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Le famiglie rom del villaggio di Giugliano sono senz’acqua: l’amministrazione comunale dimentica troppe cose

Qualcuno sussurra la parola che nessuno vorrebbe sentire: sgombero. Un termine che andrebbe tradotto con “mettere la polvere sotto il tappeto”
Le famiglie rom del villaggio di Giugliano sono senz’acqua: l’amministrazione comunale dimentica troppe cose
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Da più di cinque mesi le famiglie rom presenti nel “villaggio attrezzato” in zona ASI a Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, sono prive di acqua e, dopo un breve e intermettente periodo nel quale il Comune ha garantito un insufficiente servizio di consegna di autobotti, dal mese di ottobre l’emergenza idrica si è riproposta. La situazione è diventata intollerabile anche se, per gli addetti ai lavori, non c’è niente di nuovo sotto il sole: la Città Metropolitana di Napoli in generale e la città di Giugliano in Campania in particolare, sono i luoghi peggiori dove un bambino o una bambina rom, in Europa, possano nascere e vivere.

All’interno del panorama italiano, infatti, la Città Metropolitana di Napoli risulta essere l’area più complessa e problematica per quanto riguarda la cosiddetta “questione rom”. Nel Comune di Giugliano in Campania risultano essere quasi 800 le persone identificate come rom in emergenza abitativa, pari allo 0,64% della popolazione residente, più di 20 volte in più rispetto al dato nazionale dello 0,03%.

Le famiglie attualmente residenti nell’insediamento di zona ASI si muovono da oltre 30 anni nell’area a nord di Napoli. Per loro, nel 2011, il Comune aveva inaugurato un “villaggio attrezzato” appositamente realizzato con 24 moduli abitativi con fondi regionali e comunali, con un costo di quasi un milione di euro. Al suo interno si registra oggi la presenza di 19 nuclei familiari comprensivi di 89 persone pari a: 40 adulti e 49 minori. Risiedono nel “villaggio”: una donna in stato di gravidanza, due adulti con ritardi cognitivi, un minore affetto da autismo, un adulto sotto trattamento di dialisi.

Il 13 maggio 2026 gli abitanti del “villaggio” hanno riscontrato la totale interruzione idrica. Il guasto, nell’estate più torrida della storia, ha lasciato le famiglie senza acqua e, dopo le numerose segnalazioni, a partire dal 4 luglio scorso, l’Amministrazione Comunale ha provveduto al saltuario e insufficiente servizio di autobotti. Il 31 luglio scorso, con Ordinanza sindacale n.321 il sindaco di Giugliano in Campania, ha ordinato “all’ASI, in qualità di proprietaria della condotta idrica a servizio dell’insediamento: di completare con la massima urgenza gli interventi necessari al ripristino della fornitura […]; nelle more del predetto ripristino, di assicurare la prosecuzione del servizio di consegna mediante autobotti di una quantità adeguata di acqua potabile”. Il giorno dopo, tutti in vacanza ed è seguito il nulla.

Ad oggi, in assenza di interventi manutentivi risolutivi, nell’insediamento è stato garantito un servizio di distribuzione di acqua mediante autobotti in maniera continuativa solo nel mese di settembre. Da due settimane si è piombati nuovamente nell’emergenza idrica.

L’Amministrazione Comunale dimentica troppe cose. Che il “villaggio attrezzato” è un’area istituzionale progettata e realizzata dall’Amministrazione Comunale che, in quanto responsabile della sua gestione, ha il dovere di garantire i servizi minimi essenziali; che ad oggi l’Ordinanza sindacale n. 321 del 31 luglio 2026 appare totalmente disattesa da quanti chiamati ad applicarla; che il comportamento delle istituzioni locali sta nei fatti disattendendo quanto previsto dalla Direttiva (UE) 2020/2184 con particolare riferimento all’articolo 16 “Accesso all’acqua destinata al consumo umano”; che il Centro Europeo per i Diritti dei Rom, con sede a Bruxelles, è intervenuto ufficialmente, scrivendo al Comune di Giugliano per pretendere spiegazioni sulla mancata applicazione dell’ordinanza senza ricevere risposta.

Nei giorni scorsi in Viminale si è tenuto un vertice per dare risposte alle problematiche generate dai campi rom presenti a Giugliano in Campania e qualcuno sussurra la parola che nessuno vorrebbe sentire: sgombero. Un termine che andrebbe tradotto con “mettere la polvere sotto il tappeto”. Ma siamo in tempo in cui i diritti fondamentali sono svenduti alla propaganda elettorale e la vicenda del “villaggio” senz’acqua, comunque vada a finire, potrebbe, nel bene e nel male, fare un pezzo di storia nell’Italia di oggi.

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