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Elezioni in Brasile, il figlio di Bolsonaro contro Lula: “tolleranza zero” o giustizia sociale, due idee opposte di futuro

I cittadini al voto il 4 ottobre per scegliere il presidente, rinnovare la Camera dei Deputati, due terzi del Senato, 27 governatori e oltre mille seggi per i deputati statali e distrettuali. Dall'economia all'ambiente, ecco i programmi - opposti - dei due principali candidati
Elezioni in Brasile, il figlio di Bolsonaro contro Lula: “tolleranza zero” o giustizia sociale, due idee opposte di futuro
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Domenica 4 ottobre, oltre 158 milioni di brasiliani con diritto di voto tornano alle urne per scegliere il prossimo presidente del Brasile. Luiz Inácio “Lula” da Silva, esponente del Partito dei Lavoratori (PT), è alla ricerca di un quarto mandato. Il suo principale sfidante è il senatore del Partito Liberale (PL) Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro condannato a 27 anni e tre mesi di carcere per il suo ruolo nell’organizzazione del tentativo di colpo di Stato nel 2022.

In competizione per la presidenza ci sono anche Augusto Cury, uno psichiatra che si presenta come una “terza via” (Partito Avante), l’imprenditore Renan Santos (Partito Missão), l’ex governatore di Goiás, Ronaldo Caiado (Partito Socialdemocratico, PSD) e l’ex governatore di Minas Gerais, Romeu Zema (Partito Novo). Se nessun candidato otterrà più del 50% dei voti al primo turno, si terrà un ballottaggio il 25 ottobre. Sarà rinnovata anche l’intera Camera dei Deputati (513 deputati), due terzi del Senato (54 degli 81 senatori), 27 governatori e oltre mille seggi per i deputati statali e distrettuali.

Gli ultimi sondaggi parlano di una forte polarizzazione dell’elettorato tra Lula e Bolsonaro e di un probabile secondo turno. I programmi elettorali dei due principali candidati prospettano differenti modelli di Paese, così come aprono a diverse prospettive sulle relazioni internazionali. Una delle questioni chiave è che tipo di rapporti si avranno con gli Stati Uniti del presidente Donald Trump che ha già mostrato interferenze, anche violente, nel continente.

Economia – Stabilità fiscale e controllo del debito pubblico sono i principali obiettivi della politica economica di Flávio Bolsonaro. Tra le proposte, ci sono la riduzione dell’imposta sul valore aggiunto e programmi per facilitare l’apertura di nuove attività tra giovani con il supporto creditizio della Caixa Econômica Federal. Bolsonaro parla di un investimento di 900 miliardi di reais in quattro anni per strade, ferrovie, porti e aeroporti, basato su partenariati pubblico-privati. Se il candidato del Partito Liberale punta a limitare la presenza dello Stato nell’economia, la visione economica di Lula è costruita sul ruolo attivo dello Stato inteso come motore dello sviluppo e della giustizia sociale. Per ottenere maggiore equità fiscale, il candidato di sinistra propone la tassazione dei redditi dei super-ricchi, oltre che delle società offshore e dei “fondi esclusivi” (una specifica forma di fondi d’investimento riservata ai grandi patrimoni). Lula vuole rafforzare programmi come “Acredita” e “Desenrola” per sostenere i lavoratori autonomi e le piccole e medie imprese.

Lavoro – Flávio Bolsonaro propone una riforma del mercato del lavoro incentrata sulla flessibilità e sulla riduzione dei costi non salariali sostenuti dalle imprese. Il candidato di destra ritiene che aziende e lavoratori dovrebbero concordare direttamente le condizioni d’impiego. Per favorire l’inserimento professionale, si prevedono contratti speciali con minori oneri sul costo del lavoro per i giovani tra i 18 e i 24 anni in cerca della prima occupazione, nonché agevolazioni per il reinserimento dei disoccupati con più di cinquant’anni d’età. Le proposte di Lula si sviluppano attorno alla tutela dei diritti dei lavoratori, al contrasto alla precarietà e al rafforzamento del potere d’acquisto dei cittadini. Pilastro di questa visione è il mantenimento della politica dell’aumento annuo del salario minimo in base all’inflazione. Lula propone la fine del modello “6×1”, secondo cui il dipendente lavora sei giorni alla settimana e ha un solo giorno di riposo, e la riduzione della settimana lavorativa da 44 a 40 ore senza abbassare il salario. Inoltre, propone di regolamentare il lavoro sulle piattaforme e di rafforzare la contrattazione collettiva per modernizzare il sistema di rappresentanza sindacale nel settore pubblico e privato.

Sicurezza – La sicurezza è stata uno dei temi principali della campagna elettorale. Flávio Bolsonaro vuole una politica di “tolleranza zero” e l’inasprimento delle pene anche per i reati comuni. Sul contrasto al narcotraffico, concorda con la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di classificare i cartelli della droga come “organizzazioni terroristiche”. Sul modello di quanto successo in altri Paesi dell’America Latina, come in El Salvador con Bukele, Bolsonaro propone di costruire cinque nuove prigioni federali di massima sicurezza. Un’ulteriore proposta è la creazione di un sistema nazionale di riconoscimento facciale basato sull’intelligenza artificiale. Lula mira a ottenere un maggiore coordinamento tra le forze di sicurezza, ovvero programmi coordinati tra esercito, polizia federale e forze di polizia statali. Il programma prevede la creazione di un Ministero della Sicurezza Pubblica dedicato a coordinare le politiche tra i vari livelli di governo. Nelle periferie considerate “vulnerabili”, si prevedono investimenti in politiche sociali e nuovi progetti di urbanizzazione.

Politica internazionale – Anche le visioni sulla politica internazionale riflettono le prospettive divergenti dei due principali candidati. Flávio Bolsonaro propone di rafforzare le relazioni con partner storici come gli Stati Uniti, l’Argentina e Israele, criticando l’allineamento dell’attuale governo con Paesi come il Venezuela e l’Iran. Per il candidato di destra, è prioritaria l’accelerazione dell’adesione del Brasile all’OCSE, processo avviato nel 2022 dall’ex presidente Jair Bolsonaro. Secondo Lula l’adesione al “club dei ricchi”, come lo ha definito, non comporterebbe invece vantaggi per il Paese. Alludendo a Trump, nel suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite Lula ha dichiarato che “il Brasile non appartiene al cortile di nessuno” e ha criticato “la divisione del mondo in sfere di influenza”. Se il senatore Bolsonaro vincesse le elezioni, gli Stati Uniti avrebbero un ulteriore alleato ideologico nella regione. Lula vuole rafforzare il Mercosur, la “cooperazione Sud-Sud” anche attraverso relazioni più strette con l’Africa e l’Asia, e i BRICS.

Ambiente – Le organizzazioni ambientaliste stanno osservando con attenzione le elezioni perché sostengono che dal verdetto delle urne dipenderanno le prossime politiche a tutela dell’ambiente. Sotto l’amministrazione di Lula, la deforestazione dell’Amazzonia è scesa al livello più basso degli ultimi dieci anni. Scienziati e ambientalisti temono che questi risultati possano essere vanificati se Flávio Bolsonaro riprendesse le politiche del padre a favore dell’agroindustria e dell’attività mineraria. L’Observatório do Clima, una delle principali coalizioni della società civile brasiliana, ha studiato le proposte di governo e ha avvertito che le tematiche climatiche e ambientali stanno ricevendo molta meno attenzione rispetto a quanto meriterebbero. Mentre il programma di Lula è orientato alla decarbonizzazione e alla promozione delle energie rinnovabili, quello di Bolsonaro non riconosce il problema della crisi climatica. Nonostante questa differenza, entrambi i candidati propongono un’espansione della produzione di combustibili fossili.

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