La mia lettera al ministro Valditara sull’introduzione del melodramma nei licei: una proposta perfettibile
Gentile ministro Valditara,
le scrivo col migliore degli intenti e senza alcun piglio polemico per sottoporle una serie di considerazioni, brevi per la verità, circa la sua recentissima proposta, di per sé meritoria, di inserire il melodramma, bandiera culturale italiana nel mondo, nei piani di studio liceali. Una proposta, la sua, tanto positiva quanto, dal mio modesto punto di vista, perfettibile sotto molteplici aspetti, ragion per cui mi appresto ora a esporle le considerazioni della cui brevità mi son già fatto garante.
Partirò da quelle di natura storico-musicale. Come certamente saprà il melodramma, al pari di qualsiasi altro fenomeno culturale, non è oggetto isolato nel complesso e diramato divenire storico-musicale, ma: 1) il prodotto di precedenti forme e generi nel cui rapporto dialettico deve essere colto;
2) il vicino di casa di forme e generi che nel suo stesso tempo, o meglio nei suoi molteplici tempi di gestazione, crescita e sviluppo si sono inevitabilmente e indissolubilmente legati a esso sotto molteplici forme di continuo e reciproco scambio;
3) l’antenato di ulteriori forme e generi che da esso hanno preso piede per giungere fino alle musiche per film, al musical e a tantissimi fenomeni della nostra contemporaneità.
Isolarlo e scinderlo così dalla storia millenaria di cui è parte pulsante sarebbe come pretendere di capire il romanzo ottocentesco senza adeguatamente conoscere il contesto storico letterario precedente, coevo e successivo: tanto il melodramma quanto il romanzo dell’Ottocento sono inseriti in una fittissima rete di relazioni culturali senza la cui comprensione l’approccio risulterebbe pressoché inutile.
Passiamo ora alle considerazioni squisitamente musicali, inerenti cioè il linguaggio, la materia viva e pulsante, riflessioni queste altre che come avrà modo di vedere faranno da apripista alle ultime considerazioni in oggetto, quelle di natura didattica: ebbene, il melodramma, come chiunque sa, non è un oggetto eminentemente letterario, anzi, lo è solo dopo essere un fenomeno principalmente musicale. Protagonista assoluta del melodramma è la musica, motivo per cui diciamo il Nabucco di Verdi, il Barbiere di Siviglia di Rossini, la Bohème di Puccini, che ne furono i compositori, e non di Solera, Sterbini e Giacosa/Illica, rispettivamente e pur rispettabilissimi autori dei libretti.
Il libretto è ben poca cosa se scisso dalla musica, per la cui spiegazione, per la cui comprensione è opportuno vi siano docenti, e cui passiamo alle considerazioni di natura didattica, adeguatamente preparati, formati, specializzati. Un docente di lettere, ça va sans dire, non possiede le competenze musicali, storico-musicali e didattico-musicali per far sì che un fenomeno tanto importante quale il melodramma non si trasformi, in sede scolastica, in una sordida caricatura di se stesso: pur prescindendo dal più urgente ordine di conoscenze, quelle musicali, in ognuno dei periodi del suo lungo divenire il melodramma è stato crocevia di interessi economici, sociali, politici, religiosi, ecc. tali da richiederne una più che opportuna conoscenza specialistica.
Come per i fenomeni relativi alla storia dell’arte la figura professionale è quella dello storico di settore, mutatis mutandis per i fenomeni storico-musicali la figura professionale di riferimento è lo storico della musica. A riguardo il sottoscritto, insieme al decano degli storici musicali italiani, il compianto Elvidio Surian, fu ispiratore, diversi anni or sono per mezzo di numerosi articoli pubblicati su queste stesse pagine, di una proposta di legge che a gennaio 2019 fu depositata in parlamento, la n. 1553 “Delega al Governo per l’introduzione dell’insegnamento della Storia della musica nella scuola secondaria di secondo grado”.
Credo basterebbe riesumarla, o comunque anche solo consultarla, per far sì che una bella idea, la sua circa il melodramma, non resti zoppa trovando compimento in un quadro maturo e finalmente consapevole del valore non solo culturale ma anche economico di una corretta comprensione e conoscenza del divenire storico-musicale: l’intera filiera dei nostri teatri di tradizione, fondazioni lirico-sinfoniche e auditorium ne trarrebbe, com’è facilmente prevedibile, linfa e nuovo slancio, al pari di quelle che gallerie d’arte e musei traggono dal rapporto che gli alunni dei nostri istituti liceali intrattengono con la storia dell’arte negli della loro formazione.
Gentile ministro, colga quest’occasione per essere ricordato come colui che pose finalmente fine alla più grave, inspiegabile e deleteria lacuna culturale italiana.