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L’ultimo Bracardi: nel mio film viene fuori tutta l’umanità e la meravigliosa anarchia

Non è possibile immaginarlo raffreddato dalla morte, lui così vulcanico, sarà uno dei cadaveri a cui la bara andrà stretta. Forse con me la sua ultima apparizione pubblica
L’ultimo Bracardi: nel mio film viene fuori tutta l’umanità e la meravigliosa anarchia
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L’ultima pernacchia è arrivata e l’avrà fatta anche davanti alla morte, irriverente fino alla fine.
Giorgio Bracardi, vulcanico, esplosivo, triturante, spiazzante, folle. La sua comicità era tutto un bestiario, non solo Scarpantibus, l’uccello preistorico, anche Max Vinella o il fascista nostalgico Ermanno Catenacci o il dottor Marsala o anche il cantante antipatico, erano tutti bestie perché l’uomo è una bestia! La sua comicità era un frullatore autarchico, Bracardi era un Esopo postmoderno, una scossa elettrica continua che creava il mostro della sua comicità. Irrefrenabile e ingovernabile, quel genio della radio e della tv che è Renzo Arbore faceva fatica a contenerlo quando gli dava spazio perché Bracardi esondava, non per manie di esibizionismo, ma per seguire il flusso ipertrofico della propria coscienza o incoscienza comica.

Non si stava mai tranquilli con lui in uno studio televisivo, era un comico pericoloso, ergo era un comico di razza, perché se la comicità non è pericolosa è solo servilismo, nient’altro. Funzionava benissimo anche in radio, la famosa trasmissione Alto gradimento di Arbore e Boncompagni, dove Bracardi entrò nell’immaginario di tutti attraverso la sua voce tonitruante, col personaggio di Scarpantibus, l’uccello preistorico, e non a caso, perché in Bracardi c’era qualcosa di preistorico, di atavico, di primordiale, pur essendo lui uomo colto e raffinato, ma sempre consapevole che l’uomo è una bestia! Sapeva suonare benissimo il pianoforte, poteva cimentarsi in un notturno di Chopin, con pernacchia al seguito.

Lui si definiva un liberale, odiava sia il fascismo che il comunismo, detestava con tutto se stesso qualsiasi forma di dittatura, ma più che un liberale per me Bracardi era un meraviglioso anarchico della comicità, la sua vis comica era una forma estrema di libertà, non si lasciava mettere la museruola, per questo negli ultimi anni era stato messo da parte, forse anche dai suoi amici di un tempo, e si sentiva solo e abbandonato, come un cane, come una bestia! Lo hanno messo in gabbia, la gabbia dell’indifferenza e lui ne soffriva. Che io sappia solo Dario Ballantini gli è rimasto vicino, si erano conosciuti a Striscia La Notizia, e nacque un’amicizia affettuosa e appassionata che è durata negli anni, fino alla fine.

Non è possibile immaginarlo raffreddato dalla morte, lui così vulcanico, sicuramente sarà uno dei pochissimi cadaveri a cui la bara andrà stretta, e non mi stupirei se nella camera ardente il suo cadavere iniziasse a urlare Patroclooo o Perché non sei venuta? Tiiinnnn. Ma alla fine la morte arriva per tutti, anche per chi ha fatto della propria vita un gioco liberatorio, fatto di sberleffi surreali, di smorfie tragicomiche, di versacci sempre contro il Potere, di un comico che non è mai salito sul carro del vincitore, perché Bracardi aveva una dignità interiore cristallina, perché, diciamolo senza vergogna, era un puro, e tutto è puro per i puri, omnia munda mundis. Proprio grazie a Dario Ballantini ho avuto il piacere di incontrarlo a Roma, al bar Vanni che lui frequentava assiduamente, e insieme al mio amico Raffaele Rivieccio, noto critico e curatore di rassegne cinematografiche, lo abbiamo intervistato e io gli ho dedicato uno dei miei video ritratti. Forse questo mio film è la sua ultima apparizione pubblica, vi consiglio di vederlo perché viene fuori la sua umanità e la sua gentilezza, l’uomo e non solo il personaggio, perché a me interessa sempre l’uomo che sta dietro alla maschera.

E vi posso confermare che non c’è un vero scollamento tra l’uomo e la maschera. Il film ritratto finisce con un’invettiva contro tutti quei “maledetti pretacci iraniani” che soffocano la gioventù.

In fondo Bracardi è stato un lunghissimo inno alla giovinezza, l’età avanzata per lui era solo un molesto dato anagrafico, un piccolo fastidio nel vortice della sua giovinezza. Avremmo dovuto girare una seconda parte, il film doveva essere più lungo, c’era l’idea di filmare Bracardi mentre suonava il pianoforte, ma aveva posto la condizione che fosse un pianoforte steinway, il migliore in assoluto, perché Bracardi aveva un senso altissimo della propria arte e non amava i cialtroni.

Io, da vero cialtrone, non mi ero organizzato bene, non ero riuscito a procurare uno steinway per il giorno dopo, e quindi la seconda parte del film è sfumata, tutto è finito con una pernacchia, ma quanta dignità c’è in una pernacchia? C’è l’irriverenza del popolo che abbatte ogni classe sociale, con una pernacchia puoi fare saltare dal trono un re o renderlo improvvisamente ridicolo, la pernacchia è una forma di libertà, da una pernacchia può nascere una rivoluzione. Teniamoci stretto il ricordo di questo comico che ci insegna ad essere liberi, anche solo facendo vibrare le labbra, fino all’ultima pernacchia: PRRRRTTT!

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