“Rai illegale, è ancora tutto sotto i diktat della politica: ora class action per la restituzione del canone”: parla il giurista Ugo Mattei
“Ci aspettiamo una declaratoria del Tar, una dichiarazione giuridica che definisca la Rai illegale perché non ha recepito le norme dell’European Media Freedom Act. E per questo chiediamo anche la restituzione del canone”. Ugo Mattei, giurista e presidente dell’associazione Generazioni Future, domattina sarà davanti al Tar del Lazio in attesa dell’accettazione o meno dei contenuti della diffida presentata contro la Rai e il ministero del Made in Italy da parte di 11 attori della società civile, con 3056 pronti ad attivarsi. Una diffida che è diventata una class action pubblica per la restituzione del canone.
Mattei, che cosa volete ottenere con questa battaglia?
Che la Rai, nella sua governance, sia dichiarata fuori legge poiché non si è adeguata all’Emfa, entrato in vigore nell’agosto del 2025. C’era un anno di tempo per recepire la norma europea che fissa i regolamenti per il funzionamento delle tv pubbliche nei Paesi membri, ma l’Italia fino ad oggi non ha ottemperato ai nuovi obblighi. Siamo in una situazione di totale illegalità.
Dalla Rai, però, dicono che non è compito dell’azienda recepire le direttive Ue e riformare i criteri di governance, cosa di cui si sta occupando il Parlamento.
Falso. Una volta entrato in vigore, infatti, l’Emfa supera la legislazione dei singoli Stati ed è pienamente operativo, toccava alla Rai adeguarsi e farlo rispettare, senza aspettare la politica. La tv pubblica è un soggetto giuridico autonomo: il Cda avrebbe dovuto riunirsi e votare un nuovo statuto scritto secondo i dettami delle nuove regole. Non c’era alcun bisogno di aspettare i tempi della politica, che si allungano sempre per i contrasti tra i partiti. La Rai, però, è stata immobile entrando in una situazione di illegalità.
Tra l’altro, il testo di riforma della governance che sta per arrivare nell’Aula del Senato non sembra molto diverso dall’attuale legge Renzi: a parte il consigliere eletto dai dipendenti, il resto viene indicato dal Parlamento e dal governo tramite il Mef.
Qui hanno voluto fare i furbetti, giocando sulla traduzione di ‘government’ dall’inglese. L’Emfa dice che la dirigenza delle tv pubbliche non deve essere emanazione degli organismi politici, ovvero il governo, ma pure il Parlamento, mentre loro hanno tradotto solo ‘governo’. Quindi hanno pensato di cavarsela spostando l’indicazione dei consiglieri dall’esecutivo a Camera e Senato, una sorta di raggiro linguistico. Facendo poi rientrare dalla finestra pure il governo poiché, oltre ai quattro consiglieri di nomina parlamentare, ce ne sono due indicati direttamente dal Mef. Se la riforma sarà questa, non si risolve nulla e, anzi, si torna al punto di partenza.
Intanto, però, la procedura d’infrazione non parte e sembra che solo due Paesi Europei si siano adeguati all’Emfa…
Qualcuno sostiene che l’Emfa sia un regolamento che l’Europa ha realizzato soprattutto per colpire l’Ungheria di Viktor Orbàn, per dimostrare quanto fosse illiberale, e ora che a Budapest governo e premier sono cambiati, tutto diventa meno urgente, meno pressante.
Quindi finirà tutto a tarallucci e vino?
No, perché il regolamento Ue esiste e chi non lo rispetta subirà una procedura d’infrazione che prima o poi arriverà e costerà parecchio denaro pubblico.
Intanto voi chiedete la restituzione del canone…
Sì, perché a fronte di una situazione di illegalità, quei 90 euro l’anno che gli italiani pagano all’interno della bolletta della luce è una sorta di tassa a TeleMeloni. Quei soldi vanno restituiti ai cittadini per restituire onorabilità al servizio pubblico.
Ma secondo lei quale sarebbe il modo giusto per rendere indipendente la tv pubblica dalla politica e dai partiti?
Si potrebbe applicare l’articolo 43 della Costituzione, che dà la possibilità di trasferire a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese che si riferiscono a servizi pubblici essenziali o abbiano carattere di interesse generale. Ci sono tanti modi per farlo, con una fondazione o con un altro sistema, non spetta a me dirlo.
Intanto la stagione Rai è partita con diversi flop per quanto riguarda i programmi di approfondimento e sull’onda delle polemiche del caso Report…
Con l’Emfa in vigore sarebbe stato più complicato cacciare su due piedi Sigfrido Ranucci, perché, anche in questo caso, la norma è più stringente e per rimuovere un conduttore o un direttore prevede diversi passaggi basati su motivazioni valide e trasparenti. Mentre mi pare evidente che la rimozione di Ranucci sia avvenuta su espresso desiderio della politica. Io sono sempre per la libertà di stampa, sto con Ranucci come stavo con Assange, non per difendere la persona, ma il principio e quello che rappresentano.