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Il caso dei 3mila referti oncologici in ritardo a Trapani. I legali delle vittime: “Silenzio da Regione e Azienda, le famiglie chiedono giustizia”

Dopo la conclusione dell’incidente probatorio, a maggio, gli avvocati denunciano di non aver ricevuto alcuna risposta, né dall'amministrazione siciliana, né dall'Asp. Il racconto della sorella di un paziente: “Nessuno si è preoccupato di incontrarci e chiederci scusa”
Il caso dei 3mila referti oncologici in ritardo a Trapani. I legali delle vittime: “Silenzio da Regione e Azienda, le famiglie chiedono giustizia”
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Un incubo per circa tremila persone e una vicenda giudiziaria, e umana, che ha scosso la sanità siciliana. O almeno così pareva. Nel 2024, lo scandalo dei ritardi sui referti oncologici dell’Asp di Trapani portò alle dimissioni del direttore generale, Ferdinando Croce. Dopo il vaso di Pandora sollevato dalle prime denunce, si scoprì il numero monstre di referti ancora da elaborare. Man mano, poi, si registrano i primi decessi. Un vero e proprio caso che non sembra avere portato conseguenze reali. Come denunciano adesso i legali delle famiglie dei pazienti.

“Finito l’incidente probatorio a maggio 2026, abbiamo contattato ripetutamente l’Azienda sanitaria, chiedendo di fissare una scaletta di incontri per discutere i singoli casi. Il risultato è stato un silenzio assordante”, spiega Niccolò Grossi, l’avvocato di Maria Cristina Gallo, l’insegnante di Mazara del Vallo che ha denunciato l’Asp di Trapani, sollevando il caso, e che è morta il 10 ottobre del 2025.

Un anno di silenzi che ha portato i legali dei familiari dei pazienti a scrivere una nota molto dura: “Parliamo di soggetti fragili – continua Grossi, che ha firmato la nota assieme agli avvocati Vita Maria Ippolito, Riccardo Marceca, Vito Livadia e Salvatore Accardo – affidati a un sistema sanitario risultato letteralmente un inferno in terra. Si è verificato un incubo per 3mila persone: qualcuno si è risvegliato e non aveva nulla, qualcuno non si è risvegliato perché è morto, e circa 300 persone avevano un tumore che nessuno gli aveva diagnosticato in tempo”.

Responsabilità che non riguardano solo l’ambito medico, ma investono direttamente la governance politica del territorio: “Questo silenzio ha una rilevanza politica – continua -. È l’ennesima lacuna organizzativa e di monitoraggio da parte di un’azienda sanitaria che nelle proprie relazioni annuali sul rischio clinico non ha mai inserito la problematica dei ritardi istologici, risalenti almeno al 2023”.

A mancare anche un supporto economico e psicologico immediato: “Questa gente ha sostenuto ingenti spese per viaggiare e provare a rimanere in vita, curandosi fuori. Non ho sentito una sola parola dalla Regione Sicilia, né l’attivazione di un fondo o di uno sportello psicologico per queste vittime”, spiega il legale. E scuote la testa: “Non abbiamo risposte da nessuno ormai da mesi. Il silenzio più totale. Importa a qualcuno quel che è successo? Al di là dei singoli casi, ha o non ha una rilevanza collettiva?”.

Dietro ai numeri, ci sono le storie, le perdite e i traumi. È il caso di Pietro Di Maria, operato d’urgenza all’ospedale di Alcamo il 14 aprile 2024 per un’appendicite acuta. Il reperto istologico, inviato all’Anatomia patologica dell’Asp a Castelvetrano, non è stato consegnato per mesi, nonostante continue pec, lettere e solleciti dei familiari. Risultato: tumore al quarto stadio. Di Maria non c’è più. A raccontare il calvario è la sorella, Francesca: “A settembre, dopo che le sue condizioni si erano aggravate, un oncologo di Palermo ha chiamato direttamente l’anatomopatologo. Soltanto allora ci è stato riferito verbalmente che si trattava di un tumore al quarto stadio. Una situazione assurda. A gennaio mio fratello aveva fatto controlli ed era pulito. Com’era possibile che ad aprile fosse già al quarto stadio? Il chirurgo non aveva capito nulla o ha lavorato sul tumore senza dirci niente?”.

Pietro è deceduto il 13 dicembre 2024, pochi giorni dopo l’esposto-denuncia presentato dalla famiglia. “Io sto ancora pagando le conseguenze di quei mesi accanto a lui. Mio fratello è morto in maniera lucida: mi ha chiesto di far uscire tutti dalla stanza e, stringendomi la mano, se n’è andato. Aveva perso il figlio 10 anni prima, esattamente lo stesso giorno”, scuote la testa Francesca.

Poi risale le ottave e punta il dito: “I nostri avvocati hanno chiesto un incontro per capire cosa intendano fare e per evitare che queste cose accadano ad altri. Nessuno si è preoccupato di incontrarci, guardarci negli occhi e chiederci scusa per quello che è successo. Ci siamo trovati di fronte a burocrati insensibili che se ne fregano altamente delle esigenze dei cittadini”. Intanto sabato 10 ottobre, a Mazara del Vallo, è stata una giornata dedicata alla memoria di Maria Cristina Gallo. Ci sono state tavole rotonde sul tema della sanità, ed è stata installata una targa commemorativa all’interno della Biblioteca comunale.

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