Bata chiude altri punti vendita a Roma e nel Lazio. Sindacati sul piede di guerra: “Trasferimenti e orari insostenibili”
A Roma e nel Lazio i sindacati Filcams Cgil Roma Lazio e Fisascat Cisl Roma e Rieti hanno proclamato lo stato di agitazione per i dipendenti dei punti vendita Bata, denunciando il progressivo ridimensionamento della rete commerciale e il ricorso a trasferimenti e tagli d’orario insostenibili, con pesanti ricadute sull’occupazione e sul reddito. Nel volantino diffuso dalle sigle è riassunta la vertenza territoriale: “Negli ultimi mesi hanno chiuso i punti vendita di Aprilia, Tuscolana, Europa e Gran Roma e per il 15 ottobre è prevista la chiusura di Casal Bertone, dove lavorano quattro dipendenti, madri di famiglia e monoreddito. A questo si aggiungono 25 lavoratrici e lavoratori già interessati da riduzioni dell’orario. Tra loro anche dipendenti dei punti vendita chiusi, ai quali sono state prospettate soluzioni di trasferimento e riduzione dell’orario tali da determinare, di fatto, la fuoriuscita dall’azienda”.
I sindacati dicono “basta ai licenziamenti mascherati. La crisi è evidente, ma Bata deve chiarire quali sono le reali intenzioni dell’azienda e quale progetto ha per il futuro della propria presenza sul territorio. Non possono essere ancora una volta le lavoratrici e i lavoratori a pagare il prezzo delle scelte aziendali”. “Le chiusure aumentano e con esse l’incertezza sul futuro occupazionale. Le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto a conoscere le prospettive dell’azienda e ad avere garanzie concrete su occupazione e reddito”, dicono i sindacati che chiedono quindi “un confronto urgente con Bata e garanzie sul futuro della rete commerciale, a Roma e sul territorio nazionale. In assenza di risposte, la mobilitazione proseguirà”.
La vertenza romana è il sintomo locale di una crisi strutturale che investe tutto il commercio al dettaglio di calzature. I negozi tradizionali soffrono l’esplosione dell‘e-commerce, l’avanzata delle catene di fast fashion e l’insostenibilità dei canoni d’affitto nelle grandi vie dello shopping. I segnali di sofferenza del gruppo Bata in Europa non sono un problema recente, ma si trascinano da lustri: nel novembre 2014, la filiale francese è finita in insolvenza con 30 milioni di euro di perdite in quattro anni, mentre ad aprile 2016 Bata ha chiuso tutti i 29 negozi in Svizzera con 175 licenziamenti per concentrarsi sul canale online.
In Italia, dove opera dal 1931 tramite quella che oggi è Compar SpA con sede a Limena (Padova), la ristrutturazione di Bata è stata graduale. Dagli oltre 500 negozi del picco storico dei primi anni Duemila si è scesi a circa 300, mediante la dismissione di 150-200 store diretti. L’organico diretto si è ridotto a 1.000-1.500 lavoratori, con un 60% di contratti part-time, mentre la strategia aziendale ha virato sul franchising e sul rilancio tramite insegne parallele come Aw Lab, già Athletes World, catena di sneaker e streetwear di proprietà del gruppo. Fondata nel 1894 a Zlín (una città della Moravia che oggi si trova in Repubblica Ceca ma all’epoca parte dell’Impero austro-ungarico) da Tomáš, Antonín e Anna Baťa, la multinazionale con sede a Losanna vede riflettersi queste difficoltà nei bilanci italiani di Compar SpA, che nell’ultimo esercizio ha visto ridursi il fatturato e aumentare le perdite.