Tornano i lupi laddove le persone se ne vanno: cosa c’entra questo con gli alloggi vuoti?
Di recente, un mio vicino di casa mi ha detto di aver visto dei lupi nel suo giardino. Lupi a Firenze? A meno di due chilometri dal centro storico? Sembrava la vecchia leggenda degli alligatori ciechi nelle fogne di New York. E invece no. Ho verificato: è vero. Ci sono immagini che ritraggono i lupi vicino alle case, a Firenze, riprese dalle telecamere di sorveglianza.
I lupi arrivano perché gli esseri umani se ne vanno. È l’inversione di un processo storico. Per migliaia di anni, abbiamo visto l’uomo avanzare e la natura indietreggiare. Le foreste diventavano pascoli, i pascoli terreni agricoli, i terreni agricoli villaggi, i villaggi città, mentre strade, muri, terrazzamenti, fabbriche e abitazioni si diffondevano nel paesaggio.
Il calo demografico inverte questa sequenza. In Italia, nascono sempre meno bambini e dal 2014 abbiamo perso circa un milione e mezzo di abitanti. La tendenza sembra essersi stabilizzata negli ultimi anni, più che altro per il contributo dell’immigrazione. Ma il declino continua nelle campagne, e in special modo al sud. Ovunque, i campi vengono invasi dagli arbusti e poi dagli alberi. La foresta si espande. Ritornano i cinghiali. I cervi si diffondono, compaiono gli istrici e il lupo – quasi sterminato in Italia nel corso del Novecento – ha ricolonizzato l’Appennino e gran parte del resto del Paese.
Il problema è che il calo della popolazione in campagna non sta risolvendo il problema della casa nelle città. Ne parla in questi giorni la Cgil di Firenze con un comunicato in cui sostiene la necessità di censire le case sfitte e parla di “emergenza casa”. Non è solo un problema di Firenze, tutte le grandi città hanno prezzi delle case a livelli impensabili per chi vive di stipendio o di pensione.
Sarebbe concepibile risolvere il problema spostando una parte della popolazione dalle città sovraffollate alle campagne semideserte? Certamente, non c’è carenza di case fuori dai centri cittadini. Secondo l’Istat nel 2021 in Italia c’erano circa 35 milioni di abitazioni, delle quali quasi 10 milioni, il 27% del totale, non erano occupate. Nelle aree rurali e montane, circa il 45% delle abitazioni risultano non occupate. Molte sono seconde case per le vacanze, oppure affittate ai turisti. Ma molte altre rimangono semplicemente vuote in zone che non interessano ai turisti.
E allora, cosa fare? In Italia, abbiamo un’adorazione quasi religiosa per “il mattone,” considerato sempre un valore economico da tesaurizzare. Così si cerca di restaurare queste vecchie case, di offrirle in vendita al costo simbolico di un euro, cose del genere. L’idea è che potrebbero essere occupate da chi lavora in remoto. Può darsi che questo sia il futuro, ma, per il momento, queste iniziative hanno avuto solo un parziale successo. La gente va volentieri in campagna o al mare per l’estate, ma per il resto del tempo preferisce di gran lunga la città, dove ci sono servizi migliori (trasporti, scuole, ospedali, ecc.).
Il calo demografico continua e, a questo punto, dobbiamo pensare in termini della parola proibita: demolizione. Non so se lo sapevate, ma in Italia è possibile rinunciare a una proprietà immobiliare la cui proprietà passa unilateralmente allo Stato. Si chiama “rinuncia abdicativa alla proprietà immobiliare” che si basa sull’articolo 827 del codice Civile. Vi potete liberare a basso costo della casetta ereditata dai nonni che sta andando a pezzi e che nessuno vuole. Poi, verrà spianata dalle ruspe, o cadrà a pezzi da sola. Sarà infine riassorbita dalla foresta. E i lupi ululeranno di nuovo in quello che ritornerà ad essere il loro territorio.