Il mondo FQ

Dal marchio di “nuovo Alonso” al carcere per la morte del padre, la storia di Antolín González: “Non so cosa sia successo, ma alla fine sono stato io a ucciderlo”

Era un bambino prodigio e in Spagna già a 8 anni si parlava di un suo futuro in Formula 1. Poi le difficoltà economiche e l'episodio che ha segnato per sempre la sua vita: "Me ne pento ogni giorno e me ne pentirò sempre"
Dal marchio di “nuovo Alonso” al carcere per la morte del padre, la storia di Antolín González: “Non so cosa sia successo, ma alla fine sono stato io a ucciderlo”
Icona dei commenti Commenti

A otto anni aveva già cominciato a far parlare di sé nel mondo dei motori. A 24 anni è in carcere a Burgos, in attesa di processo per la morte del padre. In mezzo c’è la storia di Antolín González, promessa dell’automobilismo spagnolo che per anni aveva inseguito il sogno della Formula 1 e che ora, in un’intervista concessa dal penitenziario al quotidiano El Mundo, racconta la propria versione di quanto accaduto il 5 luglio 2025.

González era diventato giovanissimo uno dei possibili “nuovi Fernando Alonso” dopo aver battuto, a otto anni, il record della pista di kart di Villariezo. Sostenuto economicamente e accompagnato dal padre, proprietario dell’azienda Aceitunas Antolín, aveva poi corso in Formula 4 e Formula 3, fino al secondo posto nelle Asian Formula Renault Series nel 2018. Poi lo stop: “Bisognava sostenere un investimento troppo grande e non potevamo più permettercelo”.

Tornato a Burgos, González è riapparso sulle pagine dei giornali per una vicenda completamente diversa. La Guardia Civil lo ha arrestato dopo la morte del padre, accoltellato nel capannone dell’azienda di famiglia durante il difficile periodo del divorzio dei genitori. A El Mundo González sostiene che quel pomeriggio il padre avrebbe reagito con aggressività alla sua presenza: “Quando mi sono girato me lo sono trovato davanti con il coltello in mano. Gli ho detto di calmarsi, poi è venuto verso di me in maniera completamente aggressiva. Ho provato a spingerlo e a togliergli il coltello, ma non ci sono riuscito”.

Secondo il suo racconto, sarebbe quindi iniziata una lite: “Ricordo solo immagini e flash con il coltello, mio padre che si avvicinava a me. So che gli ho dato dei pugni, ma lui aveva il coltello in mano. Non so cosa sia successo, ma alla fine sono stato io a ucciderlo”. González racconta di aver visto il padre barcollare e poi cadere: “Ho visto il sangue, mi ha sconvolto e ho provato a coprirgli la ferita al collo. Poi sono passate alcune auto, mi sono spaventato tantissimo e sono scappato”. Dice quindi di aver gettato il coltello e lo zaino nel fiume Bañuelos, prima di raggiungere Sinovas e telefonare alla madre. Poco dopo è stato arrestato.

In carcere assicura di aver deciso successivamente di confessare, una volta superato lo choc iniziale. E sul padre dice: “Non sa quanto mi pento e cosa darei per tornare indietro e fare in modo che nulla fosse successo. Questa cosa mi ha segnato e mi perseguiterà per sempre”. Alla domanda se si senta colpevole, González non esita: “Certo che mi sento colpevole. È qualcosa che non sarebbe mai dovuto accadere. Me ne pento ogni giorno e me ne pentirò sempre”.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione