Intelligenza artificiale, Meta: “Il nostro agente Muse commetterà errori. Più utile collegato alla casa e all’auto. Importante supervisionarlo”
L’intelligenza artificiale di Meta, la casa madre di Facebook e Instagram, è pronta per lavorare al posto degli umani. Muse – così è stato battezzato l’agente IA – può comprare online, inviare mail, telefonare, prenotare un ristorante e ogni altro servizio, iscriversi ad una piattaforma online, navigare su internet.
Meta: “Gli errori? Qualsiasi agente li commette”
Attenzione, però: “a volte può commettere errori”, avvisa il comunicato ufficiale dell’azienda. L’imprevisto è solo un rischio? No, bensì una certezza, a giudicare dalle istruzioni del gigante tecnologico. Muse “può e continuerà a commettere errori, ma prevediamo che saranno molto meno frequenti e causeranno molti meno danni grazie ai sistemi di sicurezza che abbiamo integrato”, avvisa il sito del colosso. Tuttavia, per sfruttare al meglio il prodigio tecnologico, “Muse è più utile quando lo si collega alla posta elettronica e ad altri sistemi come l’auto o la casa”. Il cuore della vita di un individuo: la corrispondenza privata, l’abitazione, il mezzo per gli spostamenti, i pagamenti. Del resto, “qualsiasi agente di questo tipo commetterà comunque degli errori e a volte sarà soggetto ad attacchi tramite i dati che legge”. Dunque, è “importante supervisionare“.
Rilasciata negli Usa l’8 settembre, Muse riceverà oggi onori e ribalta durante la conferenza annuale di Meta “Connect”, prevista alle 16 locali (l’1 di notte in Italia), sul palco della sede centrale di Menlo Park, California. Mark Zuckerberg terrà il discorso di apertura con l’intelligenza artificiale al centro e le ambizioni alle stelle. L’assistente virtuale ha già dominato le classifiche di download delle app negli Stati Uniti, nelle due settimane dopo il debutto. Ma l’orazione del fondatore non è preceduta da buone notizie, per il colosso.
Reuters: “Telefonate supportate da operati umani, rischio per la privacy”. E Amazon blocca l’agente Ia per lo shopping
L’agenzia Reuters ha rivelato le preoccupazioni di alcuni dipendenti di Meta per la riservatezza nella gestione delle telefonate. A supportare Muse nella gestione di una parte delle chiamate, ordinate dall’utente, ci sono operatori umani in carne ed ossa. Il rischio, secondo documenti interni citati dall’agenzia di stampa, è la condivisione involontaria di informazioni sensibili con i lavoratori dei call center. Non è l’unica tegola. Questa settimana Muse è stata bloccata da Amazon: impossibile fare acquisti online automatici con l’assistente virtuale. Via libera invece su altri store come Instacart, Shopify ed Expedia. Perché lo stop da Amazon, allora? Secondo il gigante di Jeff Bezos, l’agente di Meta potrebbe accedere alla piattaforma senza preavviso navigando priva di identificazione. Non solo: il colosso adombra rischi sull’acquisizione delle credenziali dei clienti, con possibili rischi per la loro sicurezza. Meta nel suo comunicato rassicura: “le credenziali come nomi utente e password sono memorizzate in un archivio sicuro. Muse può usare lo store delle credenziali sicure per completare un’azione autorizzata senza che il modello di IA veda la tua password”. L’assistente, insomma, può usare chiavi di accessi personali ma senza conoscerle, “al buio”. Prima di usarle, scatta la verifica e la richiesta di conferma all’utente.
“Importante supervisionare le funzioni critiche. Ma non richiede apprendimento”
Il meccanismo di controllo vale per ogni funzione critica, rassicura Meta, “come scrivere un’email o effettuare un acquisto”. In questi casi, “Muse è progettato per chiederti conferma”. Ma “volevamo evitare la ‘cecità da banner’, ovvero la tendenza degli utenti ad approvare tutto per farlo scomparire”. Dunque, “è importante supervisionare queste azioni ‘irreversibili’”. Ovvero: è l’utente a dover vigilare. In gioco ci sono pagamenti, casa, corrispondenza privata, password. Ma niente paura, rassicura Menlo Park, perché non servono particolari abilità. Muse è pensato “per essere utilizzato da miliardi di persone in tutto il mondo, quindi non richiede alcun periodo di apprendimento”.
Bernabè: “Ci dovremmo fidare, ma dobbiamo controllarlo passo passo”
Su Linkedin è giunto il commento al vetriolo di Franco Bernabé: “Dunque Meta ci mette a disposizione un agente di cui ci dovremmo fidare per fare il lavoro per noi e che invece dobbiamo controllare passo per passo perché potrebbe provocarci dei danni. Al posto di goderci lo shopping Meta ci propone di divertirci a controllare il suo agente”. L’ex manager di Eni, Telecom, Biennale di Venezia, Acciaierie d’Italia e gruppo Nexi, oggi presidente dell’Università di Trento, ripercorre il curriculum del gigante tecnologico: “Stiamo parlando di una società che ha condiviso con Cambridge Analytica i profili di 87 milioni di utenti e a cui l’FTC ha comminato una multa di 5 miliardi di dollari, che in un data leak del 2019 sanzionato dall’Autorita della Privacy irlandese ha rilasciato 533 milioni di profili, che ha ricevuto una multa di 1,3 miliardi di euro di multa dalla Commissione Europea per il trasferimento illegale di dati negli Stati Uniti e che recentemente è stata costretta ad accettare 18 miliardi di dollari di risarcimenti per danni ai minori”.
Garzone: “Meta investe sull’Ia fino a 145 miliardi”. Vietato fallire
Bernabè non ha citato gli occhiali griffati Meta, una minaccia per la sicurezza pubblica secondo l’antiterrorismo di New York, per la possibilità di filmare all’insaputa dell’utente, avvisati da un spia rossa sulla montatura. Anche il gadget sarà rilanciato durante la conferenza annuale di Meta. Negli Usa, video di detenuti registrati con gli “smart glasses” di Meta sono finiti su TikTok. In Norvegia la sindaca di Oslo li ha vietati a scuola, in Italia il Garante della provacy ha acceso un faro. Da quest’anno sono equipaggiati anche con Muse. Sull’Intelligenza artificiale, Meta “ha alzato la guidance di capex 2026 (la stima ufficiale sugli investimenti futuri) a circa 130–145 miliardi di dollari nel 2026, destinati in larga parte a capacità computazionale, data center e infrastruttura AI”, dice a ilfattoquotidiano.it Alessio Garzone, portfolio manager di Gamma capital markets. Per Zuckerberg, sull’IA è vietato fallire.