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Irlanda del Nord, torna la tensione: proteste contro la marcia unionista. Il premier Burnham: “Mantenete la calma”

Una folla di manifestanti si è radunata a Portadown per protestare contro la marcia dell’Orange Order, organizzazione protestante unionista tornata a sfilare dopo 28 anni
Irlanda del Nord, torna la tensione: proteste contro la marcia unionista. Il premier Burnham: “Mantenete la calma”
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E’ alta la tensione a Portadown, in Irlanda del Nord, dove una grande folla di manifestanti si è radunata lungo la Garvaghy Road per protestare contro la marcia dell’Orange Order, organizzazione unionista legata alla tradizione dei movimenti paramilitari protestanti della sanguinosa stagione dei Troubles, tornata a sfilare dopo 28 anni. Alcuni partecipanti alla protesta si tengono per mano formando una catena, mentre alle persone ferme ai lati della strada è stato chiesto di spostarsi verso il centro della folla. Alla manifestazione ha partecipato anche Gerry Carroll, esponente dell’assemblea nordirlandese per People Before Profit (Pbp), insieme ad altri politici. Intanto, gli appartenenti all’Orange Order sono riuniti in una sala presso la chiesa di Drumcree, a circa un miglio dalla Garvaghy Road, in attesa di ulteriori indicazioni da parte della polizia. La parata avrebbe dovuto partire quasi due ore fa.

Il primo ministro Andy Burnham parlando alla Bbc ha fatto appello alla calma dopo i primi segnali di tensione. “So che la situazione è tesa. Chiediamo calma da tutte le parti”, ha detto Burnham. “Sono stati compiuti grandi progressi in Irlanda del Nord e non vogliamo che si torni indietro. È una situazione complessa, ovviamente, ma è fondamentale lavorare per riportare la calma”, ha aggiunto.

La marcia dell’Orange Order è tornata a passare sulla Garvaghy Road di Portadown, area a maggioranza cattolica e nazionalista, per la prima volta dal 1997, dopo una lunga serie di ricorsi giudiziari. La Parades Commission, organismo indipendente che regolamenta le processioni controverse, ha autorizzato 35 membri dell’Orange Order a percorrere la strada in silenzio, senza bande musicali né sostenitori al seguito. La decisione ha riacceso una delle controversie più emblematiche dei Troubles, il conflitto durato circa tre decenni tra repubblicani prevalentemente cattolici favorevoli all’unità irlandese e unionisti prevalentemente protestanti favorevoli al mantenimento dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito.

La prima ministra dell’Irlanda del Nord, Michelle O’Neill, esponente del partito repubblicano Sinn Fein, ha condannato la decisione del tribunale arrivata nella notte. “Il nostro messaggio stasera è chiaro. Non si torna indietro. Non domani. Mai”, ha detto O’Neill, esprimendo sostegno al “diritto dei residenti della Garvaghy Road di protestare contro questa marcia settaria non voluta”. La parata, ha aggiunto, “ha messo in discussione il funzionamento dell’intero processo di pace“.

In seno al governo locale di unità nazionale monta, però, la tensione. Il vicepremier e leader del partito unionista di governo (Dup), Gavin Robinson, ha accusato O’Neill di aver “violato la legge” assieme a vari ministri e deputati di forze repubblicane scesi in strada sotto la pioggia al fianco di chi in queste ore protesta e continua a bloccare la strada su cui dovrebbe sfilare il corteo. Robinson ha chiesto che O’Neill e gli altri politici presenti alla protesta vengano “perseguiti” dalla polizia e ha sollevato indirettamente dubbi sul futuro della coalizione politica che – fin dagli storici accordi di pace del 1998 – regge il governo di Belfast. Ha poi difeso gli orangisti come persone “pazienti e rispettose della legge”, insistendo sul fatto che la marcia – dopo 30 anni di stop – era stata autorizzata.

Il corteo è stato autorizzato dopo una serie di ricorsi dell’ultimo minuto. Ieri un giudice dell’Alta Corte di Belfast aveva temporaneamente bloccato la marcia, avvertendo che la disputa avrebbe potuto degenerare e invitando le parti a “fare un passo indietro sull’orlo del precipizio“. Poco prima della mezzanotte, però, una Corte d’appello composta da tre giudici ha annullato l’ingiunzione, stabilendo che il giudice di primo grado aveva commesso un errore di diritto.

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