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L’Iran minaccia i Paesi vicini: “Se aiutate gli Usa a bloccare le nostre compagnie aeree, attaccheremo i vostri aeroporti”

Teheran comunica a Washington le condizioni per fermare la guerra: stop all’aggressione, al blocco navale e alle sanzioni, oltre allo sblocco dei beni congelati. Intanto una nave viene colpita nello Stretto di Hormuz
L’Iran minaccia i Paesi vicini: “Se aiutate gli Usa a bloccare le nostre compagnie aeree, attaccheremo i vostri aeroporti”
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La fotografia della situazione la scatta Emmanuel Macron in un’intervista ad Abc News. Al momento di lanciare la guerra contro l’Iran, la situazione nello Stretto di Hormuz “è stata probabilmente sottovalutata, e oggi dobbiamo risolvere la questione”, ha detto il presidente francese durante la sua visita a New York per l’Assemblea generale dell’Onu. Nell’intervista il capo dell’Eliseo ha ribadito che il suo “principale obiettivo” nell’incontro di lunedì scorso con Donald Trump era “trovare il giusto accordo” per riaprire quello che è il più importante snodo energetico globale, la cui chiusura sta provocando un’impennata dei prezzi dei carburanti in tutto il mondo. Macron ha sottolineato che, allo scoppio della guerra, lo scorso febbraio, “il regime iraniano ha scoperto di avere questa carta in mano”: la possibilità di bloccare Hormuz.

Una carta che la Repubblica islamica sembra intenzionata a usare per ottenere concessioni. Teheran ha comunicato agli Stati Uniti, attraverso mediatori qatarioti, le proprie condizioni per porre fine alle ostilità. Lo ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, a margine dei lavori al Palazzo di Vetro. Secondo Baghaei, le condizioni e il processo negoziale non sono nuovi, ma erano già stati comunicati a Washington all’inizio della settimana. Le posizioni iraniane sullo Stretto di Hormuz e sulla sicurezza regionale, ha aggiunto, sono rimaste invariate e la presenza della delegazione iraniana a New York ha permesso di comunicarle “in modo più chiaro ed esplicito” ai diplomatici statunitensi. Tra le condizioni poste da Teheran figurano la cessazione completa dell’”aggressione”, del blocco navale e delle sanzioni americane, oltre allo sblocco dei beni iraniani congelati.

A complicare ulteriormente il quadro è arrivata anche una nuova minaccia iraniana. Nel primo giorno dell’entrata in vigore di nuove sanzioni statunitensi, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, il generale Mohsen Rezaei, ha avvertito che “se i Paesi vicini collaboreranno con gli Stati Uniti per bloccare le compagnie aeree iraniane, i loro aeroporti non potranno più operare”. Il 21 settembre il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha annunciato che da oggi le compagnie aeree di Teheran avranno “serie” difficoltà a operare a livello globale a causa delle sanzioni americane, nell’ambito dei piani per tenere alta la pressione economica degli Usa su Teheran: “Se atterrano, non sarà possibile fornire loro carburante o servizi di assistenza, né vendere biglietti, altrimenti si rischia l’esclusione dal sistema del dollaro“. Rezaei ha poi ribadito che “lo Stretto di Hormuz non verrà mai riaperto se gli Stati Uniti non accetteranno le nostre condizioni”, precisando che queste ultime “sono diverse da quelle avanzate in precedenza”.

Parallelamente, l’Iran ha alzato il livello delle proprie richieste sullo Stretto. Gli Stati Uniti, ha dichiarato l’ambasciatore iraniano in Russia Kazem Jalali, dovranno accettare il nuovo status giuridico di Hormuz, che dovrà essere deciso tra Iran e Oman, se intendono continuare a transitarvi. Le parole di Jalali, riportate dall’agenzia iraniana Isna, arrivano dopo l’incontro di ieri sera a New York tra funzionari statunitensi e iraniani, a margine dell’Assemblea Onu.

Intanto, la tensione nello Stretto resta alta. Secondo il Centro per le operazioni di commercio marittimo del Regno Unito (Ukmto), una nave mercantile è stata colpita da un proiettile non identificato, ha preso fuoco ed è rimasta alla deriva, provocando due feriti. L’intero equipaggio è stato evacuato, riferisce l’Ukmto, citando un rapporto ricevuto. Le autorità stanno indagando sull’accaduto e, secondo il monitor, al momento non risultano conseguenze ambientali.

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