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Scandalo Pegasus in Polonia, il premier Tusk: “Consegnati a Israele i dati di centinaia di cittadini spiati. Un crimine contro lo Stato”

Il premier commenta quanto emerso da una perizia dell'intelligence, secondo cui il software di Tel Aviv ha trasmesso i dati di magistrati, attivisti e oppositori politici fuori dai confini polacchi, senza il controllo di Varsavia
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Dati estratti dagli smartphone di centinaia di cittadini polacchi a loro insaputa, inclusi magistrati, attivisti, giornalisti e oppositori, e trasmessi senza il controllo di Varsavia fuori dai confini nazionali. I telefoni venivano intercettati dal software, che era in grado di accedere a qualsiasi contenuto: le chat, la telecamera, i messaggi, il microfono e la posizione. Sono i dettagli emersi dall’indagine della Procura e dal lavoro della commissione d’inchiesta sul cosiddetto scandalo Pegasus, che prende il nome dal programma sviluppato dall’israeliana NSO Group usato come software spia antiterrorismo dall’Ufficio nazionale anticorruzione (CBA) durante il precedente governo polacco. “Un crimine contro lo Stato” lo ha definito l’attuale primo ministro Donald Tusk, che in un video diffuso sui suoi social ha commentato con toni molto duri gli elementi resi noti dalla Procura polacca, parlando del “più grande scandalo” dalla caduta dell’Unione sovietica.

“Il governo precedente ha firmato un contratto di oltre 33 milioni di złoty con un’azienda israeliana, la Nso Group, per avere uno strumento di sorveglianza, tracciamento, intercettazione spionaggio su cui di fatto non avevano alcun controllo, perché restava nelle mani di Israele e della sua società” ha accusato Tusk. Secondo quanto accertato, sono stati spesi in tutto 60 milioni di zloty. Parte di quei soldi, 25 milioni di złoty, sono stati prelevati dal Fondo di Giustizia, un tesoretto pubblico usato per dare assistenza alle vittime di rati. “Hanno usato i soldi che spettavano alle vittime in Polonia, alle vittime di reati, per un sistema che di fatto prelevava tutti i possibili dati riguardanti i cittadini polacchi e i leader dell’opposizione polacca. E poi questi dati finivano in Israele” ha aggiunto.

Secondo quanto accertato dai periti dell’intelligence, l’Ufficio centrale anticorruzione che gestiva Pegasus non aveva accesso ad alcuni account amministrativi del software e nemmeno ad alcune componenti del sistema. E questo impediva all’Ufficio anticorruzione (CBA) di avere il completo controllo di ciò che veniva fatto e del funzionamento del software. “Il sistema – si legge nel comunicato diffuso dalla Procura – permetteva di ottenere un’ampia gamma di dati dai dispositivi mobili senza la conoscenza e il consenso dei loro utenti”.

Nelle stesse ore in cui veniva resa pubblica la perizia, la commissione d’inchiesta parlamentare pubblicava il suo rapporto conclusivo annunciando 11 denunce per reati collegati all’utilizzo di Pegasus. Sotto accusa alcuni tra i principali esponenti del partito nazionalista di destra Diritto e Giustizia (Pis), al governo dal 2015 al 2023, tra cui l’ex ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro, quello die servizi segreti Mariusz Kamiński e l’ex capo degli 007 Piotr Pogonowski. “È stato accertato ciò che il precedente governo ha nascosto per anni. Lo Stato non ha mai avuto un controllo completo su Pegasus. I dati di giudici, procuratori, amministratori locali e politici dell’opposizione polacchi erano nelle mani di un’azienda straniera”, ha commentato la presidente della Commissione, Magdalena Sroka. La commissione ha accertato che i giudici che dovevano autorizzare le attività di sorveglianza non erano sa conoscenza delle funzioni del software, in particolare della capacità di accedere al contenuto del telefono.

“Nessuno sa davvero cosa sia stato fatto con questi dati, se siano stati o saranno utilizzati per qualcosa. Soprattutto perché personaggi pubblici erano soggetti a sorveglianza”, ha detto il deputato della Sinistra Tomasz Trela ​​in un’intervista a Tok Fm. “Questo non è più uno scandalo, in realtà, e credo che sia evidente per tutti: parliamo di un crimine di Stato e ne risponderanno“, ha concluso il premier Tusk.

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