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Santanché, il giudice solleva conflitto di attribuzioni contro lo “scudo” del Senato nel processo per diffamazione a Roma

L'aula di palazzo Madama aveva giudicato insindacabili le parole con cui l'ex ministra del Turismo aveva descritto Giuseppe Zeno, suo accusatore nel processo Visibilia
Santanché, il giudice solleva conflitto di attribuzioni contro lo “scudo” del Senato nel processo per diffamazione a Roma
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Il Tribunale di Roma ha sollevato conflitto di attribuzioni contro il Senato nell’ambito del processo per diffamazione a Daniela Santanchè, imputata per alcune dichiarazioni su Giuseppe Zeno, azionista di minoranza di Visibilia Editore spa e suo accusatore nel processo in corso a Milano sul crac della società. Il procedimento è quindi stato sospeso in attesa della decisione della Consulta.

L’aula di palazzo Madama aveva giudicato insindacabili, in quanto pronunciate nell’esercizio dell’attività parlamentare, le parole con cui l’ex ministra del Turismo aveva descritto Zeno durante un’informativa al Parlamento del 5 luglio 2023: “È una sorta di finanziere che è partito molti anni addietro da Torre del Greco, si è trasferito prima a Londra, poi in Svizzera e successivamente a Montecarlo e ora risiede alle Bahamas… In ogni caso, fa riferimento a inverosimili e oscure mie manovre solo dopo, lo vorrei dire chiaro, aver inutilmente tentato di costringermi ad accordi per me inaccettabili. Questo, però, è un tema a parte su cui purtroppo non posso aggiungere altro, perché sarà oggetto di apposita inchiesta giudiziaria che chiarirà, anche grazie a registrazioni vocali, le finalità che hanno ispirato chi ha attivato tutto ciò”.

Già a novembre scorso il procedimento era stato fermato con l’invio degli atti al Senato per valutare la procedibilità e l’utilizzabilità delle dichiarazioni rese in aula dalla ministra. Secondo la giudice Emilia Conforti, però “la condotta addebitabile” a Santanché è “estranea” a quanto previsto dall’articolo 68 della Costituzione in tema di tutele riconosciute ai membri del Parlamento, e per questo “non spettava al Senato” dichiarare l’insindacabilità. La difesa della senatrice invece aveva chiesto il non luogo a procedere in conseguenza del diniego parlamentare.

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