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L’industria libraria italiana è in ipertrofia: come orientarsi?

Nel 2025, nel nostro Paese, sono stati pubblicati oltre 70.000 titoli, con un aumento dell'1,8% rispetto all'anno precedente. Circa 193 libri al giorno!
L’industria libraria italiana è in ipertrofia: come orientarsi?
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di Fabrizio Caruso*

Nel 2025, nel nostro Paese, sono stati pubblicati oltre 70.000 titoli, con un aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente. Circa 193 libri al giorno! Umanamente impossibile anche solo pensare di star dietro a tale messe libraria, nonostante si legga, e tanto. In realtà, si potrebbe smettere tutt’a un tratto di scrivere e pubblicare libri e avremmo comunque di che leggere per generazioni.

E non serve scomodare i classici (la cui lettura rimane pur sempre doverosa, nel rispetto dei principali canoni letterari nazionali). Parliamo di quello che si è pubblicato anche solo nell’ultimo decennio. Senza considerare poi l’offensiva delle Intelligenze Artificiali (con ciò riferendoci ai vari LLM sviluppati dalle diverse società) che già scrivono libri: racconti, romanzi e ogni genere di testo, tra i quali sempre più dovremo certamente districarci nel futuro.

Un dato allarmante che deve tuttavia farci riflettere. Scriveva un autore dalla spiccata intelligenza come Giorgio Manganelli: “Un lettore di professione è in primo luogo chi sa quali libri non leggere”. Oggi, più che mai, tale abilità si rende necessaria a chi intenda perseguire un uso sagace del proprio tempo. Non soccorrono affatto, in tal senso, le classifiche librarie che si limitano a registrare i gusti del pubblico, offrendo un metro puramente quantitativo e non qualitativo dei testi in commercio.

Come orientarsi dunque tra la selva di titoli disponibili (su Amazon si stima che superino i 44 milioni)? Il servizio di reference un tempo era prerogativa di bibliotecari e librai illuminati. Anche l’uso sapiente delle bibliografie presenti in ciascun saggio aiuta in tal senso. Ciò non vale tuttavia per i testi di narrativa, che di norma non contengono bibliografie. La funzione assolta delle collane in seno alle case editrici dovrebbe allora essere esattamente questa: riunire entro un medesimo contenitore i titoli accomunati da un comune intento narrativo, spingendo il lettore a volerli leggere tutti.

Chi edita e immette sul mercato un numero sempre maggiore di libri è sin dal principio rassegnato all’idea che la stragrande maggioranza dei titoli pubblicati non venderà che poche copie: i dati affermano che circa il 30% dei libri pubblicati non vende neppure una copia, e oltre l’80% di essi si ferma a meno di 100 copie vendute all’anno. Un meccanismo mosso solo dalla speranza che
almeno uno di essi possa trasformarsi in bestseller, un processo le cui dinamiche sfuggono tuttavia a tutti.

Alchimie ignote, sovrapporsi di coincidenze casuali determinano infatti una tale fortuna in uno scenario meramente aleatorio e assolutamente imprevedibile.

Cosa spinge dunque un autore a scrivere? Mentre è del tutto chiaro cosa motivi l’editore (il quale potendo anzi contare su economie di scala sempre maggiori è quindi incentivato a diversificare la propria offerta), l’interpretazione di un gesto così intimo come affidare alla carta i propri pensieri e nel contempo così palese come divulgarli risiede primariamente nella gratificazione personale legata al bisogno di raccontarsi, non certo nell’ambizione di arricchirsi.

Il libro mantiene, nonostante la supremazia digitale degli schermi ormai impostasi nelle nostre società, un’aura di prestigio, di
autorevolezza per essere stato nei secoli depositario del sapere, il mezzo con cui le classi dominanti si tramandavano e accedevano al potere.

Questo spiega anche il travolgente successo del fenomeno del self-publishing: venuta meno l’esigenza di intermediazione garantita dagli editori grazie sempre alla rivoluzione digitale che ha abbattuto i costi di stampa ed editing, decine di migliaia di aspiranti scrittori e scrittrici hanno inondato principalmente gli store online di prodotti editoriali (più raramente le librerie), per assecondare il bisogno di vedersi riconosciuti e lasciare ai posteri traccia di sé.

In questo scenario sarà dunque prima o poi fatale che il mercato individui nuovi equilibri, rompendo uno schema che scricchiola da più parti ma resiste anche grazie alle sempre più diffuse operazioni di Merge and Acquisition e ad un’integrazione verticale che rasenta spesso l’oligopolio. Quel che è certo, esisteranno e resisteranno sempre i libri e i loro lettori.

*Founder&Managing Director di Letture.org

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