Contratto dei dipendenti delle Rsa rinnovato coi sindacati minori. Cgil & C.: “Dumping contro i lavoratori”
Con il decreto sul “salario giusto” il governo Meloni sperava di aver affondato il colpo contro i contratti collettivi al ribasso, e firmati da sindacati minori, ma la realtà suggerisce di ricredersi. Il 9 ottobre, l’Anaste (l’associazione delle residenze sanitarie assistenziali, le cosiddette rsa) – ha sottoscritto un’intesa con un gruppo di sigle escludendo Cgil, Cisl e Uil. Gli aumenti previsti sono di appena 40 euro al mese, che diventeranno 90 euro solo da gennaio 2028. Questo l’incremento per chi oggi, al quarto livello, prende 1.562 euro lordi.
Si tratta tra l’altro di uno dei settori che proprio con il provvedimento del Primo Maggio hanno ricevuto un regalo dal centrodestra: è stato escluso dall’obbligo di aumentare automaticamente gli stipendi in caso di ritardo nel rinnovo di almeno nove mesi. Tornando al contratto appena sottoscritto, i sindacati che hanno partecipato alla trattativa sono Ciu Unionquadri, Confsal, Cse e Confelp. Sono gli interlocutori con cui Anaste firma accordi ormai dal 2017, anno in cui ha smesso di sottoscriverli con le sigle del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil. Da allora le tre sigle confederali accusano l’associazione di fare dumping.
“Sottoscrivere una pre-intesa per il rinnovo del Ccnl 2026-2028 con organizzazioni sindacali diverse da quelle comparativamente più rappresentative del settore sociosanitario, mentre era già in corso un confronto con Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fp, è un comportamento grave e inaccettabile”, scrivono oggi i tre sindacati. Nulla di nuovo, insomma: Anaste ha da quasi dieci anni scelto i sindacati con cui firmare i contratti del personale delle rsa, mettendo fuori i tre maggiori. Questo ultimo rinnovo, tuttavia, arriva malgrado il decreto del Primo Maggio, pochi mesi fa, abbia provato a incentivare i contratti “comparativamente più rappresentativi”, stabilendo che solo chi li applica può accedere ai bonus pubblici.
Il presidente di Anaste, Sebastiano Capurso, si difende ritenendo che le sigle autonome sedute al tavolo siano rappresentative: “La valutazione della rappresentatività – spiega a ilfattoquotidiano.it – non si esaurisce in un solo dato formale, ma richiede la considerazione di una pluralità di indici, tra i quali la consistenza organizzativa, la diffusione territoriale, la partecipazione alla contrattazione collettiva, l’effettiva attività sindacale svolta e la presenza nel settore interessato. La stessa giurisprudenza, sul territorio nazionale, ha sancito, nel tempo, sia la natura leader del Ccnl in questione sia la natura comparativamente più rappresentativa sul piano nazionale delle parti sociali firmatarie”.
Come detto, le imprese di questo settore hanno anche ricevuto un grosso regalo dal governo, proprio nel provvedimento approvato a ridosso del Primo Maggio: le aziende che si occupano di sanità privata e residenze socio-sanitarie sono state escluse dall’obbligo di adeguare automaticamente gli stipendi dopo nove mesi dalla scadenza del contratto collettivo. La norma stabilisce che l’aumento dovrebbe essere pari al 50% dell’inflazione; per le cliniche private e le case di riposo, invece, questa regola non vale, non sono tenute a far salire gli stipendi in base a quell’automatistmo.
Il centrodestra ha introdotto quell’articolo nel decreto sapendo che a beneficiarne sarebbe stato soprattutto il parlamentare leghista Antonio Angelucci, imprenditore nel campo della sanità privata. Sanità privata e strutture come le rsa sono quindi escluse da questo obbligo rigido di aumentare i salari facendo recuperare almeno metà dell’inflazione, ma dovrebbero comunque introdurre meccanismi simili nei loro contratti. Dovrebbero cioè stabilire un sistema fisso che permetta ai lavoratori di mantenere almeno parte del potere d’acquisto anche quando si accumula ritardo nel rinnovo del contatto. Questo è stato inserito nel contratto? “Sul piano economico – spiega Capurso – il nuovo Ccnl prevede un incremento dei minimi contrattuali conglobati mensili, portando il contratto a essere il più remunerativo del comparto, oltre che il primo e l’unico rinnovato nel triennio 2026-2028”. Risposta da cui non si comprende che meccanismi preveda il contratto per proteggere i salari dall’inflazione in caso di ritardo nei prossimi rinnovi.