Il mondo FQ

Spaccio, omicidi e guerra tra bande: viaggio nel ‘palazzo della droga’ di via Tallone a Roma. “Lo Stato non c’è, ci faremo giustizia da soli”

Negli anni Settanta era scontro sociale tra residenti italiani. Adesso è un delicato equilibrio tra neri e bande non organizzate di rom di origine bosniaca o slava. La loro vicinanza ha favorito negli anni anche una continuità delle attività criminali. Gruppi diversi possono contendersi clienti, piazze di spaccio, punti di appoggio e controllo del territorio
Spaccio, omicidi e guerra tra bande: viaggio nel ‘palazzo della droga’ di via Tallone a Roma. “Lo Stato non c’è, ci faremo giustizia da soli”
Icona dei commenti Commenti

“Non siamo pacifici, noi facciamo la guerra, facciamo i morti. Ora questo è il clima, qui”. Se la intendono tra di loro in un bar de la Rustica, quartiere della periferia est di Roma. Ghignano. Qualche ora prima, a poche centinaia di metri, nel parco Fabio Montagna qualcuno ha accoltellato un uomo. È nero, forse nigeriano. “Sapete nulla del ragazzo che hanno trovato morto, stamattina?”. “No”, risponde uno. “Ce ne saranno ancora”, risponde un altro. Ce l’hanno con gli occupanti del mega rudere di via Tallone a Tor Sapienza, la borgata accanto. Quell’uomo arrivava da lì.

Quartieri confinanti, separati da strade, ferrovie, aree industriali e grandi arterie viarie, ma appartenenti allo stesso sistema urbano. È dagli anni Settanta che i due quadranti vivono di campanilismo: prima era scontro sociale tra residenti italiani. Adesso è un delicato equilibrio tra neri e bande non organizzate di rom di origine bosniaca o slava. La loro vicinanza ha favorito negli anni anche una continuità delle attività criminali. Gruppi diversi possono contendersi clienti, piazze di spaccio, punti di appoggio e controllo del territorio. “Lo vedi quello?”, e indicano un ragazzino che vive per strada. “Finché sta qui in pace e ci pulisce le strade, andrà tutto bene. Appena comincerà a rompere i coglioni, taglieremo le mani anche a lui”.

Quello di via Tallone è un edificio mai davvero diventato palazzo, mai davvero diventato rudere, sospeso in quella terra di nessuno dove le costruzioni lasciate a metà finiscono per assumere una seconda vita. Martedì scorso le forze dell’ordine sono tornate dentro quel complesso. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno identificato le persone presenti e proceduto a un’operazione durante la quale sono stati trovati circa due chili di droga, denaro contante, una pistola e alcuni motorini rubati. Venticinque persone sono state trovate senza regolari documenti. Alle prime ore del mattino c’è anche l’influencer di area sovranista Simone Carabella. Si è presentato con una maglietta nera e la scritta “Roma nostra”. Al grido di “Vittoria! Li abbiamo mandati via!”. Stringe mani alla polizia municipale, un’autista dell’Atac lo vede e ferma il mezzo. Apre la porta a vetro: “Te posso stringe la mano, complimenti per quello che fai”. Chiude e riparte. Dopo qualche ora spunta da in fondo alla strada un uomo sulla quarantina: madido di sudore, stava facendo jogging. Si avvicina a un agente: “Se questi arrivano da noi, è guerra”. Abita a la Rustica, dice che sta tornando a casa ad allertare alcuni dei suoi. Poco dopo scende da casa, è in compagnia di altri due: acchiappa una bottiglia di vetro, insegue dei ragazzi appena sgomberati. “Non vi dovete avvicinare, o vi taglio la bocca”. A quelli che sostano nel parco dice di rimanere lì dentro “o finisce male”.

Martedì sera hanno annunciato una ronda: un uomo è finito accoltellato. Mercoledì un morto. Non era il primo sgombero. Il problema di via Tallone è proprio questo: l’intervento dello Stato, da solo, non è mai riuscito a chiudere la storia. Lo stabile era già stato liberato altre volte e poi nuovamente occupato. Nel 2023, quando all’interno vivevano decine, forse centinaia di persone, un giovane nigeriano di 24 anni venne ucciso con un colpo di pistola. Il suo corpo fu trascinato fuori dentro un carrello della spesa. Gli investigatori ipotizzarono un movente legato allo spaccio, ma le indagini dovevano ancora chiarire il quadro. Quell’omicidio fece emergere per la prima volta con particolare evidenza ciò che il quartiere raccontava da tempo: dentro e attorno agli edifici occupati non c’era soltanto marginalità abitativa. C’erano anche droga, piccoli traffici, conflitti e persone che cercavano di controllare spazi e attività. Nel settembre 2023 un’altra ricostruzione parlava esplicitamente dell’ipotesi di un regolamento di conti legato alla droga, accanto ad altre piste investigative, come la prostituzione o il racket dei posti letto. Chi abita i due quartieri è convinto che finché l’immobile non sarà demolito, quel contesto sarà destinato a rigenerarsi: “Se chi è competente non risolve il problema, toccherà farsi giustizia da soli”.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione