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L’ambasciatore russo Paramonov: “C’è una parte di Italia che resiste alla propaganda bellica e si oppone alla guerra con noi”

La lunga intervista del diplomatico all'agenzia russa Tass: "Oltre la metà degli italiani non crede più alle narrazioni che vengono loro imposte"
L’ambasciatore russo Paramonov: “C’è una parte di Italia che resiste alla propaganda bellica e si oppone alla guerra con noi”
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Esiste una parte di società e di politica italiana che “si oppone al coinvolgimento in una guerra contro la Russia“, che è immune alla “propaganda bellica di Kiev” ed è scettica sul sostegno indiscriminato all’Ucraina. È il cuore dell’intervento che l’ambasciatore russo in Italia, Alexei Paramonov, ha fatto all’agenzia Tass, mandando un messaggio chiaro al fronte contrario all’appoggio militare a Kiev. In una lunga intervista, il diplomatico ha assicurato che questa parte del Paese, la maggioranza sostiene, è sotto la lente del Cremlino, che la guarda con sempre più interesse.

Paramonov ha parlato di italiani “costretti ad ascoltare incessantemente le monotone litanie sul sostegno a 360 gradi all’Ucraina e le rielaborazioni locali della propaganda bellica di Kiev“. Ma la Russia “sente anche la voce dell’altra Italia”, compresa quella “dei politici dell’opposizione, degli attivisti e della società civile“, che si oppone al coinvolgimento dell’Italia in una guerra contro Mosca. Secondo l’ambasciatore “è proprio attorno al tema della Russia e dei rapporti Mosca che si delinea una delle principali linee di frattura nel dibattito politico” interno al Paese.

“È stata per noi una piacevole sorpresa constatare – ha sottolineato – come la maggioranza degli italiani resista alle pressioni della propaganda ufficiale. Basta consultare i social per imbattersi in centinaia e migliaia di pubblicazioni a sostegno della Russia dei cittadini italiani. Si sta facendo strada la consapevolezza che gran parte dei contenuti antirussi diffusi dai mezzi d’informazione si fonda su menzogne, falsificazioni e manipolazioni dei fatti.

Un passaggio è poi dedicato ai media, a quei mezzi d’informazione che secondo l’ambasciatore sono “sono profondamente intrisi di una russofobia radicatasi nei secoli“. La maggior parte degli editorialisti politici politici delle testate nazionali, ha detto, è “composta da persone di età piuttosto avanzata, che hanno costruito la propria carriera già ai tempi dello scontro ideologico con l’Unione Sovietica”. Oggi “continuano ad analizzare la Russia e la sua leadership ricorrendo a metodi e stereotipi del passato. Leggono prevalentemente giornali anglofoni e, spesso, neppure sanno utilizzare Internet. Non sorprende, pertanto, che, secondo gli ultimi sondaggi, oltre la metà degli italiani non creda più alle narrazioni che vengono loro imposte e non sostenga, tra l’altro, l’invio di armamenti al regime di Zelensky, il quale non fa che prolungare le sofferenze della popolazione ucraina, impedendo ormai da quattro anni di porre fine al conflitto”.

E infine, rispondendo a una domanda in merito alle elezioni del prossimo anno e su come potrebbero influire nei rapporti con la Russia, ha ricordato la figura di Marco Polo, il quale “aveva indicato all’Italia la possibilità di scoprire la propria dimensione eurasiatica. Il mio consiglio alle forze costruttive italiane, di qualsiasi orientamento siano è di guardare con occhi nuovi all’eredità del grande veneziano, ampliando i propri orizzonti geopolitici e ideologici, e puntando su una cooperazione paritaria e reciprocamente vantaggiosa coi nuovi centri mondiali di crescita nel vasto spazio eurasiatico: è uno spazio che è sempre più integrato sul piano istituzionale, organizzato sul piano economico e interconnesso sul piano territoriale”.

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