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“Gli Stati Ue prevedano l’abuso d’ufficio come reato”: al Parlamento europeo il voto sulla mozione che imbarazza l’Italia

La prossima settimana l'aula si esprimerà sulla risoluzione che chiede di recepire la direttiva anticorruzione: l'emendamento di Antoci (M5s) introduce un riferimento alla legge Nordio
“Gli Stati Ue prevedano l’abuso d’ufficio come reato”: al Parlamento europeo il voto sulla mozione che imbarazza l’Italia
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Una mozione in cui si chiede agli Stati membri, inclusa l’Italia, di recepire correttamente la nuova direttiva europea anticorruzione, che obbliga a prevedere come reato una fattispecie simile al nostro ex abuso d’ufficio. La prossima settimana il Parlamento europeo voterà un atto politicamente delicato per il governo Meloni: la risoluzione in cui si indicano obiettivi e priorità per la futura strategia Ue contro la corruzione, che la Commissione dovrà presentare entro fine anno. Nel documento si chiede ai 27 Stati di “implementare in modo effettivo” la direttiva approvata a marzo, “assicurando che tutti i reati” previsti dal testo “siano coperti dalle legislazioni nazionali”. E tra questi (numerosi) reati se ne cita esplicitamente uno solo: l'”Esercizio illecito di funzioni pubbliche“, che obbliga a sanzionare penalmente “almeno determinate gravi violazioni di legge” dei pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni. Cioè una versione “soft” del vecchio abuso d’ufficio italiano, cancellato dalla legge Nordio nel 2024. Su questo punto il testo della direttiva è il frutto di un compromesso imposto dall’Italia in cambio del suo sì: il governo di Roma ha bloccato per mesi il via libera fino a ottenere una formulazione annacquata, consentendo al ministro della Giustizia Carlo Nordio di sostenere che una reintroduzione dell’abuso d’ufficio non sia necessaria, in quanto la norma Ue “non ha nulla a che vedere” con quella abrogata da noi. Una tesi respinta da vari autorevoli giuristi, che pronosticano una procedura di infrazione nel caso in cui il nostro Paese non faccia (almeno parzialmente) marcia indietro.

Ora però la risoluzione al voto dell’Eurocamera rischia di minare la posizione dell’esecutivo. Durante l’esame del testo in Commissione Giustizia e Affari sociali, infatti, l’eurodeputato M5s Giuseppe Antoci – relatore ombra per il gruppo The Left – ha ottenuto l’inserimento di un passaggio piuttosto eloquente sul rapporto tra la direttiva Ue e la situazione italiana. Il Parlamento europeo, si legge, “chiede un tempestivo e corretto recepimento e l’effettiva applicazione di tutti i reati contemplati nella direttiva, in modo che riforme nazionali non creino vuoti nella responsabilità penale o indeboliscano il perseguimento dei reati di corruzione”: un riferimento esplicito all’abrogazione del reato voluta dalla destra. Ancora, il Parlamento “incoraggia gli Stati membri ad adottare un approccio massimalista nel recepimento della direttiva, considerando attentamente le misure opzionali suggerite e applicando gli standard più alti laddove appropriato”. Una posizione molto diversa da quella di Nordio, secondo cui il ritorno dell’abuso d’ufficio non è necessario in quanto “l’arsenale” anticorruzione italiano sarebbe già “il più ricco di tutti“, con “ben 17 fattispecie di reato” di cui “l’Europa si è detta soddisfatta”.

Se la mozione passerà, questa interpretazione sarà validata dal Parlamento Ue e presumibilmente sarà applicata da Bruxelles per valutare la condotta dell’Italia. Nel voto in Commissione Giustizia, a luglio, si sono espressi a favore Forza Italia, Pd e M5s con i rispettivi gruppi politici europei (Ppe, S&D e The Left), mentre FdI (Ecr) e Lega (Patrioti) si sono astenuti. La discussione e il voto in plenaria sono in programma per giovedì 8 ottobre. “Il ministro Nordio fa orecchie da mercante, ma settimana prossima dal Parlamento europeo potrebbe arrivare l’ennesimo monito a fare presto”, dice al Fatto l’europarlamentare 5 stelle Antoci. “L’Italia si trova oggi al 52esimo posto nell’indice di percezione della corruzione nel settore pubblico, abbiamo bisogno urgente di ripristinare questo reato nel nostro ordinamento così da poter fornire alla magistratura tutti gli strumenti necessari per combattere nel modo più efficace la corruzione e tutte le sue ramificazioni. In un altro paragrafo della risoluzione abbiamo evidenziato il legame, troppo spesso sottovalutato, fra crimine organizzato e corruzione, una saldatura che permette alle mafie di infiltrarsi e operare nell’economia legale dei Paesi. Adesso aspettiamo le proposte legislative della Commissione europea, ma è evidente che da questi passi in avanti non si torna indietro”, conclude.

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