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Christa Pike, sopravvissuta all’iniezione letale: dimessa dall’ospedale, torna in carcere

La detenuta americana di 50 anni era stata ricoverata in condizioni critiche dopo che due dosi di pentobarbital non ne avevano provocato la morte. Continua a ricevere cure in carcere come hanno riferito i suoi avvocati
Christa Pike, sopravvissuta all’iniezione letale: dimessa dall’ospedale, torna in carcere
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Christa Pike, la detenuta statunitense di 50 anni sopravvissuta a un tentativo di esecuzione mediante iniezione letale lo scorso 30 settembre, è stata dimessa dall’ospedale e riportata nel carcere in cui ha trascorso gli ultimi trent’anni. A renderlo noto sono stati i suoi avvocati, citati dalla Bbc, precisando che la donna continua a ricevere cure mediche all’interno dell’istituto penitenziario. Pike era stata ricoverata in condizioni critiche dopo che la somministrazione di due dosi di pentobarbital non ne aveva provocato la morte. Nei giorni successivi aveva ripreso conoscenza e ricominciato a parlare, sorprendendo medici e legali. La sua vicenda viene descritta come un caso senza precedenti negli Stati Uniti: sarebbe la prima persona nel Paese a essere sopravvissuta a un tentativo di esecuzione tramite iniezione letale.

La donna era stata condannata a morte per l’omicidio di Colleen Slemmer, una ragazza di 19 anni uccisa quando Pike aveva appena 18 anni. Insieme all’allora fidanzato Tadaryl Shipp, aveva picchiato e torturato la giovane prima di ucciderla. Le due si erano conosciute durante un programma di formazione professionale destinato a ragazzi provenienti da famiglie a basso reddito.

Il ritorno in carcere di Pike riporta l’attenzione sulle procedure utilizzate per le esecuzioni negli Stati Uniti, anche mentre è al centro delle polemiche la decisione annunciata per Nidal Hasan, l’ex maggiore dell’esercito che nel 2009 uccise 13 persone e ne ferì altre 32 nella sparatoria alla base militare di Fort Hood, in Texas. La sua fucilazione è stata programmata per il 3 dicembre e, secondo quanto riportato, dovrebbe essere trasmessa in diretta streaming. Il metodo non viene utilizzato dalle forze armate statunitensi dal 1945.

La scelta ha suscitato critiche da più parti. L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha parlato di una violazione del divieto assoluto di tortura, mentre esponenti politici e religiosi hanno contestato la spettacolarizzazione dell’esecuzione. Il Papa: “La pena di morte è inammissibile”. Il presidente Donald Trump ha sostenuto che Hasan meriti la pena di morte per fucilazione; il vicepresidente JD Vance ha dichiarato di non sapere se la trasmissione avverrà davvero e di non volerla guardare. La vicenda di Hasan presenta anche difficoltà pratiche: le forze armate non dispongono più di una procedura moderna per la fucilazione e, secondo documenti interni citati nel testo, i funzionari si stavano preparando a ricorrere all’iniezione letale. Proprio il metodo al centro del caso di Christa Pike, sopravvissuta alla procedura che avrebbe dovuto ucciderla.

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