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Precipita la crisi dei call center: sciopero l’11 novembre. Slc Cgil: “In Sicilia 7mila posti a rischio, rischio disastro sociale”

I ministri Urso e Calderone convocano un tavolo dopo l'annuncio dell'astensione dal lavoro. Il segretario Saccone: "Primo importante risultato"
Precipita la crisi dei call center: sciopero l’11 novembre. Slc Cgil: “In Sicilia 7mila posti a rischio, rischio disastro sociale”
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Stato di agitazione nel settore dei call center, che sta vivendo la crisi più drammatica della sua storia con pesanti ripercussioni in particolare per la Sicilia e il bacino occupazionale di Palermo. Nel capoluogo, gli esuberi di Konecta Italia e System House si aggiungono ai licenziamenti derivanti dalle chiusure di realtà storiche come Almaviva Contact e Abramo Customer Care. Lo affermano le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil che hanno indetto uno sciopero per l’intera giornata dell’11 novembre. La Slc Cgil di Palermo segnala che “nell’Isola sono oltre 7mila i posti di lavoro direttamente in pericolo, una cifra che rischia di creare un disastro sociale“. Il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso al question time alla Camera ha usato un eufemismo parlando di “una profonda trasformazione” del comparto del tlc (“pensiamo ai call center, per esempio”). Poi ha annunciato di aver “deciso con il ministro Calderone di convocare il tavolo del settore per il prossimo 12 novembre”.

Per Riccardo Saccone, segretario nazionale della Slc Cgil, si tratta di un “primo risultato”, ma ora “ci aspettiamo delle risposte e auspichiamo che non serva solo a ripetere l’elenco dei noti problemi del settore, ampiamente esposti negli incontri precedenti”. La proposta del sindacato prevede “riprofessionalizzazione, strumenti e risorse per gestire la transizione professionale, rispetto delle regole sui sistemi di intelligenza artificiale nei call center che gestiscono i rapporti con la clientela e il backoffice e in tutto il settore: è necessario – continua Saccone – responsabilizzare su questi temi le grandi committenze, specialmente quelle pubbliche, per la tenuta occupazionale dei call center. E occorrono politiche industriali di rilancio del comparto delle Tlc, a partire dal rinnovo delle licenze per il 5G”.

“La Sicilia, e in particolare Palermo, storicamente uno dei bacini più rilevanti d’Italia per i servizi di customer care, rischia di pagare il prezzo più alto di questa trasformazione non governata – ha sottolinea la Slc Cgil palermitana – il continuo calo dei volumi di attività, unito a gare d’appalto al massimo ribasso e al tentativo di eludere la clausola sociale, sta mettendo in ginocchio migliaia di famiglie. A questa mancanza strutturale di tutele e regole si è aggiunta l’introduzione massiccia e incontrollata di strumenti di automazione e Intelligenza artificiale“.

Nelle sole ultime settimane, osservano i sindacati, “la situazione è precipitata a una velocità impressionante: dopo l’annuncio da parte di Konecta Italia di oltre mille a livello nazionale e Callmat con la chiusura del sito di Matera (300 tra lavoratrici e lavoratori), l’ulteriore allarme arriva da System House (525 esuberi) portando così a oltre 2.500 i posti di lavoro a rischio dichiarati in una sola settimana”.

A queste emergenze si sommano le vertenze già aperte da tempo, che vedono centinaia di lavoratori in cassa integrazione o in regime di solidarietà senza prospettive concrete. “Tutto ciò – osserva la Slc Cgil di Palermo – nell’indifferenza delle istituzioni, incapaci di garantire soluzioni occupazionali e di dare seguito agli impegni presi per la salvaguardia del settore. L’istituzione di un tavolo permanente di crisi con il Mimit e con il ministero del Lavoro e delle politiche sociali non è più rinviabile. La transizione tecnologica non può e non deve trasformarsi in un massacro sociale”.

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