‘La bara per Marcelli è pronta’: perché difendere la Palestina mi sta costando minacce di morte
“Qui l’agenzia di pompe funebri. Volevamo avvisare il signor Marcelli che la bara è pronta”. Giovedì 8 ottobre alle ore 12.30 circa ho ricevuto questo sibillino e minaccioso messaggio. Quali gli autori? Come ho riferito alle Forze dell’Ordine, prontamente avvisate e assai cooperative e disponibili, ho motivo di ritenere che il macabro messaggio sia riconducibile alla mia attività in difesa del popolo palestinese e contro il genocidio. Si tratterebbe quindi delle frange estremiste e organizzate del sionismo che da qualche tempo stanno praticando, in particolare a Roma, una sorta di terrorismo a bassa intensità fatto di attentati, aggressioni e intimidazioni di ogni genere.
Il fenomeno non va sottovalutato e prima o poi potrebbe scapparci il morto. Eppure devo constatare che, al di là dell’indiscutibile buona volontà e professionalità dei singoli tutori dell’ordine, le alte sfere del ministero dell’Interno, con in testa il buon Piantedosi, e quindi il governo Meloni nel suo complesso, appaiono più che altro intente a perseguitare i critici di Israele, comprimendo arbitrariamente la libertà di pensiero e di informazione, che a identificare e reprimere coloro che, forti innanzitutto della loro assoluta impunità, vorrebbero importare in Italia la guerra e il genocidio scatenati da Netanyahu & C.
Nessun provvedimento è stato infatti mai adottato nei confronti di costoro, i cui nominativi e indirizzi sono tuttavia ovviamente noti a Digos e Carabinieri. Basti pensare che il ventunenne Eitan Bondi, autore confesso della sparatoria del 25 aprile, se l’è cavata con qualche giorno di arresti domiciliari.
Questa evidente impunità è intollerabile e confligge in modo aperto col principio dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e con il compito istituzionale di prevenzione e repressione dei reati e tutela dell’ordine pubblico che spetta alle autorità di polizia. Mentre Mohammed Hannum e altri palestinesi sono ancora in cella sulla base di accuse formulate sulla base di materiale prodotto in buona parte da organismi facenti capo al governo genocida israeliano, e Piantedosi e Valditara reprimono cittadini, studenti e insegnanti che osano denunciare i crimini di Israele, i terroristi o aspiranti tali sionisti imperversano tranquilli e sicuri della loro impunità.
Si tratta d’altra parte dell’altra faccia della complicità del governo italiano col genocidio che abbiamo denunciato alla Procura di Roma e alla Corte penale internazionale e che continua, nonostante il tentativo vergognoso di nasconderla, confermato ad esempio dal rifiuto anticostituzionale delle Dogane di rivelare la natura, quantitativo e destinazione del materiale bellico in transito per il porto di Ravenna o altri porti.
Il governo italiano è purtroppo parte integrante del meccanismo che alimenta la guerra, non solo in Palestina, e il genocidio. La guerra viene promossa mediante un uso scriteriato delle Forze armate e delle risorse erariali, sostenendo il regime corrotto e guerrafondaio di Zelensky, che fa di tutto e di più per far scoppiare la Terza Guerra Mondiale allontanando così la propria inevitabile fine, o mandando contingenti militari malamente mascherati a puntellare il regime saudita che si trova in forte difficoltà di fronte alla controffensiva yemenita.
Anche il regime criminale, terrorista e genocida di Bibi Netanyahu è inevitabilmente alla frutta. I partiti arabi sono destinati a svolgere un ruolo decisivo nella prossima legislatura israeliana. Ciò non comporterà l’abbandono immediato delle attuali politiche, ma il governo del generale Eisenkot o di altri dovrà fare i conti con pressioni interne e internazionali crescenti e si apriranno nuove prospettive per un assetto di quella cruciale regione finalmente conforme al diritto internazionale e al rispetto dell’umanità oggi martoriata nelle carni dell’eroico popolo palestinese.
Personalmente ho sempre nutrito il massimo rispetto e considerazione per la cultura ebraica che considero parte importante del patrimonio ideale comune dell’umanità. Così pure per la storia e l’identità delle comunità ebraiche. Queste ultime non possono però in nessun caso tramutarsi nella longa manus di uno Stato che attualmente si qualifica come criminale, terrorista e genocida, e i loro membri devono osservare i loro doveri normativi e costituzionali alla pari con qualsiasi altro cittadino italiano.
Uno Stato di Israele depurato da Netanyahu & C. e da ogni ideologia suprematista, al cui interno ebrei, arabi, drusi ed altri convivano fraternamente, potrebbe costituire il perno di un nuovo ordine mediterraneo improntato ai principi della pace e della cooperazione internazionale. Sembra un sogno irraggiungibile, ma costituisce in realtà un obiettivo irrinunciabile, da perseguire combattendo strenuamente l’attuale sciagurata politica estera di Meloni e dei settori che, anche all’interno del cosiddetto “campo largo” continuano a considerare se stessi e tutti noi come sudditi sciocchi e ciechi dell’Occidente in declino anziché come fautori del futuro condiviso dell’umanità basato sui principi fondamentali consacrati dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Costituzione italiana.