Il mondo FQ

‘Dodici bombe contro la Resistenza’, un ex magistrato racconta la stagione degli attentati a Savona

L'esperienza professionale e umana di magistrati come Maurizio Picozzi, che si occupò delle indagini tra il 1986 e il 1989, sono un baluardo per la democrazia
‘Dodici bombe contro la Resistenza’, un ex magistrato racconta la stagione degli attentati a Savona
Icona dei commenti Commenti

Dodici bombe contro la Resistenza, scritto dall’ex magistrato e giudice istruttore Maurizio Picozzi (editore Impressioni Grafiche), è un libro attualissimo, perché parla di difesa della democrazia dal basso, di manipolazione delle paure collettive (che spingono la gente a invocare un uomo forte o leggi speciali), e del valore della memoria, che fornisce alle nuove generazioni gli strumenti critici per esercitare una cittadinanza libera, consapevole e responsabile, immunizzandole dalle fake news e dai tentativi di riscrittura del passato.

Tra il 30 aprile 1974 e il 1975 la città di Savona (medaglia d’oro alla Resistenza) venne scossa da 12 attentati dinamitardi di matrice neofascista (“le bombe nere”). Gli ordigni presero di mira palazzi istituzionali, scuole e abitazioni, terrorizzando la popolazione e provocando un forte movimento di mobilitazione e vigilanza antifascista cittadina: la popolazione organizzò spontaneamente turni di vigilanza notturna nei condomini e nelle fabbriche per difendere le istituzioni.

Il saggio di Picozzi, che si occupò in prima persona delle indagini tra il 1986 e il 1989, ricostruisce meticolosamente gli attentati e la risposta della comunità, anche se le complesse piste giudiziarie e i depistaggi, insieme con la scarsità delle prove, non portarono mai a un processo definitivo. Gli attentatori godettero di “protezioni” che non solo sviarono le indagini, ma causarono procedimenti a carico dei testimoni d’accusa. Ci fu, scrive Picozzi, una precisa volontà di inquinamento probatorio, entrarono in gioco figure di spicco e apparati dello Stato. La “stagione delle bombe” savonesi non fu un fenomeno isolato o provinciale, era strettamente connesso alle reti dell’estremismo di destra internazionale.

La democrazia, scrive Picozzi, non si difende solo nelle aule parlamentari, richiede una vigilanza civile attiva.

Ho avuto la fortuna di conoscere Picozzi – e di diventarne amico – nel corso di una cena alla quale qualsiasi scrittore e giornalista sognerebbe di partecipare: era una tavolata di poliziotti, carabinieri e investigatori, una miniera di storie e aneddoti, “real life”, storie vere che ti danno lo spaccato di cos’è l’uomo (spesso) di cos’è la società. Avevo appena presentato il libro di Picozzi Uomini o mantidi? Cronache da un caso giudiziario che fece epoca (edito da Araba Fenice), dedicato a una vicenda molto famosa negli Anni Ottanta, che come per il libro sulle bombe di Savona il giudice Picozzi aveva vissuto in prima fila: fu proprio lui, all’epoca dei fatti (1987), il giudice istruttore che condusse le indagini sul drammatico intreccio di passioni, denaro e segreti che sconvolse la quiete della provincia savonese.

Picozzi firmò l’ordinanza di rinvio a giudizio per la gallerista di Cairo Montenotte Gigliola Guerinoni, “femme fatale” e manipolatrice che cercò addirittura di calunniarlo (sostenendo falsamente che fosse stato un suo amante) nel disperato tentativo di farlo ricusare e far saltare il processo.

Insomma, l’esperienza professionale e umana di magistrati come Picozzi – e di tanti giudici e civil servants dello Stato – sono un baluardo per la democrazia e fanno sperare ancora nella giustizia e nella difesa della democrazia.

Dodici bombe contro la Resistenza è la testimonianza di come un magistrato abbia tentato di rimettere insieme i pezzi di uno dei capitoli più oscuri della strategia della tensione in Italia, scontrandosi con il muro dei segreti di Stato. Mostra quanto la democrazia sia fragile, quanto siano ancora attuali i metodi di manipolazione delle paure collettiva per arrivare al controllo sociale.

Il libro del giudice Picozzi è un monito prezioso, in tempi di guerre vere e presunte, di falsificazione delle notizie, di realtà aumentate o diminuite in base al tornaconto individuale, di gruppo o di partito.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione