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Era a Vienna sulle tracce dell’ex procuratore generale latitante: arrestato Mykhailo Tkach, giornalista di Ukrainska Pravda. L’accusa: “Spionaggio in favore dei servizi di Kiev”

Il cronista è stato liberato dopo 12 ore di custodia. Fermato anche l'operatore Yaroslav Bondarenko. Il quotidiano: "Vogliamo chiarimenti dalle forze dell'ordine austriache"
Era a Vienna sulle tracce dell’ex procuratore generale latitante: arrestato Mykhailo Tkach, giornalista di Ukrainska Pravda. L’accusa: “Spionaggio in favore dei servizi di Kiev”
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Era a Vienna sulle tracce di Ruslan Kravchenko, ex procuratore generale ucraino latitante dopo l’inchiesta dell’Anticorruzione sui legami tra alcuni suoi collaboratori e una rete di call center fraudolenti. Ieri Mykhailo Tkach, capo del team di giornalismo investigativo della Ukrainska Pravda, è stato fermato insieme all’operatore Yaroslav Bondarenko. Tkach è stato liberato dopo 12 ore di custodia, la sorte di Bondarenko è al momento ignota. “Mykhailo Tkach è stato rilasciato – ha fatto sapere questa mattina il portavoce del ministero degli Esteri di Kiev, Georgiy Tykhyi -. I diplomatici e i funzionari consolari dell’ambasciata ucraina in Austria hanno lavorato da ieri sera con i colleghi austriaci per risolvere la situazione”. Il ministro degli Interni austriaco Gerhard Karner ha affermato in una conferenza stampa che il giornalista è stato fermato con l’accusa di spionaggio.

“All’inizio dell’interrogatorio mi è stato fatto firmare un documento – ha spiegato Tkach da Vienna una volta rimesso in libertà in un video su YouTube -. A quanto ho capito, si tratta di un atto di accusa. E lì erano elencati tre capi d’imputazione. Uno riguarda lo spionaggio a favore dell’intelligence militare ucraina. L’altro è la partecipazione a queste azioni, che è stata classificata come appartenenza a un’organizzazione criminale. E il terzo capo d’imputazione, per quanto ricordo, riguardava il danno arrecato all’Austria“.

“Ci stavamo spostando in macchina con Yaroslav da un luogo in cui avevamo effettuato delle riprese a un altro – ha proseguito Tkach -. Ci eravamo allontanati dal centro di circa cinque chilometri e ci siamo fermati a un semaforo. In quel momento, dal nulla, sono spuntate circa sette persone con il volto coperto e armate. Hanno immediatamente sfondato i finestrini della nostra macchina. Ci hanno puntato le armi contro e gridavano qualcosa in tedesco. Ho alzato subito le mani e ho detto che eravamo giornalisti. Ci hanno tirati fuori rapidamente dall’auto. Hanno buttato me e Yaroslav a terra, a faccia in giù, proprio in mezzo alla strada. Ci hanno messo le mani dietro la schiena e ci hanno perquisiti mentre eravamo a terra. Poi ci hanno legato i polsi con una fascetta, al posto delle manette. Ho continuato a ripetere che ero un giornalista. In risposta, uno di quegli uomini mi ha premuto un ginocchio sul collo e mi ha urlato di stare zitto. Poi mi hanno trascinato verso un arco che si trovava lì vicino. Mi hanno portato sotto quell’arco, mi hanno rimesso con la faccia contro il muro e mi hanno detto di tacere”.

“Per i primi trenta minuti non capivo chi fossero quelle persone. Il mio primo pensiero è stato che qualcuno avesse commissionato il nostro rapimento e che stesse succedendo qualcosa del genere. Non avevo notato alcuna scritta che indicasse la polizia. C’erano soltanto persone con il volto coperto, vestite in modi diversi, in abiti civili. Non si erano presentate come appartenenti alla polizia austriaca o alla polizia di Vienna. Anzi, non ricordo che avessero neppure detto di appartenere a qualche organo di polizia o a un’altra autorità. Dal mio punto di vista, ci stavano fermando come se fossimo terroristi. Non parlavano affatto con noi: c’erano soltanto quelle grida improvvise, lo shock. Gridavano tutti e ci puntavano contro le armi”. “Poi, quando mi hanno trascinato via da sotto quell’arco — ero con la faccia contro il muro e uno di quegli uomini mi teneva premuto contro la parete, impedendomi di parlare —, mi hanno messo le manette sopra la fascetta e mi hanno trascinato verso la strada. A quel punto ho visto le auto della polizia e, a essere sincero, ho tirato un piccolo sospiro di sollievo, perché ho capito che si trattava della polizia“.

“Le accuse mosse contro i nostri colleghi durante la loro detenzione sono diverse da qualsiasi altra questione affrontata finora dalla redazione e sollevano seri interrogativi – ha fatto sapere Sevgil Musayeva, direttrice di Ukrainska Pravda-. Ci aspettiamo chiarimenti dalle forze dell’ordine austriache in merito alle circostanze della detenzione dei nostri colleghi, al ferimento di Yaroslav e ai motivi della lunga detenzione di entrambi. Ci aspettiamo inoltre chiarimenti sulla loro situazione procedurale e la restituzione dei loro mezzi di comunicazione”, ha aggiunto la direttrice.

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