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Campo largo in Sicilia, al tavolo c’è solo una donna. Li Calzi (Pd): “Non servono altre, ma c’è bisogno di femminismo”

L'intervista alla presidente del Pd siciliano: "Perché quella foto cambi, c'è bisogno di un nuovo modello di sviluppo. C'è bisogno di femminismo dentro la politica"
Campo largo in Sicilia, al tavolo c’è solo una donna. Li Calzi (Pd): “Non servono altre, ma c’è bisogno di femminismo”
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Un tavolo largo ma non vario. C’è una foto che è stata scattata al termine di una riunione del campo largo in Sicilia, che ha provocato subito polemiche. E non poteva essere diversamente: a quel tavolo siede una sola donna (Palmira Mancuso di +Europa) in mezzo a 15 uomini. Anche le persone in piedi, vicino alla porta, sono uomini: insomma, neanche in quelle che sembrano le retrovie, si scorgono altre donne. “Ma ci sono“, assicura Cleo Li Calzi, presidente del Pd siciliano.

E dove sono?
“Non ha molto senso parlare di questa foto, se devo essere sincera”.

Perché no?
“Se fotografassi una riunione del governo, vedrei una donna alla guida del Paese, eppure la sua presenza nulla ha cambiato o portato alla rappresentanza di genere”.

Però quell’immagine colpisce, dove sono le donne nella politica siciliana?
“Intanto bisogna chiarire che quella era una riunione tra segretari di partito, e in questo momento la situazione è di certo questa, anzi, mentre il Pd ha rappresentanti donne ovunque, a quel tavolo ci sono partiti monoclonali che di donne non ne contano da nessuna parte. Io ci tengo a dire, invece, che Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd, si è seduto a quel tavolo con un mandato che era frutto pure di una rappresentanza femminile. Noi ci siamo dentro il partito. Ma vorrei tanto non parlare di donne”.

Perché?
“Perché se le donne parlano solo di ‘donne’, cioè se è solo questo il nostro argomento politico allora non ne usciremo mai. Io voglio parlare di economia, è lì che siamo assenti, nel discorso pubblico su temi come quello economico. E anche quando ci siamo, stentiamo a farci ascoltare. I giornali, per esempio, in Sicilia sono tutti diretti da uomini, quelli cartacei, perlomeno, ed è raro, quindi, che ad intervenire su questioni come i sistemi aeroportuali della Sicilia, per dirne una, siano anche donne”.

Ma se a sedere a tavoli sono soprattutto uomini, poi sono anche loro che parlano di tutto, o no?
“Barbagallo è andato con un mandato discusso in segreteria regionale. Il Pd è un partito che ha una vice segretaria regionale donna, ha una presidente donna…”

Eppure, dopo Angela Bottari, che è stata segretaria regionale del Pds, non c’è più stata una segretaria regionale donna in Sicilia. Era il 1996, trent’anni fa: com’è possibile che non ci sia stata più nessuna donna?
“Non c’è stata ‘l’agibilità’ evidentemente, che vuol dire che non si sono create le condizioni. Ma il punto è che non c’è bisogno di donne, ma di femminismo. Meloni, per esempio, avrà rotto il tetto di cristallo, ma a lei ci fermiamo. Perché quella foto cambi, c’è bisogno, invece, di un nuovo modello di sviluppo: c’è bisogno di femminismo dentro la politica. Se noi come coalizione sapremo superare alcuni errori del passato e sapremo costruire un programma che attua vere politiche di integrazione e di democrazia paritaria, sarà un’evoluzione naturale che tra cinque anni al tavolo ci sarà un’altra diversa composizione”.

Ma intanto questa foto non dice che la Sicilia è una regione un po’ ancorata al passato, ancora ferma a una cultura molto patriarcale?
“Di certo ci dice che il cambio di modello di sviluppo della Sicilia è urgente. Abbiamo bisogno di una regione che guarda ad un altro modello di sviluppo economico e sociale”.

Che tipo di modello di sviluppo economico e sociale?
“Un modello che elimina le diseguaglianze e i divari, ed è fondato su un processo di sviluppo e coesione, che significa esattamente questo: agire sulle diseguaglianze e i divari. Se cambi il modello di sviluppo, per esempio, se fai le transizioni digitale ed ecologica, ma non cambi il modello di sviluppo economico, il divario di occupazione maschile e femminile aumenterà. Quando invece agisci eliminando economicamente il divario, spezzi questa barriera, azzerando divari, che sono di genere, che sono generazionali. Se cambi il modello, cambia anche l’agibilità, ovvero il contesto che permette a noi donne di inserirci nei processi politici con più agio. Perciò solo così ci sarà l’agibilità politica per candidarsi a un congresso”.

E poi cambierà anche la foto?
“Sì”.

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