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Bombe atomiche a Ghedi, trasparenza zero e nessun piano di emergenza. Eppure non se ne parla

Oggi che la base di Ghedi è diventata oggetto della puntata di “Presa Diretta” di domenica 4 ottobre, le cose sono però anche peggio
Bombe atomiche a Ghedi, trasparenza zero e nessun piano di emergenza. Eppure non se ne parla
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Ne avevo scritto il 3 gennaio 2020 sull’edizione cartacea del Fatto Quotidiano e l’unico politico italiano a chiederne conto era stato Angelo Bonelli, che poneva a livello istituzionale e politico la questione sull’arrivo in Italia di armi a testate nucleari provenienti da altre basi. Sei anni dopo vorrei tornare alle dichiarazioni che mi aveva rilasciato l’allora sindaco di Ghedi, cittadina in provincia di Brescia che ospita oltre 10 chilometri di base militare che aderisce al “Nato Nuclear Sharing”.

Il primo cittadino era stato chiaro: “Al sindaco non è dato avere questo tipo di informazioni”. Peggio mi avevano detto – in via riservata – altri esponenti politici di ogni schieramento, ovvero che quello che succede dietro l’invalicabile recinzione custodita da filo spinato e vedette non è argomento di cui un sindaco può sapere. Tradotto: deve starne alla larga.

La base di Ghedi, a 25 chilometri da Brescia, si estende per oltre dieci chilometri quadrati. Non è una base Nato, ma in “adesione”: con un deposito di arsenale di almeno venti bombe atomiche americane con una potenza oscillante tra i cinquanta e i cento chilotoni ciascuna, date in controllo all’esercito italiano (per quanto mi risulta, le bombe atomiche le hanno sempre gestite gli americani). A Ghedi risiede il 6° Stormo, un reparto di interdizione militare che ha il compito di intercettare e distruggere i cacciabombardieri nemici in territorio nazionale. Hanno in dotazione i caccia multiruolo “Tornado” in tre varianti, sviluppati e fabbricati dalla Panavia Aircraft, multinazionale che unisce le aziende British Aereospace, MMB e Leonardo. La caratteristica che rende questi velivoli un’eccellenza tra i sistemi di aviazione bellica è la capacità di poter agganciare tutte le armi da guerra impiegabili, incluse bombe a grappolo e, ovviamente, le bombe atomiche.

Una nota stampa trasmessa sul canale ufficiale dell’Alleanza Atlantica dichiarava come i mezzi coinvolti nell’addestramento avvenuto nel 2023 avessero la funzione di trasporto delle testate nucleari, ma che lo scopo decennale del programma resta limitato alla formazione dei piloti per le operazioni di manovre aeree, senza quindi spingersi in veri test di volo con testate nucleari agganciate. Tutte notizie già riportate nel mio articolo del 2020.

Oggi che la base di Ghedi è diventata oggetto della puntata di “Presa Diretta” di domenica 4 ottobre, le cose sono però anche peggio. Soprattutto il silenzio sulla totale mancanza di trasparenza di informazioni su ciò che accade all’interno della base. Beppe Corioni del centro sociale “28 maggio” di Rovato non ha mai smesso di promuovere iniziative per sensibilizzare la cittadinanza; organizzatore di tavoli per richiamare l’attenzione a livello nazionale su Ghedi al fine che venisse messa al centro del confronto anche politico nazionale.

“È inaccettabile che l’Italia partecipi attivamente a questa simulazione senza che vi sia stato alcun dibattito parlamentare. Decisioni di tale portata politica, etica e strategica non possono essere sottratte al controllo democratico delle istituzioni e dell’opinione pubblica” incalza Corioni, riferendosi al fatto che dal 13 al 20 ottobre i Tornado del 6° stormo parteciperanno all’annuale operazione Nato “Steadfast Noon” che così come riporta il sito Quibrescia.it coinvolgerà 71 aerei di 14 diversi paesi. Saranno simulazioni delle procedure e operazioni connesse all’impiego di armi nucleari.

“Abbiamo ripetutamente chiesto alla alla Prefettura di Brescia di rendere pubblici i piani di emergenza come previsto dalla legge vigente – prosegue Corioni riportando l’attenzione sul tema della sicurezza per la cittadinanza di Ghedi; sono piani che dovrebbero essere rinnovati ogni tre anni ma la risposta del massimo organismo istituzionale bresciano – rivela – è che non esistono”.

Poi l’appello a partecipare al presidio di sabato 24 ottobre davanti alla base; iniziativa promossa dalla Rete Pace Franciacorta di concerto con diverse altre associazioni pacifiste che a differenza dei politici, non si sono mai rassegnate.

e.reguitti@ilfattoquotidiano.it

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