Ilva, è protesta a oltranza: “Altre 48 ore di sciopero”. Trasporti in tilt a Taranto. Il governo approva il decreto: gli impianti rimarranno in preriscaldo
La protesta degli operai dell’Ilva, ormai ferma, va avanti a oltranza da Taranto a Genova. E i sindacati hanno proclamato altre 48 ore di sciopero, non escludendo che – senza risposte adeguate – ne vengano proclamati a raffica, senza interruzioni. Intanto il governo ha approvato un decreto che prevede il mantenimento degli impianti dell’area a caldo di Taranto in modalità di preriscaldo, senza produzione, per scongiurarne lo spegnimento definitivo in attesa della pronuncia della Cassazione del 20 ottobre.
Al secondo giorno di blocchi, le proteste iniziano a creare disagi, soprattutto in Puglia, dove manca il carburante negli aeroporti di Bari e Brindisi e lo stesso problema coinvolge la coinvolge la società di mobilità urbana di Taranto a causa dell’isolamento della raffineria Eni. Intanto nel capoluogo ligure i lavoratori insistono, insieme alle istituzioni, per una soluzione autonoma che passerebbe attraverso l’acquisto di materiale grezzo sul mercato che dovrebbe poi essere lavorato nello stabilimento di Cornigliano. Durante la notte, i dipendenti si sono accampati davanti alla prefettura con le tende e hanno invitato la cittadinanza a un barbecue solidale al quale ha partecipato anche il presidente della Regione Marco Bucci.
Operai Ilva di Genova, la lettera a Piantedosi
Questa mattina, in occasione della visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in Prefettura, a pochi metri dal “campeggio” di protesta, gli operai hanno consegnato al capo del Viminale una lettera nella quale hanno illustrato un possibile piano per permettere alla fabbrica di continuare a lavorare anche se fosse confermato in Cassazione, il prossimo 20 ottobre, il fermo dell’area a caldo di Taranto che produceva il materiale poi laminato in Liguria. Sarebbe così evitato lo spettro della cassa integrazione per circa 2.000 lavoratori, già annunciata dai commissari straordinari che hanno disposto lo stop alle attività “entro il 15 novembre”, una data che – apprende Ilfattoquotidiano.it – sarà in realtà anticipata di una settimana. La situazione, ha annunciato la sindaca Silvia Salis, potrebbe sbloccarsi: “I commissari sono al lavoro per una soluzione”. Consisterebbe nell’acquistare il materiale sul mercato, lavorandolo a Genova e Novi Ligure, per poi rivenderlo.
Aeroporti senza carburante per i blocchi dei lavoratori di Ilva
Anche a Taranto la manifestazione non si è praticamente mai interrotta. I blocchi stradali sono andati avanti tutta la notte, sia lungo la Statale 106 che sulla Bari-Taranto. Il presidio taglia in due le principali arterie di ingresso e uscita dalla città verso Nord e verso Sud e iniziano a registrarsi i primi disagi: non solo sul traffico, con lunghe code in uscita dalla città, ma anche difficoltà nei rifornimenti di carburante costringono Kyma Mobilità, azienda che gestisce il trasporto pubblico, a rivedere il servizio. E manca il carburante negli aeroporti di Bari e Brindisi, con la società che gestisce i due scali che ha dovuto allertare i piloti sulla impossibilità di rifornirsi dopo l’atterraggio. A determinare la situazione è l’interruzione del passaggio ai varchi della raffineria Eni, che impedisce ai mezzi incaricati di consegnare il gasolio di raggiungere regolarmente le destinazioni. Fino a lunedì sera erano 37 le autocisterne bloccate nello stabilimento. L’azienda partecipata per la mobilità urbana ha avvertito gli utenti con un comunicato, preannunciando “significative modifiche” alla programmazione.
Manca il gasolio anche ai bus di Taranto
“Con il proseguire del blocco del varco della Raffineria Eni, non è stato possibile effettuare il regolare approvvigionamento di gasolio utile al rifornimento degli autobus”, riferisce Kyma Mobilità. Rimane però l’incognita sull’effettiva disponibilità delle corse. “Al momento non è possibile indicare con certezza le corse regolari”, precisa la società, senza pubblicare un elenco delle linee interessate o una tabella degli orari garantiti. Le ripercussioni della mobilitazione per la vertenza siderurgica si estendono così anche al trasporto pubblico cittadino, con possibili difficoltà per chi deve raggiungere il posto di lavoro, le scuole o le strutture sanitarie. Per gli utenti resta l’incertezza sulla regolarità delle corse, mentre il servizio potrebbe subire variazioni legate all’impossibilità di garantire il normale rifornimento dei mezzi.
Il decreto per l’Ilva: gli impianti rimarranno in modalità di preriscaldo
Nel pomeriggio, il governo ha approvato in Consiglio dei ministri un decreto che prevede il mantenimento degli impianti dell’area a caldo di Taranto in modalità di preriscaldo, senza produzione, per scongiurare lo spegnimento definitivo in attesa della pronuncia della Cassazione del 20 ottobre. Il provvedimento interviene anche sulla cassa integrazione, che potrebbe coinvolgere circa 9mila dipendenti, prevedendo fino al 30 giugno 2027 un’integrazione del 70% dell’indennità già percepita. Previsti inoltre esoneri contributivi per favorire il reimpiego dei lavoratori e l’erogazione dell’ultima tranche, pari a 40,5 milioni di euro, di un prestito ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. La ministra del Lavoro Marina Calderone aveva già annunciato che la vendita a un nuovo acquirente avverrà entro 8 mesi. I sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono però di rafforzare il provvedimento con incentivi all’uscita, prepensionamenti e benefici previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto. Prevista anche la successiva nomina di un commissario straordinario per la reindustrializzazione delle aree ex Ilva di Taranto, nell’ambito di un Piano degli investimenti che dovrà essere approvato dal Consiglio dei ministri.