“Ho fatto la pipì come una medusa”: l’allarme dei medici per la “ketamine bladder” tra i ragazzini
“Ho fatto la pipì come se fosse una medusa”. È un’immagine grottesca, quasi surreale, che ci si aspetterebbe di leggere in un libro horror. Invece è la descrizione clinica e sconcertante fatta da un 13enne ai medici dell’Alder Hey Hospital di Liverpool. Quel “filamento” espulso con le urine non è un’invenzione, ma la mucosa protettiva della vescica che si stacca, letteralmente corrosa dall’abuso di ketamina. L’allarme arriva da un’inchiesta esclusiva della BBC che svela una realtà drammatica nel Regno Unito: l’esplosione dei casi di “ketamine bladder”, la “vescica da ketamina”, tra gli adolescenti e persino tra i ragazzini di 12-13 anni.
Per capire come si sia arrivati a questo punto, bisogna guardare al prezzo della sostanza e alla fragilità emotiva dei giovanissimi. La ketamina, un anestetico generale impiegato in medicina e veterinaria, viene venduta sul mercato nero a “prezzi da paghetta”. Bastano pochissimi spiccioli per procurarsela e ne basta una dose minima per ottenere l’effetto cercato: dissociarsi dalla realtà, sentirsi galleggiare e anestetizzare la mente. Rachel Isba, che dirige il centro specializzato di Liverpool, spiega che molti dei ragazzi presi in carico arrivano da contesti complessi, segnati da traumi emotivi, diagnosi di ADHD o trascorsi nel sistema di affidamento.
Per loro la ketamina rappresenta una forma di automedicazione per “zittire e tranquillizzare il cervello” e silenziare i pensieri più cupi. Il problema è che, mentre spegne la sofferenza interiore, la sostanza comincia a smantellare in modo irreversibile l’apparato urinario. Una volta assorbita dall’organismo, la ketamina viene eliminata attraverso le urine dove, se presente in concentrazioni elevate e prolungate, devasta le pareti interne della vescica provocando lesioni e infiammazioni croniche. Molti ragazzi iniziano a soffrire di incontinenza improvvisa o a bagnare il letto di notte.
“A volte – spiega Isba – non riescono proprio ad arrivare in tempo in bagno e hanno incidenti” prima di provare spasmi acutissimi. La sensazione descritta dai piccoli pazienti è quasi sempre la stessa: “È come fare la pipì sopra vetri rotti”. Ed è qui che scatta la trappola più subdola, quella che i medici definiscono il K-loop, il cappio della ketamina. Sopraffatti da un dolore fisico insopportabile quando vanno in bagno, i ragazzini tornano ad assumere la droga. Essendo un potente anestetico, la sostanza allevia temporaneamente il tormento, ma “entrano in un circolo vizioso che rende la loro vescica ancora più malandata”, alimentando una spirale letale da cui è difficilissimo uscire, specie quando il consumo avviene quotidianamente tra i banchi di scuola o insieme al gruppo di amici.
La dimensione del fenomeno è fotografata dai numeri dell’ospedale di Liverpool: se nel 2023 i medici avevano visitato un solo giovane paziente con questa sintomatologia, nel 2024 i casi sono saliti a nove, fino al crollo della situazione nel 2025 che ha imposto l’apertura di un reparto dedicato. Da allora si registra quasi una nuova segnalazione a settimana, con una netta prevalenza di ragazze. A lungo termine le conseguenze non si limitano alla vescica: le lesioni risalgono gli ureteri fino ai reni, esponendo al rischio di insufficienza renale o rendendo necessaria la rimozione chirurgica dell’organo. Nonostante la British Association of Urological Surgeons stimi che circa tre consumatori abituali su dieci sviluppino lesioni urinarie, l’accesso alle cure per i minori resta un percorso ad ostacoli. Isba denuncia una profonda ingiustizia del sistema. “Ci sono ragazzi sotto i 16 anni che, se avessero 18 anni, riceverebbero un ricovero per la disintossicazione”, sottolinea. “Ma poiché non abbiamo queste strutture nel Regno Unito, non possono accedervi e questo sembra davvero ingiusto, soprattutto per chi è pronto a smettere”, conclude.
Valentina Arcovio