Abbiamo appoggiato il governo, ci ha abbandonato”
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In Calabria il mondo agricolo ricomincia a protestare. Da mezzanotte del 16 ottobre torna il dissenso in piazza, in una serie di manifestazioni quasi ininterrotte dal 28 settembre, quando i trattori hanno bloccato il traffico. Agricoltori e trasportatori uniscono le forze per combattere il caro carburante e il caro vita per cui anche lavorando, sostengono, non si riesce ad arrivare a fine mese. Dopo settimane di protesta, la sensazione è di “abbandono”, afferma Michele Talarico, presidente di Movimento Terra e Agricoltura (MTA) che ha organizzato le proteste: “Non ci è stata data alcuna voce o risposta concreta, niente. Come se noi fossimo invisibili”.

Le principali organizzazioni di rappresentanza del settore agricolo in Italia non sono scese al fianco dei lavoratori ma, al contrario, li hanno invitati a rimanere nei campi a lavorare. Il presidente di Confagricoltura Sicilia, Rosario Marchese Ragona, ha preso le distanze dai presìdi dichiarando che “i trattori della loro organizzazione si trovano sui campi e non per strada”. La situazione di sconforto, però, ha portato alla disobbedienza molti agricoltori: “Le grosse aziende che producono la cipolla, che sono sempre state fedeli alle grandi sigle, hanno deciso di scendere in strada insieme a noi”, ha riferito Talarico. La Calabria ha protestato in tutte le cinque province, e gli agricoltori delle aree non coinvolte hanno contattato il presidente di MTA per coinvolgere anche il loro territorio, come nel caso di Falerna, in provincia di Catanzaro.

A mettere in ginocchio gli agricoltori non è solo il costo del gasolio: “Per la produzione, i concimi e i fitosanitari dipendono dal petrolio, ma un altro grande problema è che non siamo noi agricoltori a fare il prezzo dei prodotti, ma la grande distribuzione. I pomodori allo scaffale costano 7/8 euro al chilo, ma ai produttori vengono sempre pagati 50 centesimi. Il costo per produrre un litro d’olio, di Puglia e di Calabria, è di 6 euro, ma sul mercato è a 4 euro al litro”, ha affermato Talarico a nome di tutti i suoi colleghi sottolineando che sostanzialmente “si lavora in perdita”. La richiesta per il governo nazionale e regionale è di fare un intervento simile al periodo Covid, con delle risorse a fondo perduto per sostenere i costi di produzione che sono ormai diventati un problema strutturale. “È impensabile che la grande distribuzione guadagni così tanto il produttore prenda una miseria. Qualcuno prima o poi deve cedere”, ha detto Talarico.

Le tessere elettorali hanno preso fuoco in molti presìdi. I 15 milioni che la Regione Calabria ha stanziato non sono minimamente in grado di sostenere la crisi dell’agricoltura. “Perché la politica ci ha abbandonato? Questa è tutta gente che abbiamo appoggiato noi, altrimenti non sarebbero al governo, nazionale e regionale”, ha ribadito il presidente di MTA, deluso per le promesse non mantenute per migliaia di cittadini. Il silenzio arriva anche da parte dei sindacati, contattati da alcuni agricoltori lucani, ma che non hanno voluto accompagnare le voci di protesta dei lavoratori.

Se in alcuni casi le manifestazioni sono passate in sordina, in altri è stato gettato fango sui lavoratori onesti che protestavano pacificamente. La sottosegretaria al ministero dell’Interno Wanda Ferro ha promulgato una nota in cui parlava di “criminalità organizzata” tra i manifestanti, partendo dalla lettura di alcuni articoli online. “Come posso chiedere il casellario giudiziale a tutti i manifestanti? Sono tutti agricoltori, al di là dei problemi che possono aver avuto in passato con la giustizia”, sostiene Talarico.

Da mezzanotte i presìdi saranno dislocati in una quindicina di posti in tutta la Regione e alle voci di agricoltori e trasportatori si aggiungeranno anche quelle di commercianti, ambulanti, ambulanze private e le pompe bianche, che pagano il gasolio più di quanto Eni riesca a venderlo dalla colonnina. “Lunedì sarò in udienza a Roma insieme ai rappresentanti delle altre regioni, con cui siamo in contatto. Spero che possa essere un primo passo”.

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