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Operaio morto al Colosseo, il cognato tra gli otto indagati. L’ipotesi di falle nella sicurezza

Roma - L'uomo e l’altro operaio presenti nel cantiere erano indicati come figure con compiti di preposto alla sicurezza. Andrea Moretti, invece, si trovava da solo mentre eseguiva un lavoro in quota
Operaio morto al Colosseo, il cognato tra gli otto indagati. L’ipotesi di falle nella sicurezza
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Ci sono otto indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del 22enne, Andrea Moretti, operaio rocciatore, precipitato duranti lavori di illuminazione del Colosseo. Tra questi c’è il cognato e cognato di lavoro che potrebbe essere nuovamente ascoltato nei prossimi giorni, come riportano alcuni quotidiani. Il fascicolo, coordinato dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio e dalla pm Eleonora Fini, ipotizza il reato di omicidio colposo in relazione alla sicurezza sul lavoro. L’iscrizione degli indagati consente agli investigatori di verificare, con garanzie difensive, le diverse responsabilità nella gestione delle lavorazioni e delle misure di protezione adottate quella notte.

Il cognato della vittima ha già fornito la propria versione dei fatti. Ha riferito di non avere visto la caduta: lui e un altro operaio si trovavano in un’altra zona della struttura, impegnati su un carrello elevatore. Sarebbe stato il rumore dell’impatto a farli accorrere e a comprendere immediatamente quanto era accaduto. Una ricostruzione che gli investigatori stanno confrontando con gli altri elementi raccolti, a partire dalle immagini delle telecamere e dai rilievi eseguiti nel punto della caduta. Lui e l’altro operaio presenti nel cantiere erano infatti indicati come figure con compiti di preposto alla sicurezza. Moretti, invece, si trovava da solo mentre eseguiva un lavoro in quota, circostanza che pone un interrogativo sulle procedure concretamente adottate: gli accertamenti dovranno stabilire chi fosse incaricato di assisterlo e quali disposizioni fossero state impartite per quell’intervento.

C’è poi il capitolo delle attrezzature. Moretti indossava l’imbracatura e utilizzava un sistema di corde per muoversi lungo la parete del monumento. Gli investigatori stanno verificando il funzionamento e la configurazione dell’intero dispositivo anticaduta, compresi i punti di ancoraggio. Dai primi rilievi sono emersi elementi ancora da interpretare: una parte della fune sarebbe stata rinvenuta incastrata nella struttura, mentre il punto di sicurezza sulla parete non avrebbe mostrato evidenti segni di strappo. Bisognerà quindi stabilire se si sia verificato un cedimento dell’attrezzatura, un problema nell’ancoraggio, un utilizzo non corretto dei dispositivi oppure un’altra circostanza.

Il nodo della sicurezza non riguarda soltanto le attrezzature. La normativa per i lavori in quota prevede specifiche procedure e sistemi di protezione e gli inquirenti stanno verificando se, nella notte dell’incidente, fossero presenti tutte le condizioni necessarie. Tra gli elementi da accertare c’è anche l’eventuale presenza della seconda fune di sicurezza e di un operatore in grado di intervenire da terra in caso di emergenza. Parallelamente, la Procura sta esaminando la posizione professionale di Moretti. Il giovane era dipendente della società Quintilio Moretti, impegnata in subappalto nei lavori per il nuovo impianto di illuminazione del Colosseo, ma nei documenti esaminati risulterebbe inquadrato come “manovale semplice”. Gli investigatori stanno verificando se possedesse invece la formazione e le abilitazioni necessarie per eseguire lavorazioni su fune e in quota, che richiedono una preparazione specifica.

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