“Simulò nodo a cordone ombelicale per nascondere colpa medica per la morte di un neonato”, arrestato ex primario
Aveva appena un mese Salvatore nel marzo 2024, quando morì per presunte complicanze dopo il parto. Per occultare le colpe mediche dietro il decesso, secondo la procura di Torre Annunziata, fu anche simulato un nodo al cordone ombelicale, che fu smaltito immediatamente insieme alla placenta. Accadde all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia ed è questa una delle contestazioni contenute nelle circa 200 pagine dell’ordinanza firmata dalla giudice per le indagini preliminari di Torre Annunziata Emanuela Cozzitorto, notificata poche ore fa dalla Guardia di Finanza a quattro indagati.
Da qualche ora è agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio colposo l’ex primario di Ginecologia, Eutalia Esposito. Sotto accusa tre medici e una ostetrica: i reati ipotizzati sono, a vario titolo, quelli di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falsità materiale e falsità ideologica in atto pubblico commessa da pubblico ufficiale e frode in processo penale e depistaggio. Per gli altri tre indagati è stata applicata una doppia sospensione di dodici mesi dall’esercizio dell’attività professionale e dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio ricoperto.
L’inchiesta della procura guidata da Nunzio Fragliasso, nata dopo la denuncia dei familiari del piccolo, avrebbe accertato che il personale sanitario non solo “avrebbe cagionato per colpa la morte del neonato” ma avrebbe “posto in essere una serie di condotte, iniziate già nella fase operatoria, finalizzate ad occultare le proprie responsabilità”. Il nodo ombelicale fu simulato per “rappresentare un evento imprevedibile per i ginecologi”, smaltendo immediatamente il cordone stesso e la placenta, “tenendo una condotta non conforme alle prassi cliniche ordinariamente seguite presso il nosocomio”, si legge nella nota diffusa dalla procura.
I pm contestano falsificazioni alla cartella clinica, nella parte relativa agli orari del personale e del lavoro. Gli indagati “avrebbero concordato tra loro delle versioni di comodo da riferire agli inquirenti”, con il primario del reparto di Ginecologia che avrebbe “promosso l’articolata e complessa attività di alterazione delle fonti di prova, al fine di tutelare la propria posizione, alla luce dell’influenza dallo stesso esercitata all’interno del reparto ospedaliero dallo stesso diretto”.