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Roma, militanti di Cambiare Rotta e studenti iraniani in presidio: “Ci sfrattano dagli alloggi pubblici, paghiamo due volte il prezzo della guerra”

Assegnatari di un alloggio pubblico estivo perché appartenenti a una categoria protetta, sono idonei anche per quello annuale. A causa però della lentezza nello scorrimento delle graduatorie rischiano di perdere la stanza in cui si trovano, senza aver ottenuto un'altra sistemazione
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Si sono incontrati poco dopo le 10 del mattino in piazza Oderico da Pordenone, ai piedi della Regione Lazio, dove insieme agli striscioni e ai cartelli hanno montato anche due tende. Sono un gruppetto di studenti iraniani insieme agli attivisti universitari di Cambiare Rotta, tutti insieme per chiedere lo stop agli sfratti negli studentati pubblici. Dal 20 settembre, infatti, almeno 20 studenti stranieri rischiano ogni giorno di ritrovarsi in mezzo a una strada. “Sono iraniani, ucraini, palestinesi e afghani – spiega Josip Niccolai, studente del Dams a Roma Tre e militante di Cambiare Rotta – stiamo parlando di persone che dopo aver pagato il prezzo della guerra nei propri Paesi lo ripagano qui in forma di tagli al diritto allo studio in favore del riarmo”.

La situazione è uguale per tutti: vincitori di un alloggio pubblico estivo in quanto appartenenti a una categoria protetta, risultano idonei anche per quello annuale. A causa però della lentezza nello scorrimento delle graduatorie, ora rischiano di perdere la stanza in cui si trovano, senza però essere ancora assegnatari di un nuovo alloggio. Il passaggio da un posto ad un altro “può durare mesi”, dicono gli attivisti.

“Io studio scultura – racconta Parsa, ragazzo iraniano in Italia da due anni e mezzo – questa situazione si ripete: in questi anni ho dovuto traslocare sette volte e ogni volta ho dovuto buttare via una trentina di chili di disegni”. “Invece di studiare e preparare la tesi – gli fa eco Mina, ragazza iraniana all’ultimo anno di Cinema e Teatro – dobbiamo mobilitarci tutti i giorni per parlare con qualcuno, ma non c’è mai un responsabile di questa situazione a cui rivolgersi”.

I manifestanti sono scesi in piazza anche per rivendicare “un diritto allo studio diverso, che non è fatto di tagli, di regali ai privati e di soldi destinati al riarmo”, ma di finanziamenti per le borse di studio, per le mense e per gli alloggi pubblici. “Ora la situazione è ancora più grave – continua Niccolai – perché sono anche finiti i fondi europei come il Fondo Sociale Europeo e il Pnrr e quindi non sappiamo se saranno erogate tutte le borse di studio e quali saranno le condizioni degli alloggi”.

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