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Meloni dall’assemblea di Assolombarda ammette: “Sul caro energia servono risposte strutturali”. E torna ad attaccare le quote Ue di emissione

La presidente del Consiglio blandisce gli industriali - hanno bisogno di uno Stato che "non li consideri un mero soggetto da tassare quando non direttamente da controllare o addirittura da ostacolare" - e rivendica interventi per "60 miliardi" contro il caro bollette. Poi lancia una sorta di avvertimento a Bruxelles: "L'Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì"
Meloni dall’assemblea di Assolombarda ammette: “Sul caro energia servono risposte strutturali”. E torna ad attaccare le quote Ue di emissione
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“Nessun motore corre senza carburante“. Mentre a Taranto l’ex Ilva si spegne, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sceglie l’energia come uno dei temi centrali del suo intervento all’assemblea generale di Assolombarda, a Milano. E parte dalla rivendicazione delle misure adottate dal governo per contenere il caro bollette sostenendo che “in questi anni” – il riferimento temporale non è dettagliato – sono stati stanziati “oltre 60 miliardi di euro per proteggere gli italiani”. Poi torna ad attaccare le quote Ue di emissione e, nel clima di campagna elettorale, lancia una sorta di avvertimento: “L’Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì. Siede lì per dire quello che va detto quando va detto, anche se è scomodo, anche quando costa”. Non può mancare una carezza agli industriali: “Un’industria che vuole creare ha certamente bisogno di volontà, ma ha anche bisogno di uno Stato che accompagni, che la consideri un alleato e che non la consideri un mero soggetto da tassare quando non direttamente da controllare o addirittura da ostacolare”. Segue la promessa di inserire nella legge di Bilancio “una misura di carattere fiscale per agevolare gli investimenti in software utilizzati tramite i contratti di cloud”.

“Abbiamo ridotto gli oneri in bolletta, abbiamo eliminato il differenziale tra il prezzo del gas italiano e quello europeo, costruito strumenti come il gas release e l’energy release, che consentono alle imprese di acquistare gas ed elettricità a prezzi calmierati sfruttando la garanzia dello Stato”, elenca la premier. A questi interventi si aggiungono “il taglio delle accise, il meccanismo delle accise mobili, l’abolizione poi del bollo auto sulle macchine più utilizzate dalle famiglie e in città. E poi abbiamo rivolto a tutte le principali società energetiche un appello per calmierare i prezzi dell’energia carburanti e non solo, appello a cui diverse compagnie e società hanno risposto positivamente”. Sul fronte dei costi dell’elettricità, “con la Commissione stiamo lavorando per costruire un meccanismo che consenta di contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre energia elettrica e il confronto è in fase avanzata”: il decreto bollette convertito in legge ad aprile, che doveva garantire 5 miliardi di euro di risparmi per famiglie e imprese, è ancora al palo causa trattative con la Ue.

La presidente del Consiglio riconosce però che gli interventi emergenziali non sono sufficienti. “Se noi non costruiamo risposte strutturali di lungo periodo, rischiamo di essere sempre più in balia dell’emergenza, atteso lo scenario che vediamo svilupparsi attorno a noi”, dice, indicando la necessità di intervenire sulle condizioni che determinano i costi dell’energia. Dopo aver rivendicato il lavoro svolto dal governo per aumentare la potenza installata da fonti rinnovabili, cresciuta, secondo quanto riferito dalla premier, “quasi del 40%”, tra le priorità indica anche il rilancio della produzione nazionale di petrolio e gas: “Non è sensatissimo comprarli a migliaia di chilometri da qui quando una parte la possiamo estrarre in Italia”.

L’altro capitolo è il nucleare. “Abbiamo varato la legge che consente di riprendere dopo 40 anni il cammino del nucleare“, afferma la premier, precisando che sono state create “le condizioni utili per avviare un percorso che ha un obiettivo ambizioso e necessario, cioè di arrivare ad avere la prima produzione di energia da nuovo nucleare entro il prossimo decennio“.

Nel suo intervento la presidente del Consiglio torna anche all’attacco del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, gli Ets. “Questo meccanismo gonfia artificialmente i prezzi, crea squilibri tra gli stati membri e danneggia le nostre imprese manifatturiere, particolarmente nella capacità di competere in un mercato globale nel quale i nostri principali concorrenti non sono neanche lontanamente sottoposti agli stessi vincoli”, ribadisce. La premier vede il rischio di trasferire la produzione industriale fuori dall’Europa senza ottenere una riduzione delle emissioni globali. “Se un’acciaieria chiude in Lombardia e quell’acciaio andiamo a comprarlo dall’altra parte del mondo, prodotto con standard ambientali molto più bassi, il pianeta non ci guadagna, anzi ci perde”, afferma. “Da una parte noi perdiamo competenze, perdiamo lavoro, perdiamo filiere. E dall’altra non abbiamo neanche meno emissioni globali”. Per Meloni, “Non è questa la strada giusta per restituire all’Europa autonomia strategica, forza, peso economico”.

Nel passaggio dedicato al prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea, la presidente del Consiglio sostiene la necessità di finanziare nuove priorità, a partire dalla competitività, ma contesta l’ipotesi di trovare le risorse riducendo i fondi destinati alla coesione e alla politica agricola comune. “Anche noi vogliamo siano finanziate nuove priorità nell’ambito del bilancio pluriennale della Ue, tra queste anche la competitività, ma non si possono reperire risorse tagliando su coesione e politica agricola che sono la precondizione per la competitività”. La premier rivendica la linea del governo nei confronti delle istituzioni europee e respinge l’idea che contestare alcune scelte significhi indebolire l’Unione. “L’Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì. Siede lì per dire quello che va detto quando va detto, anche se è scomodo, anche quando costa. Perché l’Italia è tra le nazioni che l’Europa l’hanno fondata e ha il diritto e il dovere di dire quando qualcosa non va non per indebolirla, ma esattamente per il contrario: per renderla più forte”.

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